Retribuzione e stipendio

Contratto a chiamata: come funziona e in cosa consiste

Il contratto di lavoro a chiamata, noto anche con il nome di contratto intermittente o a intermittenza, è un tipo di contratto che permette di inquadrare i lavoratori occasionali, ovvero tutte le persone chiamate a lavorare solo su richiesta del datore di lavoro o dell’azienda.

Vediamo quali sono le caratteristiche di questo tipo di contratto, oltre a capire insieme come funziona e in quali settori e sulla base di quali requisiti può essere attivato.

Contratto a chiamata: come funziona

Per capire come funziona il contratto a chiamata, è innanzitutto necessario sottolineare che regola un tipo di rapporto lavorativo subordinato e non autonomo: ciò significa che è il datore o l’azienda a decidere quando e come deve essere svolta la prestazione, non i dipendenti, ovvero coloro che offrono la loro professionalità all’occorrenza.

Il contratto a chiamata viene quindi stipulato in tutti quei casi in cui ci sia bisogno di un numero extra di personale per un periodo limitato di tempo: per questo, i lavoratori con questo tipo di contratto potrebbero essere chiamati per lavorare anche durante le festività, come Pasqua o Natale, o durante i fine settimana.

Ovviamente, anche il datore di lavoro ha degli obblighi, tra cui quello di avvisare preventivamente i suoi dipendenti: in particolare, ogni azienda/datore è tenuto ad avvisare i lavoratori tramite posta elettronica certificata o, solo se la prestazione è richiesta nelle 12 ore successive, tramite SMS. In caso di inadempienza, infatti, il datore di lavoro potrebbe incorrere nel pagamento di multe dal valore minimo di 400 euro al valore massimo di 2.400 euro.

Quando può essere attivato un contratto a chiamata

Il contratto a chiamata non è attivabile in qualunque caso: perché possa essere attivato, è necessario che vengano rispettate alcune condizioni. Tra queste, ce ne sono alcune di carattere soggettivo e altre di carattere oggettivo:

  • Una delle principali condizioni di tipo oggettivo è quella relativa alla necessità di prestazioni occasionali o intermittenti, sempre secondo i criteri stabiliti dal Contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL);
  • Tra le condizioni a carattere soggettivo rientrano invece alcuni limiti di età: i contratti a chiamata, infatti, possono essere impiegati per disoccupati di età inferiore ai 25 anni o superiore ai 45 anni;
  • In ultimo, come anticipato, i contratti a chiamata possono essere attivati per coprire carichi di lavoro superiori in determinati periodi dell’anno, come ad esempio durante le festività o nei weekend.

In quali casi il contratto a chiamata è vietato

In altri casi, invece, è espressamente vietato attivare un contratto a chiamata. Per esempio:

  • Il contratto a chiamata non può essere stipulato per sostituire uno o più lavoratori in sciopero;
  • Questo tipo di contratto, inoltre, non può essere attivato se l’azienda in questione ha effettuato dei licenziamenti in blocco o delle riduzioni di orario per i suoi lavoratori nei sei mesi precedenti;
  • In ultimo, il contratto a chiamata non può essere proposto nel caso in cui l’azienda in questione non abbia effettuato le apposite valutazioni in merito alla sicurezza, così come stabilito dal Dlgs 626/1994.

In quali settori è comune offrire un contratto a chiamata

Vista la sua specificità, il contratto a chiamata è solitamente offerto in determinati settori professionali piuttosto che in altri. Questo tipo di contratto, ad esempio, può essere proposto in ambito turistico o alberghiero. In molte strutture ricettive, infatti, si ha bisogno di un numero maggiore di dipendenti solo in determinati periodi dell’anno, in cui si verifica una maggiore affluenza di clienti, come l’estate o nei periodi di festa. Lo stesso principio è valido anche per i pub e per i ristoranti, i cui datori di lavoro potrebbero necessitare di un aiuto in più durante momenti particolarmente impegnativi.

Il contratto a chiamata è inoltre tipico del settore dello spettacolo e delle arti in generale, ma può essere anche impiegato per assumere commessi in negozio, barbieri o parrucchieri, addetti all’inventario, operatori agricoli e addetti ai trasporti.

Le caratteristiche del contratto a chiamata

Vediamo ora alcune caratteristiche del contratto a chiamata, tra cui le diverse tipologie esistenti e i limiti orari che è necessario rispettare, così da capire ancora meglio come si struttura questo tipo di contratto.

