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Come diventare fisioterapista

Tra le professioni sanitarie che è possibile ricoprire in Italia, una delle più ambite è sicuramente quella di fisioterapista. Questa figura professionale si occupa della riabilitazione motoria, psicomotoria e neurologica dei suoi pazienti, ma anche di realizzare interventi diretti alla prevenzione. Secondo l’Associazione Italiana Fisioterapisti (A.I.FI.), i fisioterapisti che operano in Italia sono all’incirca 65.000 e molti di loro ha trovato lavoro entro un anno dalla laurea. Proviamo quindi a capire in che modo si può diventare fisioterapista, che cosa è necessario studiare e come si può iniziare a lavorare in quest’ambito.

Come diventare fisioterapista

Se vuoi intraprendere la carriera di fisioterapista, una delle prime cose da fare è seguire un percorso di studi che ti permetterà di acquisire il numero di crediti necessari ad ottenere la laurea, requisito necessario per esercitare questa professione sanitaria.

Entriamo adesso nello specifico e vediamo quale corso di laurea seguire, come si struttura, quali sono le materie che si studiano e quali esami è necessario superare per ottenere il titolo di fisioterapista.

La laurea triennale

Per diventare fisioterapisti è necessario frequentare il corso di laurea triennale in Fisioterapia, che fa parte del dipartimento di Medicina e Chirurgia. Questo corso di laurea, presente nei principali atenei italiani, è a numero chiuso, ciò significa che è possibile accedervi solo dopo aver superato un test di ingresso.

Il test d’ingresso

Come tutte le prove di accesso dei corsi di laurea dedicati alle professioni sanitarie, il test prevede domande di logica, chimica, matematica, biologia e fisica, oltre che un quiz di cultura generale.

Dato l’altissimo numero di persone che desiderano accedere a questo corso di laurea ogni anno, il test è piuttosto selettivo. Basti pensare che nel 2018 hanno sostenuto il test in 26.000, ma a superarlo sono state poco più di 2.000 persone.

Se intendi iscriverti a questa facoltà, dunque, ti consigliamo di prepararti bene prima di affrontare il test d’ingresso. Esistono molti libri di testo che contengono esercizi preparatori, con cui potrai allenarti in vista della prova.

Le materie di studio

Dopo aver superato il test, sarà possibile iniziare il corso per diventare fisioterapista. Le materie di studio possono variare a seconda della facoltà, ma quelle sempre presenti sono inerenti ai seguenti ambiti: biologia, fisica, anatomia, pedagogia e psicologia, medicina riabilitativa e scienze del movimento umano.

Il tirocinio

Come la maggior parte dei corsi di laurea, anche quello in fisioterapia prevede un tirocinio curriculare. In questo caso, il tirocinio è previsto per tutta la durata del corso e ammonta a circa 1.500 ore, da distribuire nell’arco dei tre anni. Il tirocinio può essere svolto – in accordo con il proprio tutor e con il dipartimento universitario – presso un ente pubblico o privato oppure presso una struttura estera.

Di solito, durante il primo anno di tirocinio si lavora sulle principali tecniche di massaggio, di presa e di movimentazione del paziente. Durante il secondo anno, invece, si fa pratica sul campo per imparare a trattare le menomazioni e a sviluppare la capacità di individuare le principali problematiche del paziente. L’ultimo anno di tirocinio, invece, è dedicato allo sviluppo di tutte le competenze che saranno utili per svolgere autonomamente la professione di fisioterapista una volta conseguita la laurea.

La laurea magistrale

La prova finale della laurea triennale in Fisioterapia ha valore di esame di Stato abilitante alla professione. Il percorso di studi obbligatorio per diventare fisioterapista termina qui, dunque, ma se desideri continuare a studiare e a specializzarti dopo il conseguimento della laurea triennale, puoi scegliere di proseguire gli studi iscrivendoti a un corso di laurea magistrale o frequentando un master.

Uno tra i principali indirizzi di laurea magistrale è quello in Scienze Riabilitative delle Professioni Sanitarie, mentre per quanto riguarda i master, è possibile scegliere corsi che riguardano specifiche discipline sportive o che sono orientati alla cura di patologie particolari, come quelle dei pazienti in coma, con problemi di cardiopatia o affetti da lesioni del midollo spinale.

L’Albo dei Fisioterapisti

Dopo aver frequentato il percorso di studi dedicato e aver ottenuto la certificazione di laurea, è necessario iscriversi all’Albo dei Fisioterapisti per poter esercitare la professione. L’iscrizione obbligatoria all’Albo dei Fisioterapisti è stata introdotta nel 2018, a seguito dell’entrata in vigore della legge Lorenzin sulle professioni sanitarie. I requisiti per iscriversi all’Albo dei Fisioterapisti sono i seguenti:

  • essere in pieno possesso dei diritti civili;
  • avere la residenza o il domicilio nella circoscrizione dell’Ordine;
  • essere in possesso di un titolo di studio abilitante alla professione;
  • essere cittadino italiano o di uno degli Stati facenti parte dell’Unione europea.

