Come calcolare il periodo di preavviso in caso di dimissioni

Di Team editoriale di Indeed

2 agosto 2022

Migliori opportunità lavorative, crescita professionale, motivi personali: le ragioni per concludere un rapporto di lavoro possono essere molte. Al di là delle singole ragioni, però, quando si comunicano le proprie dimissioni volontarie è fondamentale conoscerne i tempi di preavviso, le modalità e le regole per il calcolo dei giorni.

In questa guida troverai tutte le informazioni necessarie per il calcolo del periodo di preavviso, a partire dalla definizione di lettera di dimissioni e dai motivi per i quali è importante rispettare le giuste tempistiche.

Cos'è una lettera di dimissioni con preavviso

Una lettera di dimissioni con preavviso è un documento con il quale è possibile comunicare, attenendosi al periodo di preavviso, la volontà di interrompere un rapporto lavorativo al proprio datore di lavoro. Qualunque sia il motivo della decisione, è importante ricordare che non è necessario comunicarlo: il datore di lavoro è infatti tenuto ad accettare le dimissioni in ogni caso, qualunque sia la ragione del licenziamento volontario.

Quando si ha intenzione di dimettersi è tuttavia fondamentale prestare attenzione al calcolo del periodo di preavviso, ovvero al conteggio dei giorni entro i quali la richiesta deve essere inoltrata al proprio datore di lavoro. In più, è estremamente importante sapere quale tipologia di lavoratore è tenuta per legge al rispetto di questa particolare procedura e soprattutto perché è importante rispettarne le giuste tempistiche.

Perché rispettare i giorni di preavviso?

Rispettare i giorni di preavviso necessari è innanzitutto una scelta etica: trovare nuovo personale è infatti un processo che richiede, nella maggior parte dei casi, tempo ed energia. Fornire al proprio datore di lavoro i giorni necessari per gestire al meglio l'intero procedimento di reclutamento è quindi innanzitutto un modo per mostrargli rispetto. I motivi etici per cui rispettare il preavviso di dimissioni possono però essere anche altri:

  • Dimettersi con un periodo di preavviso è un modo efficace per concludere un contratto lavorativo nel modo più sereno possibile. Mantenere buoni rapporti con gli ex datori di lavoro è non solo raccomandabile, ma anche utile per referenze future.

  • In altri casi, invece, è possibile che i termini e le condizioni del proprio contratto di lavoro prevedano che le eventuali dimissioni vengano date entro un certo periodo di tempo. È quindi un dovere rispettarlo e avvisare delle proprie dimissioni con questo anticipo.

Dare un preavviso di dimissioni è obbligatorio?

Oltre alla questione puramente etica, la buona norma di dare un preavviso di dimissioni è anche regolata dall'articolo 2118 del codice civile: è proprio in questo articolo che viene infatti specificato che il rispetto del periodo di preavviso è importante per evitare che il datore di lavoro possa effettuare dei tagli sugli ultimi stipendi.

Il preavviso di dimissioni è inoltre obbligatorio solo per specifiche tipologie di lavori, ovvero per tutti coloro che intendono rescindere un contratto a tempo indeterminato e per i lavoratori con contratto di apprendistato. Se si possiedono altri tipi di contratto, quindi, compreso un contratto a tempo determinato, è sufficiente trovare un accordo con il proprio datore di lavoro, senza alcun bisogno di preavviso di dimissioni.

Esistono delle eccezioni al preavviso?

Oltre ai casi di contratto a tempo determinato che abbiamo appena specificato, ci sono anche altre condizioni che possono esonerare dal periodo di preavviso. Tra queste:

  • Le dimissioni in periodo di prova non prevedono un tempo di preavviso.

  • In caso ci si voglia dimettere in un periodo in cui è previsto il divieto di licenziamento (come quello entro il primo anno di età del figlio) non è necessario rispettare i tempi di preavviso.

  • Se le dimissioni vengono date per giusta causa, secondo quanto stabilito dall'articolo 2119 del codice civile, non è necessario dare un preavviso di dimissioni.

Infine, non è necessario dare alcun tipo di preavviso in caso di infortunio, malattia o maternità.

Su quali parametri si basano i giorni di preavviso da rispettare?

Veniamo dunque all'aspetto più importante: i giorni da rispettare per un preavviso di dimissioni adeguato. Il tempo di preavviso è in Italia soggetto a diversi tipi di variabili, specificate sia dall'INPS sia dai singoli CCNL, i contratti collettivi nazionali di lavoro. Tra queste variabili troviamo il tipo di contratto, l'anzianità, il livello di qualifica e il livello di inquadramento.

