Come dare le dimissioni da un contratto a tempo determinato

Di Team editoriale di Indeed

20 giugno 2022

Può capitare di trovare un lavoro temporaneo che tuttavia non rispecchia le nostre esigenze o aspettative, al punto di desiderare fortemente di dare le dimissioni. A volte se ne è coscienti fin dell'inizio, ma si accetta comunque il lavoro per necessità e proprio perché avrà una durata limitata, come sei mesi o un anno. Strada facendo, puoi capire di non voler proseguire la tua carriera in tale posizione o ambito.

In questo articolo vedremo come dimettersi da un contratto a tempo determinato in maniera professionale.

Dimettersi da un contratto a tempo determinato: le motivazioni ammissibili

Durante il colloquio hai un'ottima impressione, ma una volta iniziato il lavoro noti alcuni inconvenienti: svolgi attività diverse da quelle previste in fase di colloquio, non raggiungi l'intesa ideale con alcuni colleghi o riscontri alcune incompatibilità con i responsabili o il capo.

Proprio per la sua natura transitoria, il contratto a tempo determinato ha una scadenza naturale già prefissata. Ad ogni modo, le due modalità ammesse per dimettersi da un contratto a tempo determinato senza incorrere in trattenute o perdere la possibilità di richiedere l'indennità di disoccupazione sono dimettersi durante il periodo di prova, senza l'obbligo di motivazione, o dimettersi per giusta causa.

Dimettersi da un contratto a tempo determinato durante il periodo di prova

Il cosiddetto periodo di prova serve proprio a conoscersi a vicenda: il dipendente capisce se si trova a proprio agio nel luogo di lavoro e dall'altra parte l'azienda usa questo periodo per verificare l'adeguatezza di una persona al ruolo.

Normalmente durante il periodo di prova è possibile dimettersi senza preavviso né giusta causa anche in forma orale. È comunque auspicabile formalizzare le dimissioni per iscritto, indicando anche l'ultimo giorno di lavoro.

La durata del periodo di prova varia da mansione a mansione ed è solitamente indicata sul contratto firmato dal dipendente al momento dell'assunzione. Per alcune categorie e in alcuni settori, ci si basa sul Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL).

Dimettersi da un contratto a tempo determinato per giusta causa

Il recesso anticipato da un contratto a termine per giusta causa è normato dal Codice Civile, in cui ritroviamo tutte le disposizioni su obbligazioni e contratti (Libro IV) e quelle propriamente relative al lavoro (Libro V). L'articolo 2119 prevede che il contratto a tempo determinato possa essere rescisso "qualora si verifichi una causa che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto". Le motivazioni per dimettersi da un contratto a tempo determinato, così come i fattori che portano al licenziamento da parte del datore di lavoro, devono essere gravi ed estremamente importanti. Per quanto riguarda il licenziamento per giusta causa, esistono varie sentenze della Corte di Cassazione che precisano quali comportamenti del dipendente possono giustificare il termine del lavoro. In merito alle dimissioni volontarie per giusta causa, la circolare INPS n. 163 del 2003 elenca alcune fra le casistiche più comuni, basandosi sui dati delle sentenze della Corte di Cassazione o della Corte di Giustizia Europea.

Vediamo alcuni esempi di dimissioni "per giusta causa":

  • mancato pagamento della retribuzione;

  • omessi versamenti dei contributi previdenziali;

  • demansionamento;

  • mobbing;

  • molestie sessuali sul luogo di lavoro;

  • comportamenti ingiuriosi da parte dei superiori o del datore di lavoro;

  • variazioni importanti delle condizioni di lavoro a seguito della cessione dell'azienda;

  • spostamento del lavoratore in una sede differente, a meno che lo spostamento non sia giustificato da "comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive".

Si tratta naturalmente di un elenco non esaustivo. È compito della giurisprudenza stabilire se le cause che hanno portato il lavoratore alle dimissioni siano imputabili a comportamenti illeciti da parte del datore di lavoro o dei suoi collaboratori. In questi casi, a seguito di una sentenza sarà possibile avere accesso all'indennità di disoccupazione, la NASpI.

Esistono alcune eccezioni che consentono comunque al dipendente dimissionario di richiedere l'indennità di disoccupazione:

  • se le dimissioni avvengono durante il periodo di maternità (da 30 giorni prima della data presunta del parto fino al compimento del primo anno di età del bambino);

  • se esiste una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, a seguito di una procedura di conciliazione, presentata presso l'Ispettorato Territoriale del Lavoro;

  • se la risoluzione consensuale avviene in caso di rifiuto al trasferimento in altra sede aziendale, distante oltre 50 km dalla residenza del lavoratore.

