Indennità di reperibilità: cos'è, come funziona, come calcolarla

Di Team editoriale di Indeed

Pubblicato in data 10 ottobre 2022

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La tua mansione lavorativa prevede un'indennità di reperibilità e vorresti saperne di più? Scopriamo insieme di cosa si tratta e quali regole e limitazioni comporta. Le modalità della reperibilità non sono uguali per tutti i lavori perché non esiste una legge unica che la regolamenti. La durata, la remunerazione e le modalità di applicazione variano a seconda della tipologia di contratto firmato in azienda.

L'indennità di reperibilità al lavoro

L'indennità di reperibilità è la remunerazione riconosciuta dal datore di lavoro al o alla dipendente che presti la propria disponibilità oltre le ore lavorative.

L'importo giornaliero ricevuto varia sulla base delle effettive ore di disponibilità prestate. In questo frangente, l'azienda può chiamare il o la dipendente e chiedergli di prestare servizio al lavoro nel caso di urgenze inderogabili volte a:

  • scongiurare pericoli per persone e cose

  • evitare danni alla produzione

  • garantire il ripristino e la continuità delle attività lavorative

  • accertare la corretta funzionalità e la sicurezza degli impianti aziendali.

Quali sono le tipologie di reperibilità

L'azienda può richiedere la reperibilità ai lavoratori e alle lavoratrici, ma deve farlo nel rispetto di due condizioni:

  • l'impegno extra richiesto deve essere retribuito

  • la richiesta non deve incidere troppo sulla sfera famigliare e sociale del lavoratore o della lavoratrice tanto da diventare possibile causa di disagi.

La Corte di Giustizia dell'Unione europea (CGUE) definisce due principali tipologie di indennità di reperibilità nelle sentenze C-344/19 e C-585/19 pubblicate sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea: attiva e passiva.

1. La reperibilità attiva

Questa tipologia di reperibilità è paragonabile a una prestazione lavorativa ordinaria e implica un'immediata disponibilità al lavoro da parte del o della dipendente.
In questo caso, il datore di lavoro chiama effettivamente il lavoratore o la lavoratrice in servizio sul posto di lavoro. Il dipendente darà la sua completa disponibilità a iniziare l'attività lavorativa nel più breve tempo possibile.

2. La reperibilità passiva

In questo caso, la reperibilità è paragonabile al riposo del o della dipendente e gli obblighi da assolvere sono meno restrittivi, poiché implicano solo la sua reperibilità, senza una reale chiamata al servizio.

Secondo la Cassazione, la reperibilità passiva limita la sfera privata dell'individuo ma non la elimina del tutto, poiché lascia la possibilità di portare a termine altre attività in quel lasso di tempo.

Per questo motivo, il giorno di riposo compensativo è concesso solo in caso di reale svolgimento della prestazione lavorativa.

La retribuzione fa la differenza

La differenza più importante tra le due tipologie di indennità di reperibilità riguarda la retribuzione. Infatti, solo la forma attiva prevede un'indennità per il lavoratore o la lavoratrice, poiché implica l'obbligo di svolgimento dell'attività sul luogo stabilito dal o dalla titolare fuori dall'orario lavorativo settimanale contrattualizzato e durante i riposi settimanali.

Leggi anche: Orario di lavoro flessibile: pro e contro

Gli elementi da valutare

Per farti un'idea di come capire se la tua situazione rientri nella reperibilità attiva o passiva ti suggeriamo di prendere in considerazione questi due fattori:

  • Il lasso di tempo: il primo fattore è il periodo di tempo concesso dal datore di lavoro tra la chiamata e la ripresa dell'attività professionale. Secondo i giudici della Corte UE, se tale lasso di tempo è di pochi minuti, la reperibilità equivale all'orario lavorativo.

  • La frequenza di chiamata: il secondo fattore è il numero medio degli interventi richiesti durante il turno di reperibilità. Un'alta frequenza di chiamata indica una reperibilità attiva nella maggior parte dei casi.

La qualificazione in una delle due categorie non è automatica e la Cassazione fornisce solo delle indicazioni generiche in merito a come valutare la reperibilità.
Dal momento che ogni caso ha le sue peculiarità, spetta ai giudici verificare l'insieme delle caratteristiche del caso al fine di stabilire se la reperibilità equivalga o meno all'orario lavorativo.

Il riposo compensativo

Se la reperibilità cade in una giornata considerata festiva o di riposo da contratto, il lavoratore o la lavoratrice ha il diritto a:

  • usufruire del riposo compensativo per ogni giornata effettuata

  • ricevere una retribuzione maggiorata in base a quanto indicato dai contratti collettivi di riferimento.

Se in questi casi il datore o la datrice di lavoro non concede il riposo compensativo, lo stesso è ritenuto responsabile di danni psico-fisici nei confronti del o della dipendente. Questi può chiedere un risarcimento previa specifica prova dell'accaduto.

I casi di esonero e incompatibilità

Esistono alcune situazioni in cui la reperibilità non può essere richiesta al lavoratore o alla lavoratrice. Vediamo quali sono le principali eccezioni e cosa comportano.

Le esenzioni previste dal contratto

La reperibilità prevede delle esenzioni per particolari categorie di dipendenti sulla base sia del contratto individuale che del contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL).
Le principali motivazioni di esonero sono:

  • l'impossibilità nel raggiungere il posto di lavoro in poco tempo a causa di situazioni oggettive quali ad esempio il domicilio lontano dalla sede di lavoro e il non possedere un mezzo di trasporto privato

  • lo stato di disabilità certificato dalla legge 104.