In linea generale, è importante ricordare che un neoassunto o un dipendente dall'inquadramento medio-basso sarà sicuramente soggetto a tempi di dimissioni più brevi rispetto a un dipendente più anziano o a un dipendente dall'inquadramento più alto. Allo stesso modo, ad un livello di qualifica maggiore corrispondono tempi più lunghi rispetto a quelli che si è tenuti a rispettare a livelli di qualifica inferiori.

Quali sono i tempi di preavviso in caso di contratto indeterminato?

Nei casi di contratto a tempo indeterminato, ad assumere particolare rilievo è soprattutto il parametro di anzianità. In base a questa variabile, i giorni di preavviso di dimissioni consigliati per un lavoratore a tempo indeterminato sono i seguenti:

  • Minimo 15 giorni di preavviso per lavoratori a tempo indeterminato full-time con più di 5 anni di anzianità.

  • Minimo 8 giorni di preavviso per lavoratori a tempo indeterminato full-time e un massimo di 5 anni di anzianità.

  • Minimo 8 giorni di preavviso per lavoratori a tempo indeterminato part-time e più di 2 anni di anzianità.

  • 4 giorni di preavviso per lavoratori a tempo indeterminato part-time e un massimo di 2 anni di anzianità.

Si tratta, in definitiva, di circa la metà del tempo previsto dall'eventuale preavviso per licenziamento.

Quali condizioni possono imporre i CCNL?

Come anticipato, anche i singoli CCNL possono imporre le loro condizioni sui tempi di preavviso da rispettare.

Per fare un esempio concreto, nel settore terziario sono previsti fino a 90 giorni di preavviso per i lavoratori inquadrati al primo livello e con più di 10 anni di anzianità, giorni che si riducono a 45 nel caso in cui l'anzianità sia inferiore a 5 anni. Sempre nello stesso settore sono previsti 20 giorni di preavviso per i lavoratori inquadrati al secondo e al terzo livello e con meno di 5 anni di anzianità, giorni che salgono a 45 nel caso in cui l'anzianità vada oltre i 10 anni.

Come calcolare i giorni di preavviso

Una volta chiare le condizioni che possono contribuire ad alterare il preavviso necessario per inviare le proprie dimissioni, è anche importante sapere come calcolare i giorni. Il periodo di preavviso, infatti, non viene calcolato solo sui giorni lavorativi, ma su tutti i giorni del calendario. È fondamentale tenere a mente questo fattore per evitare errori di calcolo.

Anche in questo caso, è poi importante ricordare che i singoli CCNL possono imporre una data ben precisa dalla quale iniziare a conteggiare il periodo di preavviso. Sempre nel caso del settore terziario, ad esempio, il calcolo del preavviso di dimissioni è previsto a partire dal primo o dal sedicesimo giorno del mese.

Come si manda un preavviso di dimissioni?

Viste le novità introdotte dal Job Acts, dal 12 marzo 2016 è possibile inviare un preavviso di dimissioni solo in modalità telematica, attraverso i moduli messi a disposizione online dal Ministero del Lavoro. I moduli possono essere scaricati e compilati in autonomia o, in alternativa, con l'aiuto di un intermediario, come un consulente del lavoro. In entrambi i casi, i moduli necessari sono da inviarsi esclusivamente attraverso posta elettronica certificata.

Alcune categorie sono tuttavia escluse dall'utilizzo obbligatorio della modalità telematica: tra queste, i lavoratori in prova, i lavoratori domestici e marittimi, i dipendenti statali e le lavoratrici in maternità durante i primi tre anni del bambino.

Quali dati deve contenere una lettera di dimissioni

Se si rientra nelle categorie escluse dall'utilizzo della modalità telematica, è bene ricordare di rendere la propria lettera di dimissioni il più chiara e concisa possibile, oltre che preferibilmente incentrata sugli aspetti positivi del posto di lavoro da cui si ha intenzione di dimettersi e sulle competenze acquisite nel corso degli anni.

In più, ecco una serie di passaggi fondamentali da seguire per una lettera di dimissioni efficace:

  • Indicare i propri dati anagrafici e quelli del proprio datore di lavoro o dell'azienda.

  • Indicare l'ultimo giorno di lavoro previsto, tenendo a mente che vengono conteggiati tutti i giorni del calendario.

  • Specificare il luogo e la data delle dimissioni.

  • Lasciare uno spazio apposito per la propria firma e per la firma del datore di lavoro.

Cosa fare in caso di ripensamento

Una volta inviato il proprio preavviso di dimissioni è possibile che ci sia qualche ripensamento. In questo caso, è importante sapere che è sempre possibile revocare le dimissioni entro 7 giorni dall'invio della domanda di dimissione.

Anche in caso di revoca, la procedura deve essere eseguita esclusivamente in modalità telematica, attraverso i moduli messi a disposizione dal Ministero del lavoro.

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