"Ho sbagliato a cambiare lavoro": che cosa fare

Di Team editoriale di Indeed

24 giugno 2022

Cambiare lavoro è una decisione importante, sulla quale in genere si riflette a lungo. Tuttavia, soprattutto in situazioni di particolare stress, può capitare di fare scelte repentine, delle quali poi ci si potrebbe pentire. Cosa fare quando ti rendi conto di aver sbagliato a cambiare lavoro? Se ti stai chiedendo in quali casi è possibile revocare le dimissioni o come gestire un inizio lavoro poco promettente, continua a leggere. Vedremo come comportarsi nel caso in cui si possa tornare al vecchio impiego dopo aver dato le dimissioni e cosa fare se, al contrario, fare un passo indietro non è possibile.

Ho sbagliato a cambiare lavoro ma posso tornare indietro

Dare le dimissioni e poi accorgersi di aver commesso un errore. Una situazione che può verificarsi, ad esempio:

  • nel caso in cui si lasci il lavoro a seguito di un diverbio con i propri superiori, salvo poi rendersi conto di aver reagito in modo eccessivo;

  • quando ci si accorge che il precedente impiego era sotto molti aspetti preferibile (tragitto per raggiungere la sede lavorativa, mansioni, relazioni con i colleghi, ecc.);

  • nel caso in cui si inizi un nuovo lavoro, ma l'assunzione non sia confermata al termine del periodo di prova.

Nei prossimi paragrafi, vedremo quando hai il diritto a revocare o annullare le dimissioni oppure negoziare un reinserimento in azienda.

Revocare le dimissioni

Complici lo stress, l’incompatibilità caratteriale e altri aspetti, sul luogo di lavoro si possono instaurare dinamiche complicate da gestire, che sfociano talvolta nella decisione di cambiare impiego. Tenendo conto di questa complessità, la legge italiana tutela i lavoratori che danno le dimissioni, consentendo una sorta di diritto al ripensamento. Quali sono queste condizioni?

Impieghi nel privato

Chi lavora alle dipendenze di un’azienda privata, per ufficializzare le proprie dimissioni deve utilizzare una procedura telematica, da effettuarsi in prima persona o tramite gli incaricati, a seconda della prassi aziendale. Il modulo online consente di revocare le dimissioni entro 7 giorni dalla compilazione.
Tale margine di ripensamento è un diritto sancito dalla legge (D. lgs. n. 151 del 2015, articolo 26).

Impieghi nella pubblica amministrazione

La legge (DPR n.3 del 1957, art 132) chiarisce che anche i lavoratori impiegati nella pubblica amministrazione hanno la possibilità di essere reintegrati nelle proprie mansioni dopo aver dato le dimissioni, con condizioni diverse da quelle stabilite per il settore privato. Si parla infatti in questo caso di riammissione in servizio, e non sussiste una limitazione temporale per i dipendenti che intendono esprimere questa volontà.
Sarà l’ente pubblico in oggetto a decidere se la riassunzione è attuabile (per esempio, se il posto è ancora vacante) e quindi a esprimersi a favore di un eventuale reintegro del lavoratore o della lavoratrice tramite la sottoscrizione di un nuovo contratto.

Annullare le dimissioni

Si parla di annullamento delle dimissioni quando queste vengono presentate dal dipendente in condizioni di vizio della volontà. Cosa significa quest’espressione tipica del linguaggio giuridico? In sostanza, indica alcune situazioni in cui la volontà espressa è frutto di una costrizione o di un malessere, che possono verificarsi, ad esempio, se il lavoratore o la lavoratrice:

  • subisce minacce dal datore di lavoro;

  • vive uno stato di stress lavorativo, per esempio a causa di mobbing o di conflittualità;

  • è in condizioni di turbamento psicologico o di temporanea confusione psichica dovuta all’assunzione di farmaci o a situazioni di pressione emotiva.

Mentre, come abbiamo visto, la revoca avviene attraverso procedure interne, l’annullamento delle dimissioni, salvo diversi accordi con il datore di lavoro, deve necessariamente passare per un processo giudiziario. In ogni caso, per situazioni di questo tipo ti consigliamo di rivolgerti a un consulente legale.

Negoziare un reinserimento in azienda

Nei paragrafi precedenti ci siamo occupati della possibilità legittima di revocare le proprie dimissioni entro 7 giorni, un diritto sancito dalla legge, e della possibilità di annullare le dimissioni attraverso una causa in tribunale.

Non è detto, però, che si debba ricorrere a tali strumenti. Se ti rendi conto di voler tornare al tuo precedente impiego, nulla ti impedisce di affrontare la questione direttamente con il tuo ex datore di lavoro:

  • è possibile che non sia ancora stata individuata una persona che ti sostituisca, e che quindi il ruolo sia ancora vacante;

  • se hai dato le dimissioni mantenendo buoni rapporti col datore di lavoro, puoi spiegare le ragioni della tua scelta, e le motivazioni che ti hanno indotto a un ripensamento;

  • sotto molti aspetti, riassumere un ex dipendente comporta vantaggi importanti per l’azienda; infatti, se inserire lavoratori nuovi richiede una formazione e un periodo di affiancamento, chi conosce già l’ambiente e le procedure è immediatamente operativo, dunque produttivo.

Se hai preso questa decisione e il datore di lavoro è disponibile a riassumerti, abbiamo alcuni consigli per te.

