Da RAL a retribuzione netta: come calcolare lo stipendio

Di Team editoriale di Indeed

Aggiornato in data 17 agosto 2022 | Pubblicato in data 31 agosto 2020

Aggiornato in data 17 agosto 2022

Pubblicato in data 31 agosto 2020

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Salario, stipendio, retribuzione, compenso, e poi anche contributi, tasse, competenze, trattenute: ecco il lessico specifico che viene utilizzato per parlare, in parole molto semplici, di soldi; quelli che escono dalle tasche del datore di lavoro per pagare un dipendente, quelli che entrano nel portafoglio di un lavoratore e le tasse che finiscono nel salvadanaio dello Stato.

Si tratta di termini che vengono usati per descrivere in maniera precisa e puntuale tutto ciò che definisce un aspetto molto importante della relazione lavorativa fra due persone: la retribuzione per un lavoro svolto. Nel presente articolo, approfondiremo insieme la differenza tra la retribuzione lorda e netta, e il modo in cui calcolare il proprio stipendio.

Differenza tra retribuzione lorda e netta

Per spiegare la differenza tra la retribuzione lorda e quella netta, partiamo dalla definizione di retribuzione in generale. Questa definizione viene data dal diritto del lavoro italiano e recita che la retribuzione è “il corrispettivo che spetta al lavoratore per l'attività lavorativa svolta”. Un rapporto di lavoro è dunque un contratto oneroso di scambio, che prevede la prestazione di un servizio da parte di un lavoratore, il quale a sua volta riceve in cambio uno stipendio o comunque il versamento del corrispettivo dovuto per il lavoro svolto.

A questo punto occorre specificare che c'è una differenza tra la retribuzione lorda e quella netta. Per capire bene questa distinzione, cominciamo dicendo che la RAL è la retribuzione annua lorda, che corrisponde alla retribuzione lorda mensile moltiplicata per il numero di mensilità che sono pagate dal datore di lavoro e di conseguenza percepite dal lavoratore. In parole semplici, rappresenta la cifra che viene proposta in fase di selezione a un candidato che ha superato i primi colloqui e che deve negoziare la propria retribuzione, ed è un parametro comparativo molto utilizzato in ambito aziendale.

Questa cifra, e dunque quella lorda, chiaramente non è quanto viene bonificato mensilmente sul conto del lavoratore; il fatto che l'importo sia lordo, significa che devono essere tolte tasse e contributi per arrivare all'importo netto. Ma cosa si intende con questi due concetti, tasse e contributi? Le tasse sono gli importi che devono essere pagati allo Stato, mentre i contributi previdenziali andranno girati all'INPS e all'INAIL. Così a parole potrebbe sembrare complicato ma, per rendersi conto dell'ammontare delle tasse e dei contributi, basta osservare la propria busta paga. Vediamo insieme nel paragrafo successivo come si compone una busta paga.

La busta paga

La busta paga è lo strumento che permette di avere evidenza della retribuzione lorda, di tutte le trattenute che vengono versate dal datore di lavoro, che si fa sostituto d'imposta per il dipendente, e della retribuzione netta che arriva al lavoratore. Le voci più importanti di ogni busta paga sono:

  • Totale competenze, che corrispondono alla retribuzione mensile lorda

  • Trattenute, che rappresentano la cifra totale dei contributi versati all'INPS e all'INAIL da parte del datore di lavoro; i versamenti a questi istituti vengono scalati dallo stipendio del dipendente

  • Eventuale arrotondamento, di solito di pochi centesimi di euro, che viene indicato e conteggiato per ragioni meramente contabili

  • Netto del mese, che corrisponde alla cifra che il dipendente riceve alla fine del mese sul proprio conto corrente come stipendio per il lavoro effettuato e portato a termine

Leggi anche: Come leggere la busta paga

Come calcolare la retribuzione netta

Nel caso in cui si volesse calcolare, almeno in maniera indicativa, quale corrispondenza esiste tra una RAL, ovvero la retribuzione annua lorda che viene proposta al dipendente, e il netto mensile, che viene corrisposto in busta paga, esistono degli strumenti che permettono di effettuare i conteggi. Si tratta di tool generalmente disponibili online e che permettono di avere un'idea, almeno indicativa, della cifra.

Oltre che della RAL e del numero di mensilità (a seconda del contratto, i dipendenti possono infatti avere diritto a dodici, tredici o quattordici mensilità), questi strumenti di calcolo automatico tengono conto anche di altre variabili, fra le quali:

  • La regione di residenza: l'IRPEF applicata può essere diversa a seconda della zona d'Italia in cui si abita. Per chiarezza, l'IRPEF, acronimo di imposta sul reddito delle persone fisiche, è un'imposta diretta, personale e progressiva, la cui pressione fiscale aumenta con l'aumentare del reddito.

