Colloqui di lavoro

Come affrontare il secondo colloquio di lavoro

A metà strada tra una prima impressione da confermare e il lavoro desiderato, il secondo colloquio rappresenta il momento in cui bisogna dare il meglio di noi, mettendo in risalto la nostra unicità. Il secondo colloquio è una seconda occasione. Può suonare strana come associazione in quanto, solitamente, la seconda chance è una forma di generosità concessa a chi la prima l'ha sprecata, ma non è questo il caso.

Arrivare a sostenere il secondo colloquio di lavoro equivale a un traguardo, un momento di gioia e di speranza in cui, indipendentemente dall'esito finale del percorso di selezione, bisogna innanzitutto sentirsi fieri di se stessi e dell'essere riusciti a trasmettere professionalità e fiducia a delle persone che non ci conoscono.

Poi però succede che, oltre a provocare una sensazione di gratificazione, l'essere stati ammessi alla successiva fase di valutazione si porta dietro anche uno stato d'ansia, facendo crescere in noi il senso di responsabilità verso il raggiungimento dell'obiettivo prefissato. Lo scenario immaginato diventa più realistico e possono sopraggiungere dubbi su come comportarsi, così come interrogativi rispetto a cosa succede quando si viene chiamati per un secondo colloquio. Tuttavia, si tratta di stati d'animo comuni e che non devono preoccupare dal momento in cui tutti possiamo imparare a gestire la situazione al meglio con un po' di studio e pratica.

Differenze tra il primo e il secondo colloquio di lavoro

Per sapere come affrontare il secondo colloquio di lavoro nel modo adeguato, è importante iniziare facendo alcune considerazioni. Esistono delle differenze sostanziali tra il primo e il secondo colloquio, relative sia al contesto di riferimento, e quindi alle persone con cui interagiremo, sia alla struttura dell'incontro e alla tipologia di domande. Infatti, se il primo confronto può avvenire anche solo verbalmente e, in alcuni casi, viene affidato a recruiter esterni che hanno il compito di selezionare i profili di maggiore interesse, il secondo rappresenta un momento di verifica, in cui è indispensabile la presenza dell'azienda.

Questo vuol dire che può costituire il primo vero contatto diretto tra noi e la realtà di cui vorremmo far parte, l'occasione per entrambi di approfondire la conoscenza e comprendere se può esserci davvero un'intesa umana e professionale. L'azienda avrà modo di fare chiarezza fornendoci un riscontro delle nostre competenze, nonché ulteriori approfondimenti sull'offerta, mentre per noi sarà la prova del nove, attraverso la quale capire se intraprendere questa strada è la scelta giusta e, in caso affermativo, dimostrare di essere i candidati adatti.

A questo punto è chiaro che occorre prepararsi tanto sul versante professionale quanto su quello umano. Partendo da quest'ultimo, bisogna dire che il secondo colloquio si gioca molto sul campo dell'empatia. Il modo in cui parliamo e quello che diciamo sono fattori importanti, ma lo è anche la modalità di interazione con lo spazio intorno.

Come prepararsi al secondo colloquio

Ricorda che chi ti ascolta ha esperienza nel settore e, anche se dovesse essere in grado di leggere nei tuoi comportamenti una genuina agitazione, l'autenticità è sempre bene accetta. Nel lavoro come in qualsiasi relazione, le persone fanno breccia nei cuori altrui mostrandosi per quella che è la propria unicità. A cosa potrebbe essere utile confrontarsi con un soggetto la cui forza comunicativa è affidata esclusivamente a risposte studiate? Se aggiungiamo la capacità di esprimersi educatamente e un comportamento reattivo, che dimostra curiosità e interesse verso il lavoro, le possibilità di fare una buona impressione non faranno che aumentare.

Ma attenzione: essere autentici non vuol dire improvvisare e la maggiore spontaneità non riduce l'importanza di una conoscenza approfondita dell'azienda. Ciò che diciamo rappresenta un filtro attraverso il quale rivelare il nostro spessore e il valore delle esperienze pregresse, ma arrivare preparati è un elemento indispensabile per raggiungere il successo e avvicinarsi al traguardo. Certo, sarebbe di grande aiuto poter affrontare l'incontro conoscendone il contenuto preventivamente; sapere cosa ci verrà chiesto nel secondo colloquio sarebbe utile a gestire le emozioni e a focalizzare le nostre energie in maniera efficiente, ma non dimentichiamoci che qualche piccolo escamotage per giocare d'anticipo c'è sempre.

Spesso è la stessa azienda a fornirci alcune indicazioni importanti relative alle persone che incontreremo, ai punti che saranno affrontati, alla durata dell'incontro, all'outfit da indossare e ai dettagli su luogo e orario. Bene, se abbiamo tutte queste informazioni, facciamone tesoro seguendo quanto richiesto alla lettera; altrimenti, niente panico: ecco alcuni utili suggerimenti. Possiamo innanzitutto prendere l'iniziativa e chiedere all'azienda di avere maggiori dettagli; oltre a rappresentare un vantaggio per noi, questa semplice azione esprime interesse e racconta di un atteggiamento proattivo trasversalmente utile nel lavoro.