Vediamo adesso qual è la procedura da seguire per dimettersi da un contratto a tempo determinato prima della naturale scadenza.

Come dare le dimissioni da un contratto a tempo determinato

In seguito all'entrata in vigore della legge n. 183 del 2014 (il cosiddetto Jobs Act) e i successivi decreti attuativi, anche la procedura da seguire per dare le dimissioni è stata ridisegnata. Per capire come dimettersi da un contratto a tempo determinato dobbiamo fare riferimento al decreto legislativo n. 151 del 2015, che si propone di semplificare e razionalizzare adempimenti e procedure a carico di cittadini e imprese, con particolare riferimento alla salute e alla sicurezza sul lavoro, alle pari opportunità e all'inserimento lavorativo delle persone con disabilità.

Per essere effettive, le dimissioni volontarie per giusta causa o la risoluzione consensuale del contratto devono essere presentate esclusivamente per via telematica. Ecco la procedura da seguire:

  1. Accedi al portale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con le tue credenziali SPID (Sistema Pubblico Identità Digitale) o con la Carta di Identità Elettronica (CIE).

  2. Clicca sul pulsante "Dimissioni volontarie". In alto a destra troverai "Inserisci una nuova dimissione".

  3. Comparirà una schermata con il rapporto di lavoro attivo. Selezionato il rapporto di lavoro dal quale vuoi recedere in maniera anticipata, avrai accesso al modulo da compilare, composto da 4 sezioni: la prima contiene i tuoi dati anagrafici, in parte precompilati; la seconda contiene i dati dell'azienda e anche questa è in parte precompilata; nella terza dovrai inserire i dati del rapporto di lavoro, ossia la data di inizio e la tipologia di contratto; la quarta e ultima schermata è riservata alle informazioni più importanti, ossia la data di decorrenza delle dimissioni e la motivazione. Qui dovrai scegliere se indicare "giusta causa" o "risoluzione consensuale" e spiegare in breve le motivazioni delle dimissioni.

  4. Prima dell'invio, il sistema ti chiederà di verificare l'esattezza di tutte le informazioni inserite, poiché non è possibile apportare modifiche in seguito. Nel caso in cui ti accorgessi di qualche errore dopo aver inviato la comunicazione, sarà necessario revocare le dimissioni entro 7 giorni dalla compilazione e procedere con una nuova richiesta.

Ricorda che, in caso di dimissioni volontarie senza giusta causa, il datore di lavoro potrebbe rivalersi su di te quantificando un risarcimento per il danno subito e trattenendo la somma dalla busta paga.

Una panoramica sul contratto a tempo determinato

Il contratto a tempo determinato è regolato in Italia dal decreto Legislativo n. 81 del 2015. La durata massima di questa tipologia contrattuale è di 36 mesi, ma sono previste eccezioni per le imprese innovative in fase di start-up, per i lavori stagionali, per i programmi televisivi o radiofonici e in caso di sostituzione di lavoratori assenti o di lavoratori che superino il 50° anno di età. Superati i 36 mesi, o comunque le quattro proroghe, il contratto deve trasformarsi necessariamente in un contratto a tempo indeterminato con data di decorrenza a partire dalla quinta proroga.

Esistono inoltre alcuni casi specifici in cui è espressamente vietato ricorrere al contratto a tempo determinato:

  • Per sostituire lavoratori che esercitano il diritto di sciopero. È vietato nel caso in cui l'azienda abbia proceduto a licenziamenti collettivi nei sei mesi precedenti e voglia integrare lavoratori nelle stesse mansioni. Fanno eccezione alcuni casi: ad esempio, se il contratto iniziale ha una durata inferiore a tre mesi o se si assumono lavoratori iscritti alle liste di mobilità.

  • Per sostituire lavoratori a orario ridotto che si trovino in regime di Cassa Integrazione Guadagni (CIG), che è l'indennità erogata dall'INPS o dall'INPGI a favore dei lavoratori per aiutare le aziende in difficoltà.

  • Nel caso in cui l'azienda non sia in regola con la normativa che tutela la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Speriamo di averti aiutato a capire come dare le dimissioni da un contratto a tempo determinato. Adesso che sei nuovamente alla ricerca di lavoro, scegli la posizione che vorresti trovare e consulta gli annunci di lavoro disponibili su Indeed o carica il tuo CV.
Ti auguriamo in bocca al lupo per la nuova ricerca di lavoro!

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