Entrambe le opzioni devono essere comunicate per tempo al datore o alla datrice di lavoro.

Cos'è la legge 104

Un caso di eccezione alla reperibilità riguarda appunto la legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone con disabilità, nota più comunemente come legge 104.

Questa legge tutela tutte le persone con disabilità fisiche, psichiche o sensoriali che causano una riduzione delle capacità di apprendimento, di relazione oppure di integrazione in ambito lavorativo.

La legge 104 include anche i familiari che si occupano di persone con disabilità e concede loro esoneri sulle turnazioni notturne e sulla reperibilità.

Leggi anche: Legge 104: come richiedere i permessi al datore di lavoro

L'incompatibilità con le ferie

Il datore o la datrice di lavoro non può imporre la reperibilità al o alla dipendente durante i periodi di ferie. Infatti, secondo l'articolo 36 della Costituzione:

Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

Le ferie hanno come obiettivo il recupero delle energie fisiche e psicologiche del lavoratore e della lavoratrice; quindi, il datore di lavoro non può chiedere di rinunciarvi per adempiere alla reperibilità come stabilito anche dalla sentenza del 3 dicembre 2013, n. 27057 della Corte di Cassazione.

Attenzione al contratto lavorativo

Sono diverse le disposizioni di legge che servono a tutelare il diritto costituzionale al riposo per chiunque lavori. Pertanto, se non è prevista dal contratto collettivo o da quello individuale in modo esplicito, la reperibilità non è obbligatoria. Di conseguenza, se il o la dipendente non risponde a eventuali chiamate fuori dall'orario di lavoro, non potrà essergli imputata nessuna sanzione disciplinare o altra forma punitiva da parte della datrice o del datore di lavoro.
Inoltre, se il carico di ore di lavoro richieste tra reperibilità e straordinari è eccessivo tanto da causare affaticamento e stress al o alla dipendente, questi potrà far causa all'azienda, poiché non viene tutelato il suo benessere psicofisico.

Leggi anche: Qual è il limite massimo di ore di lavoro al giorno?

Come calcolare l'indennità di reperibilità

L'importo giornaliero dell'indennità di reperibilità varia a seconda dell'attività lavorativa ed è regolamentato dal contratto collettivo di riferimento.
In linea di massima, l'importo dell'indennità di reperibilità è uguale alla retribuzione lavorativa ordinaria se richiesta durante l'orario di lavoro e alla retribuzione lavorativa straordinaria se richiesta durante l'orario festivo o notturno e oltre l'orario di lavoro settimanale contrattualizzato.

Se il contratto collettivo non indica come calcolare l'importo dell'indennità, l'importo deve essere almeno pari a quello fissato dal decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali insieme alle principali associazioni sindacali.

Leggi anche: Da RAL a retribuzione netta: come calcolare lo stipendio

L'organizzazione della reperibilità

Nella maggior parte dei casi è il contratto collettivo nazionale di categoria a stabilire il limite di ore massime per ciascuno dei lavoratori e delle lavoratrici e la modalità di organizzazione della reperibilità.

Il limite dei turni

In media, il numero di turni mensili di reperibilità dovrebbe essere al massimo di sei per ogni dipendente. Fermo restando che tale numero varia a seconda di diversi fattori quali: le reali esigenze aziendali, la forza lavoro disponibile e l'attuale condizione aziendale. Di solito, questo aspetto è indicato nel CCNL, ma se così non fosse, la giurisprudenza suggerisce di seguire il principio di correttezza.

Leggi anche:

  • Lavorare a turni: vantaggi e svantaggi

  • Cos'è l'indennità di turno e quando spetta

La rotazione tra il personale

L'obbligo di reperibilità non può essere richiesto sempre alle stesse persone. Al fine di evitare tale ipotesi, la datrice o il datore di lavoro deve organizzare la distribuzione dei turni in modo equilibrato sulla base di ruoli e abilità utili per fronteggiare possibili emergenze.

La differenza tra reperibilità e disponibilità

I due termini sembrano simili, ma il loro significato è diverso, quindi ti consigliamo di controllare con attenzione il tuo contratto.
L'indennità di disponibilità è riconosciuta al lavoratore o alla lavoratrice che resta a disposizione del datore o della datrice di lavoro per garantire la prestazione lavorativa necessaria in caso di chiamata.

La retribuzione della disponibilità

Questa tipologia di indennità è tipica dei contratti di lavoro intermittenti, anche detti a chiamata. La retribuzione totale che spetta al lavoratore è data dal prodotto tra l'indennità e le ore di lavoro effettive.

La disponibilità è regolata dal decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81 il quale fissa l'importo mensile minimo sulla base dei contratti collettivi oppure, in assenza di questi, dei contratti aziendali.

Ora conosci il mondo della reperibilità in tante sue sfaccettature, cosa si intende per reperibilità attiva a quella passiva, quali sono i tuoi obblighi e quali sono i diritti e l'indennità che ti vengono riconosciuti. Per scoprire tantissime altre cose inerenti al mondo del lavoro, ti suggeriamo di sfogliare gli articoli di Indeed alla pagina Guida alla Carriera. Buona lettura!

Si prega di notare che nessuna delle aziende, istituzioni o organizzazioni menzionate in questo articolo è associata a Indeed.

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