Come rispondere alla domanda "dove ti vedi tra 5 anni?"

Di Team editoriale di Indeed

Aggiornato in data 6 ottobre 2022 | Pubblicato in data 19 febbraio 2022

Aggiornato in data 6 ottobre 2022

Pubblicato in data 19 febbraio 2022

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Hai superato la prima fase della selezione per una posizione aperta, ricevendo l'invito a sostenere un colloquio. In questa occasione il selezionatore potrebbe porti domande specifiche al fine di verificare la tua idoneità alla posizione e all'azienda.

Tra le domande più frequenti che ricorrono in questa fase compare anche “dove ti vedi tra 5 anni?” ed è quindi consigliabile prepararsi bene alla risposta, per evitare imbarazzanti silenzi o dichiarazioni poco professionali. Leggendo questo articolo scoprirai perché il selezionatore ti pone questa domanda, quali risposte evitare e come strutturare la tua dichiarazione in modo efficace. Infine, vedremo insieme qualche esempio concreto per fare una buona impressione.

Il colloquio di lavoro e le domande "difficili"

Il colloquio è un momento fondamentale sia per i recruiter sia per i candidati. Per i primi c'è l'esigenza di scoprire quanto più possibile sui futuri collaboratori, per assicurarsi che siano adatti al ruolo, che abbiano effettivamente le capacità dichiarate nel curriculum e richieste dal datore di lavoro per la posizione aperta e che nutrano un desiderio sincero di offrire il proprio contributo per il successo e la crescita dell'azienda.

Per i secondi, invece, è importante prima confermare che il datore di lavoro sia davvero in linea con le proprie aspettative e, in caso affermativo, mettere in luce le proprie qualità e competenze per assicurarsi il posto di lavoro. Il colloquio deve quindi essere preparato con cura anche in considerazione del fatto che può rivelarsi più impegnativo del previsto. Se da una parte non si deve sottovalutare il ruolo dell'emozione, soprattutto per chi è più timido o meno sicuro di sé, ciò che in genere causa più preoccupazione è la possibilità che vengano poste domande a cui è difficile dare risposta. I quesiti di carattere tecnico vengono affrontati in genere con più tranquillità, poiché la propria formazione e le proprie esperienze sul campo hanno fornito conoscenze sufficienti a rispondere in modo adeguato. In questa fase del colloquio si possono anche evidenziare sia le proprie soft skill sia una spiccata attitudine alla risoluzione dei problemi.

Le domande che invece creano più apprensione sono quelle di carattere personale o che riguardano le aspettative e gli obiettivi del candidato, che appaiono come un campo minato a chi non è adeguatamente preparato. Una di queste è proprio "dove ti vedi tra 5 anni?". Vedremo ora perché i recruiter pongono questa domanda, come strutturare la risposta e qualche esempio utile.

Leggi anche: Colloquio di lavoro: domande frequenti ed esempi di risposte

Perché ti viene chiesto "Dove ti vedi tra 5 anni?"

Prima di tutto, è opportuno chiarire che nel colloquio di selezione non sono previste domande personali volte a scoprire dettagli privati dei candidati. I quesiti relativi al carattere o in cui si chiede di immaginare una specifica situazione (e di spiegare come la si affronterebbe) hanno lo scopo di capire come si pone il candidato rispetto al lavoro senza considerare, almeno in questo momento, le sue competenze tecniche.

La domanda “dove ti vedi tra 5 anni?” non è affatto banale o superficiale, ma aiuta il selezionatore a capire le vere intenzioni del candidato: è davvero interessato al ruolo e a unirsi all'azienda o vede piuttosto la posizione offerta come un'opportunità temporanea o di transizione? È abbastanza intraprendente e ambizioso da volersi assumere con il tempo nuove responsabilità e crescere con l'azienda o è semplicemente alla ricerca di un lavoro poco impegnativo che non richieda un vero coinvolgimento?

Le risposte da evitare

Come rispondere allora in modo corretto? Se da una parte per la domanda "dove ti vedi tra 5 anni" non esiste una sola risposta corretta, alcune risposte sono decisamente da evitare. Vediamo quindi, innanzitutto, cosa non bisognerebbe dire.

Sicuramente da evitare sono le risposte spiritose, arroganti o poco realistiche o concentrate esplicitamente sul livello retributivo, perché denotano tutte superficialità e mancanza di serietà professionale. Altrettanto errate sono le espressioni vaghe che rivelano una scarsa preparazione e poca conoscenza pregressa dell'azienda per cui si dice di voler lavorare, nonché le dichiarazioni caratterizzate da indecisioni. In questo modo si lascia trapelare un'assenza di prospettive, poco interesse, scarsa volontà e assenza di ambizione.

Lo stesso discorso vale per le risposte che lasciano intuire un futuro lontano dall'azienda presso cui si sta sostenendo il colloquio: questo farebbe apparire il lavoro per cui ci si candida come un ripiego temporaneo, un'offerta che si accetta in attesa di una diversa opportunità a cui si tiene veramente. Non piaceranno certo al selezionatore.