È il momento di studiare

A questo punto, sembra scontato dirlo ma controlla il tragitto da fare per essere puntuale. Non tutto è prevedibile, ma possiamo agire in modo tale da ridurre il rischio di contrattempi. Dopodiché, studia! La conoscenza è un'arma sempre vincente e, unita alle tecnologie di cui disponiamo oggi, diventa uno strumento imbattibile. Dopo aver scoperto il nome di chi incontrerai, dedica del tempo a ricercare informazioni su di lui o lei e sull'azienda in generale. È vero, alcune informazioni le avrai già acquisite ma la ripetizione aiuta ad assimilare meglio i concetti, e poi non bisogna sottovalutare l'eventualità di esaminatori o domande differenti.

Per questo motivo, prenditi del tempo da dedicare a un'ulteriore lettura di quella che è la storia dell'azienda, la cultura su cui si basa, i progetti in corso e quelli futuri. Recupera il testo del profilo professionale ricercato, esamina approfonditamente tutte le caratteristiche richieste e prova a domandarti se per ognuna di esse tu rappresenti la persona adatta. Torna indietro con la mente al primo colloquio, e cerca di fare mente locale su ciò che è emerso, così da essere coerente con il discorso già iniziato ed eventualmente approfondire alcuni aspetti che pensi possano venire fuori questa volta.

Le domande di un secondo colloquio di lavoro non sono standard: possono riprendere quelle del primo incontro, affrontare aspetti più pratici o essere finalizzate a riscontrare le capacità del candidato. Solitamente, però, trattandosi di un momento di verifica, che in alcuni casi può essere anche l'ultimo scoglio prima dell'assunzione, l'attenzione è rivolta in particolar modo a comprendere se siamo davvero la persona giusta, per cui è il momento in cui veniamo messi davvero alla prova.

Gioca d'anticipo

Cosa fare allora per non farsi cogliere impreparati? Siamo fortunati, man mano che il digitale avanza, vengono concepite sempre più soluzioni per semplificare le nostre vite; ad oggi esistono in rete numerosi siti web, ideati proprio per venire in nostro soccorso in questo genere di situazioni. Si tratta di piattaforme il cui scopo è raccogliere le testimonianze di chi ha già sostenuto esperienze simili e sceglie di condividerle al fine di offrire feedback e suggerimenti preziosi, rivolti a chi dovrà a sua volta sostenere una prova analoga.

Il vantaggio rappresentato da questo genere di ricerca è particolarmente interessante, perché costituisce l'unico canale attraverso il quale individuare le possibili domande e capire come affrontare il secondo colloquio di lavoro. Scoprirai che probabilmente a rompere il ghiaccio sarà l'invito a parlare di te o del tuo background, che i tuoi interlocutori saranno certamente curiosi di conoscere quali ragioni ti hanno spinto a candidarti per quella posizione, come ti vedi nel ruolo in questione, cosa ti aspetti da loro o come ti immagini nel futuro.

Tutto ciò supportato in alcuni casi da prove pratiche e, sicuramente, da domande comportamentali, finalizzate a valutare aspetti come la capacità di analisi e di problem solving, il riuscire a prendere decisioni in maniera autonoma e il gestire le pressioni con razionalità, la propensione a collaborare, l'essere dotati di un'attitudine positiva al lavoro, perché le persone con cui lavoriamo sono quelle con cui trascorriamo gran parte delle nostre giornate, e impegnarsi attivamente nell'accrescere il benessere di sé stessi e degli altri è una forma di rispetto che comporta fiducia e, di conseguenza, maggiore produttività.

Il valore degli esempi reali

Non dimentichiamo inoltre che la conoscenza passa soprattutto dalle esperienze di vita reale; dunque, riuscire ad associare la risposta elaborata a un esempio concreto, con cui descrivere materialmente quanto detto, facilita la comunicazione e rende più tangibili le competenze di cui parli. È un discorso che vale anche per le domande apparentemente scomode, per esempio quelle relative ai punti deboli o alle scelte sbagliate. Raccontare questi episodi con serenità esprime consapevolezza e la capacità di accettare i propri limiti, identificandoli come punto di partenza per nuove possibilità di evoluzione e crescita.

Infine, non dimenticarti di ringraziare. Come abbiamo detto, il secondo colloquio potrebbe rappresentare anche quello finale prima di arrivare a una scelta; per lasciare una buona impressione, è importante fare attenzione soprattutto ai dettagli. Tra questi c'è l'invio di un'e-mail formale a seguito dell'incontro, con cui si formalizza ulteriormente l'interesse verso il lavoro e si ribadisce il piacere di essersi conosciuti; ma ancora più significativo sarà concludere lo stesso colloquio ringraziando per il tempo che ci è stato dedicato. Questo dimostra infatti riconoscenza e umiltà, qualità difficilmente sostituibili da qualsiasi livello di bravura.

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