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Biotecnologie: sbocchi lavorativi, profili professionali e prospettive di guadagno

Se immaginiamo una persona laureata in biotecnologia, molto probabilmente la raffiguriamo come uno scienziato alle prese con studi al microscopio ed esperimenti di laboratorio nell'ambito di qualche innovativa ricerca biomedica.

In effetti è una possibilità, ma le biotecnologie sono un campo che apre prospettive lavorative in settori diversi, spaziando dall'agricoltura alla sanità, dalla produzione industriale alle nuove tecnologie.

Ti interessa il settore e stai pensando di intraprendere gli studi legati alle biotecnologie? In questo articolo approfondiamo gli sbocchi lavorativi della biotecnologia. Scopri quali sono i profili più richiesti e i possibili percorsi di carriera nei quali le tue competenze potranno fare la differenza.

Gli sbocchi lavorativi nella biotecnologia

Ampiezza di orizzonti: è questo il primo concetto che gli aspiranti biotecnologi imparano a fare proprio. Avere una mente aperta e non precludersi nessuna delle tante opportunità offerte dalla interdisciplinarità della materia è un requisito indispensabile per una carriera ricca di soddisfazioni.

La biotecnologia combina infatti principi della biologia, della chimica e della tecnologia, approcciandosi in ottica diversa alla risoluzione dei problemi, allo sviluppo di nuovi prodotti e alla produzione di sistemi di consumo sostenibile.

Le realtà lavorative per laureati in biotecnologie

Con così tante applicazioni possibili, sarebbe un peccato non sfruttare la possibilità di gratificarsi soddisfacendo sia le aspirazioni personali, che le naturali ambizioni di carriera. Grazie alla combinazione di competenze tecniche e scientifiche, matematiche e ingegneristiche, i laureati in biotecnologie sono richiesti da industrie e aziende operanti in settori diversificati fra loro, offrendo la possibilità di lavorare in laboratorio tanto quanto a contatto con la natura. Ti elenchiamo i più importanti dal punto di vista occupazionale e come fatturato.

Agricoltura e scienze alimentari

Salvaguardare la biodiversità naturale e al contempo aiutare le aziende a trovare processi più produttivi. Una sfida interessante, al quale sono chiamati gli specialisti di biotecnologie applicate all'agricoltura e all'agroalimentare. Prendiamo un produttore di vino: il monitoraggio di enzimi, di tannini e dei batteri è un aspetto da considerare nel processo di fermentazione, che può essere controllato attraverso specifiche applicazioni di ingegneria e biochimica messe in atto da un tecnico specializzato. Si tratta soltanto di un esempio di come le biotecnologie possono essere di supporto al miglioramento qualitativo dei prodotti agricoli e alimentari.

Settore medico-sanitario

È il comparto che, per volume di affari, è quello con le maggiori possibilità occupazionali per i laureati in biotecnologie. “Innovazione” è la parola d'ordine che impera nella diagnostica e nella farmaceutica: i ricercatori specializzati sono quotidianamente al lavoro, in grandi aziende e istituti di ricerca, al fine di produrre risultati all'avanguardia, per cui il pensiero creativo è fondamentale in questo campo. Le biotecnologie vengono utilizzate nello sviluppo di farmaci con minori controindicazioni possibili e nella progettazione di macchinari per la diagnostica visuale, per la medicina nucleare e per la terapia genica.

Industriale e manifatturiero

Ridurre l'impatto dannoso dei processi industriali e manifatturieri sull'ambiente, controllando il ciclo dei rifiuti inquinanti e risparmiando le risorse: un settore in crescita e sempre più importante. Anche i biotecnologi si impegnano nel trovare alternative ai carburanti fossili e alle sostanze nocive, utilizzate ancora nella maggior parte delle attività produttive su scala industriale.

In questo scenario è evidente come l'intero sistema economico abbia bisogno del contributo delle scienze applicate per progettare tecnologie che siano alla base di uno sviluppo ecologicamente sostenibile. Lo stesso principio di sostenibilità viene sempre più spesso applicato allo sviluppo urbano e alle infrastrutture civili.

Cosa fare dopo la Laurea in Biotecnologie?

Se gli esempi di sbocchi lavorativi di biotecnologie non sono stati sufficienti a convincerti delle ampie prospettive lavorative possibili, forse lo saranno i dati raccolti dall'indagine 2019 di AlmaLaurea relativa alle Lauree Magistrali in Biologia e Biotecnologie.

  • 58,5% dei laureati in Biotecnologie industriali: (LM-8, 8/S) è occupato dopo 3 anni dalla laurea
  • 53,8% dei laureati in Biotecnologie agrarie: (LM-7, 7/S) è occupato dopo 3 anni dalla laurea
  • 51,7% dei laureati in Biotecnologie mediche, veterinarie e farmaceutiche: (LM-9, 9/S) è occupato dopo 3 anni dalla laurea

I dati si riferiscono a occupazioni lavorative effettive e non a tirocini e/o stage e, se ciò non bastasse, vale la pena sottolineare che oltre il 75% di coloro che non rientrano nelle statistiche sopra elencate, è impegnato in attività di ricerca e di perfezionamento post laurea in Italia o all'estero.

