Come diventare biologo marino

Di Team editoriale di Indeed

Aggiornato in data 23 gennaio 2023

Pubblicato in data 14 ottobre 2021

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Se hai una grande passione per il mare e ti piacerebbe approfondire le tue conoscenze scientifiche e tecniche in materia, in questo articolo scoprirai come diventare biologo marino e il ruolo che svolge, in quali ambiti opera e le competenze che deve dimostrare questa figura professionale.

Gli oceani ricoprono i tre quarti della superficie terrestre e rappresentano il 99% del volume occupato sulla Terra da organismi viventi. Conservarne e utilizzarne in modo durevole le risorse è il quattordicesimo obiettivo dell'Agenda 2030, sottoscritta nel 2015 dai 193 Paesi membri delle Nazioni Unite per uno sviluppo sostenibile. Se credi che questa sia anche la tua missione e vorresti contribuire alla tutela del mare e delle sue forme di vita, questa professione potrebbe essere quella giusta per te.

Chi è e che ruolo svolge il biologo marino

Questa figura professionale è a tutti gli effetti un biologo che applica le proprie conoscenze scientifiche allo studio dell'ambiente marino. È uno specialista nella valutazione, nella gestione e nella conservazione delle risorse naturali marine e nel loro uso sostenibile, oltre che esperto nel monitoraggio e nella tutela degli ambienti costieri.

Specialista dell'evoluzione dell'ambiente marino e della sua biodiversità, il biologo marino può svolgere ruoli diversi.

  • Progetta e realizza programmi di ricerca nel settore della biologia marina e della pesca.

  • Programma e gestisce le attività di sfruttamento industriale, socio-economico e culturale degli habitat e degli organismi marini, comprese attività di pesca, maricoltura e acquacoltura e attività ricreative e naturalistiche e di tutela del patrimonio naturale marino, in conformità con le leggi vigenti.

  • Identifica gli habitat e gli organismi marini, i prodotti ittici e dell'acquacoltura e fornisce una valutazione qualitativa e quantitativa del loro valore naturale, socio-economico e culturale.

  • Interviene a livello scientifico e gestionale nei vari stadi della produzione ittica e della commercializzazione.

  • Controlla le interazioni tra organismi marini e ambiente e gli impatti delle attività dell'uomo.

  • Opera nel settore della divulgazione scientifica, naturalistica e ambientale.

Può specializzarsi anche in:

  • pianificazione politica ed economica della pesca

  • pianificazione integrata della maricoltura e dell'acquacoltura

  • pianificazione dello sviluppo costiero

  • pianificazione di aree marine protette e di tutela biologica.

In quali ambiti opera

Questa figura professionale opera in ambiti molto vari, ad esempio:

  • Enti pubblici e privati di ricerca, pubbliche amministrazioni e società private, interessati a progettare aree marine protette, salvaguardare la biodiversità, valorizzare le risorse e individuare e mitigare gli impatti negativi causati dalle attività dell'uomo.

  • Amministrazioni pubbliche interessate alla gestione e alla protezione delle aree costiere e al recupero dei siti inquinati.

  • Aziende private che operano nel settore della pesca e dell'acquacoltura, interessate a controllare la produzione, valorizzare qualità, tracciabilità e autenticità dei prodotti, gestire attività e impianti e gestire i rapporti con l'esterno dal punto di vista scientifico.

  • Laboratori di ricerca o analisi, interessati a valutare e valorizzare le risorse marine, la loro sostenibilità e il loro incremento, monitorare e conservare gli ambienti costieri e la biodiversità.

  • Agenzie di protezione ambientale, riserve naturali e parchi marini, acquari, musei e impianti di acquacoltura, interessati a sviluppare piani di gestione degli habitat e delle specie marine, valutare e migliorare la produzione in acquacoltura e maricoltura.

  • Società di servizi e di consulenza ambientale.

  • Settori dell'industria biomedica e farmacologica.

  • Istituti e associazioni interessati alla divulgazione scientifica, alla promozione e alla didattica naturalistico-turistica, anche subacquea.