Il recruiter si aspetta ovviamente una risposta onesta, ma in linea con gli obiettivi aziendali. In particolare, se il candidato proviene da una realtà lavorativa differente, il selezionatore sarà maggiormente interessato a capire i motivi che lo hanno spinto a cercare un cambiamento; il recruiter vorrà inoltre verificare che il candidato considera il nuovo ruolo come un obiettivo di carriera, almeno sul medio periodo, e non come una breve tappa intermedia prima di raggiungere un'altra posizione a cui aspira davvero.

Leggi anche: Cosa dire ad un colloquio di lavoro (prima, dopo e durante)

Rifletti su ruolo e prospettive di carriera

Abbiamo visto che le aziende non apprezzano i candidati che aspirano solo a un determinato salario, che si dichiarano pronti a lasciare un posto di lavoro per una migliore offerta economica o che si accontenterebbero di un lavoro qualsiasi, senza una reale consapevolezza del ruolo che andrebbero a occupare.

Per rispondere correttamente alla domanda “dove ti vedi tra 5 anni?” devi quindi tenere conto del punto di vista del datore di lavoro e riflettere al contempo sugli aspetti che avevi preso in considerazione al momento della tua candidatura, come:

  • il possibile percorso di crescita personale e professionale da seguire una volta accettato il ruolo;

  • l'opportunità di occupare la posizione per lungo tempo, migliorando e approfondendo le competenze;

  • le aspettative dell'azienda riguardo al futuro collaboratore e il livello di investimento nel ruolo;

  • le possibilità di carriera sul lungo periodo, che potrebbero essere limitate a causa delle dimensioni dell'azienda o per altri motivi;

  • le aspettative e ambizioni lavorative sul lungo periodo.

Partendo proprio dall'ultimo punto, ovvero le tue ambizioni, devi capire se l'azienda è in grado di soddisfare questo tuo desiderio di crescita professionale. In caso affermativo, è giusto che tu esprima le tue aspirazioni, tenendo conto dei ruoli aziendali e dei tempi per maturare le competenze necessarie, nel rispetto di chi è già impiegato, all'interno dell'azienda, proprio nella posizione che vorresti occupare tu dopo 5 anni.

Le risposte ideali

Le aziende, soprattutto per i ruoli più specialistici, ricercano persone che non puntano solo alla propria crescita individuale, ma che legano strettamente le proprie ambizioni a nuovi obiettivi di sviluppo per l'azienda stessa. Poiché ogni neoassunto rappresenta un notevole investimento in termini di formazione, il datore di lavoro si auspica che i nuovi collaboratori metteranno a frutto quanto hanno appena appreso a vantaggio dell'azienda, piuttosto che affrettarsi a spendere le nuove competenze acquisite a favore dei concorrenti, creando nel contempo anche l'esigenza di riavviare il costoso processo di selezione e formazione.

Le risposte che soddisfano più il recruiter mostrano un candidato che si vede ancora impiegato in azienda - ricoprendo un ruolo realisticamente raggiungibile - dopo 5 anni, che mira all'acquisizione di nuove competenze, che conosce le politiche aziendali in materia di sviluppo del personale e che desidera contribuire concretamente agli obiettivi corporate nel medio e lungo termine.

Alcuni esempi di risposta

Le risposte che si possono fornire in fase di colloquio devono pertanto essere in linea con gli obiettivi dichiarati dal datore di lavoro nella descrizione del ruolo, esprimere una certa ambizione di crescita e una sorta di promessa di impegno sul lungo termine nei riguardi dell'azienda. Qui di seguito trovi alcuni esempi:

  • "Tra 5 anni vorrei aver acquisito le competenze necessarie e avere intrapreso un processo di crescita professionale per un coinvolgimento sempre maggiore nei progetti aziendali."

  • "Tra 5 anni mi piacerebbe affiancare il brand manager nelle attività di promozione del marchio aziendale e offrire il mio contributo per le nuove sfide del mercato."

  • "Mi piacerebbe poter sviluppare nuove competenze ed essere protagonista del processo di crescita del reparto produzione avviato qualche anno fa dall'azienda."

  • "Tra 5 anni mi piacerebbe aver maturato competenze tali da poter intraprendere un percorso di crescita professionale presso la vostra azienda, che mi porti successivamente a ricoprire il ruolo di responsabile della produzione."

Abbiamo quindi analizzato perché i recruiter pongono la fatidica domanda “dove ti vedi tra 5 anni?” e come puoi prepararti in previsione del colloquio per evitare imbarazzanti silenzi o dichiarazioni vaghe o fuori luogo. Infine, abbiamo visto come puoi strutturare una risposta professionale, pertinente e coerente, che ti aiuti a fare una buona impressione e che dimostri il giusto equilibrio tra una sana ambizione e un genuino e duraturo interesse nell'azienda.

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