Profili professionali e sbocchi occupazionali biotecnologie

Conseguita la Laurea in Biotecnologie è possibile proseguire gli studi nelle varie classi di Lauree Magistrali, oppure conseguire un Master di Primo Livello.

La Laurea consente anche l'iscrizione ad alcune categorie professionali raccolte in Ordini e Albi, come ad esempio l'iscrizione all'Albo dell'Associazione Nazionale Biotecnologi Italiani (Sezione B - Biotecnologo Junior), l'iscrizione all'Ordine dei Biologi (Albo Junior) e all'Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali (dopo abilitazione ottenuta con il superamento dell'esame di Stato). Completato il percorso formativo, si può cercare lavoro come biotecnologo specializzato in:

  • Aziende private
  • Enti di ricerca
  • Start-up
  • Laboratori clinici

Carriera in biotecnologie: i profili più richiesti e stipendio

Per quanto riguarda la biotecnologia, gli sbocchi lavorativi guardano al futuro non solo dell'individuo, ma anche a quello della società nel suo complesso. Abbiamo individuato alcuni profili professionali che meglio sintetizzano questa peculiarità:

Product Specialist

Si occupa di fornire informazioni tecniche e scientifiche sulle linee di farmaci e di dispositivi medici dell'azienda per la quale lavora. Il suo pubblico di riferimento è costituito da medici di base e/o specialisti ai quali trasferisce le proprie conoscenze sul prodotto in merito a sicurezza ed efficacia.

Le mansioni principali

Fra i compiti delegati al Product Specialist ce ne sono alcuni afferenti al marketing e all'ambito commerciale, come le ricerche di mercato per individuare nuove nicchie e la relazione costante con il cliente al fine di ricevere feedback per eventuali migliorie e sviluppi del prodotto.

Parte del lavoro si svolge partecipando a congressi medici specialistici in giro per il mondo, per avere continuamente il polso di quello che offrono i mercati a livello globale. Lo stipendio medio è di circa € 39.800 lordi all'anno, destinato a crescere con l'esperienza e con le indennità di trasferta.

Tecnico di laboratorio

Con la laurea triennale è già possibile assumere il ruolo di tecnico di laboratorio di analisi per il settore ambientale, agroalimentare, farmacologico e medico. I compiti sono legati alle ricerche e si basano sulla raccolta di dati mediante sperimentazione empirica. A seconda del tipo di settore si possono monitorare colture batteriche, tessuti animali e/o vegetali e altri microrganismi, o sostanze inerti.

Il tecnico di laboratorio utilizza la strumentazione digitale, o robotica per raccogliere campioni secondo il protocollo di indagine, quindi procede alla catalogazione e alla registrazione dei dati attraverso software specialistici. In base al livello di preparazione e all'organigramma dell'equipe tecnica, può anche procedere ad analisi più complesse dei dati sperimentali acquisiti. Lo stipendio medio di un tecnico di laboratorio è di circa € 25.100 lordi all'anno.

Specialista in Biotecnologie degli Alimenti

La Laurea Magistrale in Tecnologie e Biotecnologie degli Alimenti prepara gli specialisti delle scienze agro-alimentari. Un lavoro affascinante che permette di approcciarsi in modo analitico e critico agli aspetti collegati alla produzione delle materie prime e degli alimenti. Parliamo di un settore che ci riguarda tutti da vicino anche nel quotidiano e che tocca grandi temi, come i processi di depurazione collegati alla produzione intensiva, il recupero dei sottoprodotti di scarto, il monitoraggio delle componenti organiche e degli additivi che costituiscono il cibo.

Il controllo della qualità in ogni singolo passaggio di questa filiera impatta in modo diretto sulla salute di ciascuno di noi. Il tecnologo agroalimentare compie anche ricerche di mercato per individuare processi produttivi ottimizzati e sostenibili. La retribuzione di un biotecnologo alimentare è commisurata all'esperienza e al ruolo, tanto che lo stipendio base, di circa € 25.000 annui, nel corso del tempo, può più che raddoppiare superando ampiamente i € 50.000 lordi annui per il direttore responsabile della produzione, o per il direttore responsabile della ricerca.

Biotecnologo dei processi industriali

La missione del biotecnologo industriale è quella di supervisionare i processi, attraverso strumentazioni e apparecchiature di laboratorio, con lo scopo di ottimizzare efficienza e qualità. Ogni nuovo prodotto su scala industriale passa una serie di controlli che certificano il rispetto di determinati standard, relativi a sicurezza per la salute e sostenibilità per l'ambiente.

Le conoscenze di genetica, di microbiologia e di biologia molecolare sono applicate non soltanto nei settori chimico-industriale e chimico-farmaceutico, ma anche in quelli di produzione di energia da fonti rinnovabili, nonché negli impianti per il recupero di siti ambientali contaminati. Il laureato in biotecnologie in questi contesti è una figura di raccordo fra ricerca pura e tecnologia applicata nella produzione di beni e servizi. Il suo stipendio medio parte circa dai € 23.800 all'anno, aumentando con l'esperienza.

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