Contratto a chiamata a tempo determinato e indeterminato

Innanzitutto, è importante specificare che i contratti a chiamata possono essere sia a tempo determinato che a tempo indeterminato. Nel primo caso, il contratto avrà una scadenza ben precisa, stabilita all’interno del contratto stesso; nel secondo, invece, il contratto sarà privo di una scadenza predeterminata.

I contratti a chiamata a tempo determinato, inoltre, non sono soggetti agli stessi vincoli a cui sono soggetti per legge gli altri tipi di contratto a tempo: ciò significa che la durata dei contratti a chiamata può essere stabilita da entrambe le parti coinvolte senza alcun limite di sorta, e che questi stessi contratti possono essere prorogati o rinnovati liberamente, senza che ci sia per forza un periodo di pausa tra l’uno e l’altro.

Contratto a chiamata con o senza disponibilità

Un’altra differenza di cui è importante tenere conto quando si parla di contratto a chiamata è quella tra contratto a chiamata con disponibilità e contratto a chiamata senza disponibilità. Mentre nel primo caso i lavoratori sono tenuti a rispondere alla chiamata dei propri datori di lavoro, nel secondo è anche ammessa la possibilità che la chiamata venga rifiutata. Impegnandosi a rispondere alle chiamate del proprio datore, i lavoratori con un contratto del primo tipo ricevono un’indennità di disponibilità, che corrisponde solitamente al 20% della retribuzione.

Ovviamente, è possibile rifiutare una chiamata anche nei casi in cui si possiede un contratto del primo tipo, ma in questa circostanza è necessario avvisare per tempo. Se, ad esempio, non ci si può recare a lavoro per motivi di salute o per qualunque altra ragione, è necessario contattare il proprio datore di lavoro il prima possibile e specificare per quanto tempo si sarà irraggiungibili. Durante questo periodo, inoltre, non si potrà maturare l’indennità di disponibilità. D’altra parte, in caso di mancata giustificazione, si può rischiare il licenziamento o perdere il diritto all’indennità anche per periodi lavorativi futuri.

I limiti di tempo

Veniamo ora a un’altra questione importante, ovvero il numero totale di ore che è possibile lavorare con un contratto a chiamata. Possedere un contratto di questo tipo, infatti, non consente di lavorare un numero illimitato di ore, bensì un massimo di 400 ore ogni tre anni. Questo limite però non è valido per tutte le professioni; restano infatti esclusi il settore turistico, i lavoratori che operano nello spettacolo e gli esercizi pubblici.

È anche possibile lavorare a chiamata per più di un’azienda, ma solo a patto che le aziende in questione non siano concorrenti e che il fatto di lavorare per una non comprometta il lavoro che si è chiamati a prestare per l’altra.

La retribuzione e lo stipendio

Per capire come funziona la retribuzione nel caso in cui si accetti di lavorare con un contratto a chiamata, è bene specificare che con un contratto di questo tipo resta valido il cosiddetto principio di proporzionalità: ciò significa che una persona che lavora con un contratto a chiamata deve essere pagato tanto quanto chi svolge la stessa identica mansione lavorando però con un altro tipo di contratto. Ovviamente in questo caso, trattandosi di un lavoro a chiamata, si viene pagati per il numero di ore effettivamente lavorate.

Come per tutti gli altri lavori subordinati, con un contratto a chiamata si ha diritto alla tredicesima, alla quattordicesima, alle ferie e al trattamento di fine rapporto (TFR), comunemente detto liquidazione. Ciò significa che se il contratto di lavoro dovesse terminare, per volontà propria o del datore di lavoro, si avrebbe comunque diritto a un compenso, calcolabile sulla base della retribuzione annuale e delle ore lavorate. Come già anticipato, infine, se il contratto a chiamata prevede un obbligo di risposta, al lavoratore spetterà anche l’indennità di disponibilità, solitamente pari al 20% della retribuzione.

I contributi

Per quanto riguarda i contributi, invece, questi vengono calcolati e versati dal datore di lavoro proprio come avviene per qualsiasi altro lavoro subordinato. È chiaro, però, che un contratto a chiamata, proprio perché basato su un tipo di lavoro a intermittenza, potrebbe non generare un numero di contributi sufficiente ad avere un fondo pensionistico adeguato.

Per questo motivo, a tutti coloro che lavorano con un contratto a chiamata è consentito contribuire volontariamente al versamento dei propri contributi. Nello specifico, ciò può avvenire solo se la propria retribuzione annua è inferiore ai 10.418,20 euro o se la propria indennità di disponibilità è inferiore a questa stessa cifra.

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