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Commuting (pendolarismo): che cos'è e come ottimizzarlo

Il commuting viene tradotto in italiano come “pendolarismo”, cioè come quel fenomeno che consiste nello spostamento quotidiano di persone che si muovono dal proprio luogo di residenza al posto di lavoro e viceversa, usando generalmente il trasporto pubblico. In questo articolo, vedremo come il commuting condiziona la vita dei lavoratori, come sfruttarlo al meglio e se è possibile cercare di ridurlo. Continua a leggere.

Il commuting, tempi e spazi

Commuting e dunque cambiamento di luogo e impiego di tempo con il solo scopo di raggiungere la propria destinazione. Si parla di mezz'ora per i più fortunati, di un'ora per molti e anche di più tempo per coloro che abitano a una distanza maggiore dall'ufficio.

Il viaggio

Durante il viaggio c'è chi legge, chi ascolta la musica, chi scorre le notifiche sui social per scoprire che cosa stanno facendo gli amici. E poi, c'è qualcuno che lavora, cercando di riempire quel tempo vuoto per leggere le e-mail, organizzare l'agenda, preparare riunioni e documenti, e quindi per impostare tutte le attività della giornata lavorativa che sta per iniziare.

L'arrivo in ufficio

Bene, abbiamo visto tutto quello che succede prima di varcare la porta dell'ufficio. Pensa ora a tutte quelle cose che fai quando ti siedi, finalmente, alla tua scrivania: salutare i colleghi, accendere il pc, sfogliare l'agenda con gli impegni della giornata, leggere gli appunti per capire quali siano le attività alle quali ti devi dedicare nelle ore che seguono.

Insomma, il primo passo consiste nell'organizzare la tua giornata. Se guardassi l'orologio, ti accorgeresti che è passata mezz'ora da quando ti sei seduto su quella sedia davanti allo schermo del tuo computer; e pensa che non abbiamo neanche menzionato il momento del caffè con i colleghi, quando tutti sappiamo che c'è. Questo è certo, non si può cominciare una giornata di lavoro senza il caffè.

La giornata vola senza che neanche ci se ne accorga ed è quindi fondamentale sfruttare al massimo gli spostamenti. Vediamo come possiamo farlo.

Come sfruttare i tempi di spostamento

Facciamo una riflessione. Immaginiamo che ci siano due colleghi che lavorano nello stesso ufficio: li chiameremo Carlo e Giovanni. Carlo, in quei quaranta minuti che trascorre ogni mattina sui mezzi pubblici, prende appunti per la riunione che deve organizzare o scrive un'e-mail a un collega sul progetto al quale stanno lavorando. Giovanni invece raggiunge l'ufficio in bicicletta, impiegando pochi minuti .

Bene: pensiamo ora al momento in cui Carlo e Giovanni si siedono alla scrivania e vedono lo schermo del computer illuminarsi davanti ai loro occhi. Se Carlo sa già esattamente da dove cominciare, perché ha sfruttato il tempo del tragitto casa – lavoro per pensarci, Giovanni invece ancora canticchia la canzone che ha sentito nelle cuffie mentre pedalava.

Che cosa ne ricaviamo, quindi? Che la finestra temporale che dedichiamo ogni giorno agli spostamenti impatta notevolmente sulla nostra giornata lavorativa, così come su quella di tutte le persone che lavorano con noi. Perché no, non si tratta solo di mezz'ora al giorno. Per quei pochi fortunati che impiegano soltanto 30 minuti per andare e tornare dall'ufficio si tratta di 3 ore a settimana, ovvero di 12 ore al mese. Qualcosa di più di una manciata di minuti, quindi. Ma questo, che cosa vuole dire? Che si tratta di tanto, troppo tempo.

Ottimizzare il tempo

Immaginiamo di essere il capo dell'azienda in cui Carlo e Giovanni lavorano e domandiamoci: come possiamo sfruttare tutto questo tempo che le persone impiegano ogni giorno per spostarsi? Come possiamo aiutare i collaboratori e i dipendenti a dare valore a tutto questo tempo che andrebbe altrimenti perso tra treni e metropolitane? Come possiamo aiutare le aziende ad avere dipendenti che riescano ad ottimizzare il proprio tempo di lavoro?

Torniamo per un momento al nostro Carlo, che ha impiegato il suo tempo del commuting per leggere le e-mail, organizzare l'agenda e pianificare la giornata. È chiaro che Carlo, quando arriva in ufficio, sa già da dove cominciare, perché lo ha già deciso. Quando? Ancora prima di entrare in ufficio, in quel vagone affollato che l'ha portato da casa sua alla sua scrivania. E allo stesso modo, sappiamo che Carlo non ha lasciato nulla in sospeso dopo aver spento il computer, perché quello che doveva finire lo ha finito nel viaggio di ritorno verso casa.