Suggerimenti in caso di reintegro nel precedente posto di lavoro

Reinserirsi nell’azienda che avevi da poco lasciato potrebbe essere un passaggio delicato. Ecco alcuni suggerimenti per gestire al meglio questa situazione.

  1. Comportati con disinvoltura. Aver dato le dimissioni non è una colpa: ecco perché non ci sono ragioni per avere un atteggiamento colpevole o dimesso.

  2. Fai del tuo meglio per risolvere i problemi che ti avevano indotto a cambiare lavoro. La pausa ti avrà sicuramente consentito di riflettere con il giusto distacco: ora sarai probabilmente in grado di trovare soluzioni nuove a vecchi problemi.

  3. Accogli le sfide con entusiasmo. Se hai scelto di tornare al vecchio impiego ne avrai sicuramente individuato gli aspetti positivi. Ecco perché potrai fare del tuo meglio, affrontando le sfide con rinnovata energia.

  4. Cura i rapporti con i colleghi, non soltanto per favorire il flusso di lavoro e le attività di squadra. Intrattenere dei legami, anche amichevoli, sul posto di lavoro aiuta a mantenere alto il morale.

Riassumendo, l’atteggiamento positivo e la pazienza agevoleranno il reinserimento sul luogo di lavoro: ora che hai preso questa decisione, è bene affrontarla serenamente.

Ho sbagliato a cambiare lavoro e non posso tornare indietro

Ci siamo occupati dei casi in cui si può fare un passo indietro dopo aver rassegnato le proprie dimissioni. Tuttavia, questo non è sempre possibile, e in alcuni casi, quindi, anche se senti di aver fatto la scelta sbagliata, devi accettare il nuovo posto.
Cambiare lavoro, già di per sé, può comportare una certa dose di stress: occorre adattarsi alla nuova realtà, apprendere nuove mansioni, ecc. Quando, per una ragione o per l’altra, ti accorgi di aver sbagliato ad affrontare questo cambiamento, dovrai fare del tuo meglio per reagire alla negatività.

  1. Datti tempo. Un consiglio piuttosto ovvio nella teoria, meno scontato da mettere in pratica. Il nuovo impiego potrebbe risultare deludente rispetto alle aspettative, ma superata questa prima fase le cose cominceranno ad andare meglio. È importante rendersi conto che l’integrazione in un nuovo contesto non è immediata. Col passare dei mesi, riuscirai a trovare dei punti di riferimento, la sensazione di disorientamento iniziale passerà e la nuova routine potrebbe iniziare a piacerti.

  2. Prendi la lezione con filosofia. Se ti accorgi di aver fatto una scelta sbagliata, potresti trasformare il problema in un'opportunità di crescita, personale e professionale, che ti porterà a scoprire nuove risorse che non sospettavi di avere. Nuove sfide, nuovi impegni, nuovi contatti professionali… lasciati entusiasmare dalle novità.

  3. Parlane con qualcuno. A volte, quando si compiono scelte delicate, si teme di venire giudicati e si evita il confronto. Per elaborare la frustrazione, però, parlarne con una persona fidata potrebbe rivelarsi fondamentale. Se ritieni di non poter trovare questo genere di conforto rivolgendoti ai tuoi cari, puoi cercare un supporto psicologico, affidandoti alle consulenze di coach professionali o terapisti. A volte possono bastare poche sedute per migliorare sensibilmente la situazione.

  4. Non cercare la perfezione. Se il lavoro di prima ti creava problemi, e neanche quello nuovo ti soddisfa, forse devi cominciare a rivedere le tue aspettative. In qualsiasi situazione, fare una scelta significa individuare delle priorità sapendo che comunque dovrai scendere a compromessi con qualche aspetto che non ti piace. A volte, per svolgere un mestiere in linea con le proprie inclinazioni si accetta una remunerazione insoddisfacente, in altri casi ci si deve adattare a una vita da pendolare. Per alcune persone avere una retribuzione elevata è l'aspetto più importante, anche se sanno che, ad esempio, dovranno adattarsi a lavorare anche nei giorni festivi. Altri, invece, preferiscono assegnare la priorità alla vita privata e al tempo da dedicare alla famiglia, rinunciando così, a volte, a una carriera prestigiosa. Il lavoro perfetto non esiste, perché qualsiasi contesto professionale implica delle rinunce.

  5. Non lasciarti sopraffare dai rimpianti. Se il tuo obiettivo è quello di sentirti bene nel tuo contesto professionale, usa questi sentimenti come leva per apportare cambiamenti negli aspetti modificabili, come, ad esempio, la tua concentrazione sul lavoro o il rapporto con i colleghi.

  6. Fai una lista dei lati positivi del nuovo lavoro. Ti renderai conto che i vantaggi sono più di quanti credi, e ti ricorderai delle valide ragioni che ti hanno indotto a lasciare il precedente impiego.

In questo momento, il lavoro precedente rappresenta una comfort zone, una terra conosciuta e rassicurante. Vedrai però che, superato il primo - destabilizzante - momento, le cose andranno meglio. Hai un'occasione per rimetterti in gioco, senza pregiudizi.

Nella speranza di averti fornito alcuni spunti di riflessione, concludiamo l'articolo con una massima attribuita ad Aristotele, utile da tenere presente nelle situazioni di ansia:

Se c'è una soluzione, perché mi dovrei preoccupare? Se non c'è una soluzione, perché mi dovrei preoccupare?

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