Formazione

Il percorso formativo per specializzarsi in biologia marina prevede la frequenza di uno specifico corso di laurea magistrale, al quale si accede una volta in possesso di una laurea della classe L-13, Scienze biologiche. In sintesi, i passaggi per diventare biologo marino sono tre:

  1. Laurea triennale in Scienze biologiche, Scienze e tecnologie per l'ambiente e la natura, Biotecnologie, Scienze zootecniche e tecnologie delle produzioni animali e altre, appartenenti alla classe L-13.

  2. Laurea magistrale in Biologia Marina.

  3. Esame di stato, seguito dall'iscrizione all'albo per la professione di biologo sezione A.

Il corso di laurea magistrale in biologia marina è proposto da un numero limitato di Università italiane. Tra queste:

  • Biologia ed ecologia marina, Università di Genova.

  • Biologia Marina, Università Politecnica delle Marche.

  • Biologia ed ecologia dell'ambiente marino ed uso sostenibile delle sue risorse, Università degli Studi di Napoli Federico II.

  • Marine Sciences – Scienza Marine, Università degli Studi di Milano.

In alternativa, esistono Master in Biologia marina, ad esempio quello proposto dall'Università Politecnica delle Marche e aperto a lauree triennali e lauree magistrali diverse.

L'Esame di stato è costituito da due prove scritte, una prova orale e una prova pratica. Una volta superato l'Esame di stato, è possibile iscriversi all'Ordine Nazionale dei Biologi (ONB).

Competenze

Le competenze tecniche richieste a questa figura professionale sono:

  • Autonomia tecnico-scientifica: sviluppa e attua programmi di controllo e monitoraggio dell'ambiente marino e costiero e delle risorse ittiche, programmi di ricerca scientifica nel settore delle risorse naturali marine, piani di gestione ecocompatibile e di conservazione delle risorse naturali marine.

  • Competenze analitiche: è responsabile del corretto adempimento delle tecniche analitiche di laboratorio, delle tecniche di analisi dei dati e dei metodi di campionamento, attua tecniche di caratterizzazione ambientale e valutazione d'impatto.

  • Competenze normative e sanitarie: attua tecniche di controllo dei prodotti ittici e dell'acquacoltura in termini di autenticità, qualità e sanità.

  • Competenze gestionali: coordina le attività e i processi di filiera produttiva nei settori ittici e dell'acquacoltura, dal recupero delle risorse primarie alla loro trasformazione.

  • Competenze redazionali: è responsabile della redazione di rapporti, dossier, relazioni e proposte.

  • Competenze didattiche e divulgative: è in grado di svolgere attività didattiche ed educative.

Competenze trasversali

Al biologo marino si richiedono anche competenze trasversali, quali:

  • autonomia

  • capacità comunicative

  • problem solving

  • precisione

Società Italiana di Biologia Marina

La Società Italiana di Biologia marina è l'associazione che raggruppa i biologi marini e gli scienziati che operano in questo campo. Il suo scopo è promuovere gli studi relativi alla vita del mare, favorire i contatti fra i ricercatori, diffondere tutte le conoscenze teoriche e pratiche. La SIBM pubblica la rivista Biologia Marina Mediterranea.

La SIBM comprende otto gruppi di lavoro dedicati ai seguenti temi:

  • Specie alloctone

  • Habitat artificiali

  • Gruppo Ricercatori Italiani sugli Squali, razze e chimere

  • Gruppo Pesca Artigianale e Ricreativa

  • Gruppo Cetacei

  • Disseminazione e Divulgazione

  • Capitale Naturale, Servizi Ecosistemici e Contabilità Ambientale

  • Cambiamenti Climatici in Ambiente Marino

Ora che sai quali percorsi formativi seguire per diventare biologo marino e che ruolo svolge questa figura professionale, in quali ambiti opera e che competenze deve dimostrare, puoi decidere se questa professione fa per te. Per altre idee e spunti interessanti sull'inserimento nel mondo del lavoro, puoi consultare la sezione dedicata alla Guida alla carriera di Indeed.

Si prega di notare che nessuna delle aziende menzionate in questo articolo è associata a Indeed.

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