  • La presenza di eventuali coniugi e figli: oltre alla loro presenza, bisogna inoltre segnalare se il coniuge percepisce un proprio stipendio oppure se è a carico del lavoratore e se i figli sono maggiori o minori di 3 anni di età. In questa sezione ricadono anche eventuali altri familiari che siano, anch'essi, a carico del lavoratore dipendente.

  • Numero di mensilità previste dal contratto: così da suddividere la RAL, che è annuale, per il numero di mesi corretto.

  • Informazioni sul numero di giornate lavorative per anno solare: che presuppone chiaramente, per differenza, anche il numero di giorni di ferie che ciascun tipo di contratto nazionale prevede.

A questo punto, basta lasciare allo strumento qualche momento per effettuare i calcoli e i conteggi e si dovrebbe ottenere un'indicazione della cifra mensile netta.

Esistono quindi, in Italia, una serie di parametri che vengono utilizzati per effettuare i calcoli che permettono di stabilire la retribuzione netta da un compenso annuo lordo e che tengono conto sia di caratteristiche personali che familiari del dipendente. Pensiamo, per esempio, alla regione di residenza o al numero di familiari a carico, ma anche della retribuzione stessa: come anticipato, infatti, l'IRPEF è un'imposta progressiva, e questo vuol dire che la pressione fiscale è tanto più alta quanto più alta è la retribuzione stessa.

In Italia, esistono infatti 5 diversi scaglioni, che corrispondono a cinque diversi gruppi che hanno, a loro volta, cinque aliquote diverse, sempre più elevate a seconda di quanto cresce il reddito. Si parte dunque da un primo scaglione, all'interno del quale sono inseriti tutti coloro che hanno un reddito compreso tra 0 e 15.000 euro l'anno, per arrivare al quinto, che racchiude tutti i dipendenti che, in un anno, guadagnano più di 75.000 euro. Per chiarezza: stiamo parlando di retribuzione annua lorda, naturalmente.

A questi cinque gruppi corrispondono 5 rispettive aliquote, che sono le percentuali di tasse che verranno trattenute sullo stipendio, contribuendo a creare il delta tra lordo e netto. Da una prima aliquota che si attesta sul 23% per tutti coloro con un reddito annuo inferiore a 15.000 euro, passando per il 38% del terzo gruppo che è composto da chi guadagna fra 28.001 e 55.000 euro, per arrivare all'ultimo scaglione che ha una pressione fiscale del 43%.

Una precisazione importante: per quanto riguarda le imposte a partire dal secondo scaglione per arrivare fino al quinto, le aliquote successive si calcolano in maniera progressiva soltanto sulle parti eccedenti.

Con un procedimento inverso, partendo quindi dal netto in busta paga, sarà possibile anche calcolare la retribuzione annua lorda corrispondente, tenendo sempre in considerazione tutti i parametri che abbiamo indicato nelle righe precedenti per il calcolo del netto a partire dal lordo.

I pagamenti orari

Abbiamo parlato fino ad ora di retribuzione annua lorda, che prevede una modalità di calcolo dello stipendio dove la mensilità è l'unità di misura. A differenza di altri Paesi, in cui viene abitualmente utilizzata come cadenza per effettuare i pagamenti, non sono comuni in Italia i pagamenti a settimana; tuttavia, per alcuni tipi di professioni, pensiamo per esempio alle babysitter o alle colf, sono diffusi i pagamenti su base oraria.

Anche in questo caso, non ci sono particolari differenze con quanto spiegato poco sopra: si parla semplicemente di retribuzione oraria lorda, sulla quale sono calcolate le tasse e le imposte che la tipologia di contratto prevede ed impone per il datore di lavoro, e il netto orario così ottenuto viene moltiplicato per il numero di ore lavorate per arrivare a ottenere quella che sarà la cifra, questa volta netta, che verrà bonificata sul conto corrente del lavoratore.

Si tratta semplicemente di declinare le specificità che ogni diversa modalità contrattuale prevede e di applicarle a ogni caso specifico, prevedendo tutte le particolarità che la legislazione italiana impone. Gli strumenti e le risorse disponibili online permettono sicuramente di rispondere a molti dubbi, domande e curiosità sull'intricata questione della pressione fiscale in Italia, ma per tutti coloro che volessero invece avere approfondimenti e risposte a domande particolarmente specifiche, il consiglio non può essere che rivolgersi a uno studio che si occupi di paghe e contributi oppure a un consulente del lavoro, che sapranno dare riscontri su temi complessi.

Se la tua curiosità è solo conoscere lo stipendio netto partendo dalla retribuzione annua lorda, puoi: usare la RAL come punto di partenza, sottrarre le tasse e i contributi previdenziali, prevedere degli aggiustamenti a seconda, principalmente, della regione di residenza e del numero di familiari a carico, dividendo poi la cifra ottenuta per il numero di mensilità previste dal contratto. Et voilà, ecco qui lo stipendio netto, signore e signori! Facile, no?

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