Per quanto riguarda i costi di iscrizione, invece, questi possono variare da un minimo di 50 a un massimo di 70 euro. Essere iscritti all’Albo dei Fisioterapisti è estremamente importante: serve a dimostrare la propria professionalità e permette di operare legalmente. L’iscrizione all’Albo rappresenta anche un’importante tutela per i pazienti, che in questo modo saranno certi di essersi rivolti a una figura professionale qualificata e legittimata a fare quel mestiere.

Dove lavora un fisioterapista

Un fisioterapista può scegliere di operare in diversi contesti lavorativi: in uno studio privato, per esempio, oppure in una struttura pubblica come un ospedale o una casa di cura; in un centro riabilitativo o anche a domicilio, soprattutto se opera con pazienti di una certa età o impossibilitati a muoversi.

A seconda della specializzazione e del livello di esperienza, chi svolge il mestiere di fisioterapista può anche lavorare all’interno di centri sportivi, di palestre e di impianti termali, o ancora per atleti o squadre sportive, soprattutto se è in possesso di una specializzazione che verte sulle problematiche che possono insorgere in chi pratica un determinato sport a livello professionale.

Quella del fisioterapista è una professione con moltissimi sbocchi lavorativi, insomma. Tra i tanti, vi è anche la possibilità di continuare gli studi dedicandosi alla ricerca, così da contribuire all’individuazione di cure innovative, di tecniche migliori e di nuove strumentazioni.

Quanto guadagna un fisioterapista

Lo stipendio di un fisioterapista può variare sulla base di parametri come il livello di esperienza, la specializzazione posseduta e la struttura per cui si lavora. In media, in Italia un fisioterapista guadagna 1.550 euro netti al mese, ovvero circa 28.500 euro lordi all’anno. La retribuzione minima è di circa 1.200 euro netti, che solitamente corrisponde allo stipendio previsto per chi lavora all’interno di un ospedale pubblico. Le retribuzioni più alte possono superare anche i 2.700 euro netti mensili.

È bene specificare, però, che se si comincia a lavorare come fisioterapista con un contratto da stagista o con un contratto part time, le retribuzioni possono scendere anche al di sotto dei 1.200 euro netti al mese e attestarsi sulla soglia dei 600 euro per gli stage extracurricolari e 700/800 euro per i part time. Ad avere gli stipendi più alti, invece, sono i fisioterapisti che lavorano come liberi professionisti all’interno di studi ben avviati o per centri sportivi professionali.

Ovviamente, lo stipendio di un fisioterapista può variare anche in base agli anni di esperienza sul campo: se si è all’inizio della propria carriera o si hanno meno di tre anni di esperienza, molto probabilmente lo stipendio non supererà i 1.400 euro netti al mese; dai quattro ai nove anni di carriera si potrà arrivare a guadagnare intorno ai 1.500/1.600 euro netti al mese, mentre dai dieci ai venti anni di esperienza la retribuzione mensile potrà superare i 2.000 euro netti.

Le doti necessarie a un fisioterapista

Oltre ad avere i requisiti professionali, per esercitare al meglio la sua professione un fisioterapista dovrebbe anche possedere una serie di competenze personali e relazionali. Quello del fisioterapista non è soltanto un mestiere scientifico, l’obiettivo principale di chi fa questo lavoro è curare le persone e per fare ciò è richiesto un contatto diretto con i pazienti.

Per questo motivo, ci sono alcune qualità che un buon fisioterapista dovrebbe possedere o imparare a sviluppare oltre alle abilità tecniche che, da sole, possono non bastare.

Empatia

Quando si lavora a stretto contatto con il pubblico, una dote che non dovrebbe mai mancare è quella dell’empatia. Essere empatici, infatti, permette di instaurare relazioni profonde e genuine con i propri pazienti, di comprendere al meglio il loro vissuto e le loro emozioni.

Stabilire una connessione con i propri pazienti consente di creare un rapporto di fiducia profondo e di facilitare il percorso di cure. L’empatia è dunque un’abilità decisamente importante per un fisioterapista, soprattutto se lavora con pazienti che vertono in condizioni difficili o piuttosto critiche.

Doti comunicative

Un’altra abilità che non dovrebbe mancare a un buon fisioterapista è la competenza comunicativa. Molto spesso, infatti, ai fisioterapisti è richiesto di comunicare con i parenti degli assistiti, oltre che con i pazienti stessi. Saperlo fare è essenziale se si vuole ricoprire questo ruolo: un operatore sanitario dovrebbe sempre rivolgersi ai propri pazienti e a chi li assiste con gentilezza e con la giusta dose di tatto.

È chiaro che questa dote diviene ancora più importante se si ha a che fare con pazienti molto anziani, oppure con persone che hanno subito grossi traumi o che sono affette da patologie importanti. Molto spesso, un concetto comunicato nel modo giusto può davvero fare la differenza e contribuire al successo della terapia.

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