Certo che Carlo avrebbe potuto usare quel tempo per fare altro, o per riposarsi e non fare nulla. È il suo tempo, quindi può impiegarlo come meglio crede. Questo è un punto fondamentale, che si deve sempre tenere a mente. Cambiamo però prospettiva e punto di vista e domandiamoci: cosa succederebbe se fosse l'azienda a chiedergli come impiegare quel tempo? Perché forse quel tempo potrebbe entrare a far parte del suo orario di lavoro, accorciando la giornata lavorativa in ufficio.

Commuting e smart working

Di smart working ne abbiamo sentito parlare tutti, e tutti ne abbiamo parlato. Si tratta di quella modalità di lavoro che ci dovrebbe permettere di organizzare il lavoro secondo le nostre esigenze e necessità. Un po' come fanno i nomadi digitali, ovvero tutti quei lavoratori che gestiscono la propria attività organizzando modi, tempi e luoghi di lavoro in maniera autonoma e flessibile. Sono facili da riconoscere: nelle foto sono sempre rappresentati mentre lavorano sdraiati su un'amaca che ondeggia sospinta dalla brezza dell'oceano, all'ombra di una palma rigogliosa.

Ci troviamo ora in un momento nel quale alcuni cominciano a pensare che sia arrivato il momento di abbandonare definitivamente quella logica del cartellino che per tanti anni ha condizionato l'impostazione del lavoro e l'organizzazione delle giornate lavorative, scandite da orari prestabiliti secondo un'ottica che prevede che si lavori solo se controllati. E che chi più lavora, più renda.

Secondo queste persone è davvero arrivato il momento di cambiare prospettiva, rendendo finalmente concreta la prospettiva del remote working, quindi la possibilità di lavorare altrove, o ovunque ci si trovi. A casa, per esempio. Oppure anche sui mezzi pubblici: sul treno, come fa il nostro Carlo, o come, forse, fai anche tu.

Il commuting come tempo di lavoro?

E quindi, per tornare al nostro commuting: sono tanti coloro che pensano sia arrivato il momento di considerare anche quel tempo come tempo di lavoro. Perché per il nostro Carlo, per esempio, di questo effettivamente si tratta. E pertanto, si domandano per quale motivo non gli si debba offrire la possibilità di scontare quelle ore dal tempo che trascorre alla sua scrivania.

Perché non consentirgli di uscire prima dall'ufficio, per esempio, concludendo le sue attività durante il tragitto che lo riporta a casa? O perché non dargli la possibilità di organizzare il proprio tempo di lavoro in modo più autonomo e flessibile, così da favorirlo in quell'equilibrio casa – lavoro che per tanti lavoratori, e anche tante lavoratrici, sembra ancora così lontano?

Il commuting in Italia

Il commuting è un fenomeno che riguarda numerosi lavoratori nel nostro paese. Secondo alcuni studi, ogni giorno più di 5 milioni di italiani prendono il treno per andare a lavoro. Un esercito silenzioso di pendolari che trascorre interminabili ore seduto su un sedile in un vagone affollato, aspettando solo di arrivare. Magari in orario. Quanto, del lavoro di quei 5 milioni di italiani, potrebbe essere svolto ogni giorno in quei vagoni? Quanto, di tutto quel lavoro, potrebbe essere già fatto ancora prima che cominci il lavoro in ufficio?

Quanto, esattamente, non lo sappiamo. Quello che sappiamo è che potrebbe essere davvero tanto. E che tanta potrebbe essere la flessibilità che una parte di quei cinque milioni di italiani potrebbe acquisire, riuscendo finalmente ad organizzare le proprie giornate in modo da conciliare meglio il tempo personale ed il tempo professionale.

Perché, ammettiamolo, fare il pendolare può essere faticoso: pensiamo ai ritardi, agli autobus che sembrano non arrivare mai, ai treni che si guastano in mezzo alla campagna. E pensiamo a tutto lo stress che questa continua ansia di arrivare in ritardo comporta. Pensiamo a cosa voglia dire, per il corpo, passare tutte quelle ore seduto su un sedile, magari anche scomodo.

Commuting e lavoro

E allora torniamo, ancora una volta, al nostro Carlo, che sceglie di usare quel tempo per lavorare. Forse, per Carlo e per tutti gli altri come lui, è davvero arrivato il momento di creare una nuova modalità di intendere e concepire il lavoro, semplicemente usando gli strumenti che le aziende già offrono ai propri dipendenti: smartphone e tablet, per esempio, a che altro servono se non a lavorare anche da remoto? Perché non potrebbero essere utilizzati sul vagone di un treno o in metropolitana?

Se, come dicono i dati dell'Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, in Italia il 30% delle aziende si dichiara favorevole al lavoro da remoto, potrebbe davvero essere arrivato il momento di cambiare il nostro modo di considerare il commuting.

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