Change management: cos’è e come può aiutarti a guidare al meglio il cambiamento nella tua impresa

By Indeed Editorial Team

La pandemia non ha fatto che accelerare un processo che era già in corso: la trasformazione digitale di tutta la nostra società. Quando tocca un’azienda, sembra avere la portata di una rivoluzione, implicando la gestione contemporanea e con nuove modalità di più aspetti, spesso delicati e molto diversi tra loro. In questo, il change management può rappresentare un supporto fondamentale e rivelarsi uno strumento molto utile alle imprese e ai leader come te.

La capacità di adottare questo modello di gestione in maniera efficace e reattiva, infatti, "può fare la differenza tra il restare concorrenziali e l’essere spazzati via dal mercato", come scrive Il Sole 24 ore in questo articolo su come gestire il cambiamento.

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Change management: cos’è

Si tratta di un processo strutturato proprio per la gestione del cambiamento ed è in strettissima connessione con lo sviluppo tecnologico, in particolare con la digitalizzazione a cui sono ormai chiamate tutte le imprese.

La gestione del cambiamento può avere diversi target: gli individui, i gruppi o le intere organizzazioni. In quest’ultimo caso, significa occuparsi contemporaneamente di più aspetti, dall’intera gestione aziendale ai singoli elementi che la compongono, a partire dai più importanti: le persone. 

L’introduzione di nuove tecnologie, come sai bene, implica una vera e propria transizione, che va a riflettersi allo stesso tempo su più livelli della tua compagnia. Tutti vanno preparati e accompagnati adeguatamente a tale cambiamento, per far sì che non sia vano o, ancora peggio, uno spreco di denaro.

Tutti, compresi i leader come te.

Come funziona

La gestione del cambiamento si basa su quattro pilastri, le cosiddette 4 P: persone (people), processo (process), piattaforma (platform) e posto (place). 

Il pilastro più importante e delicato è naturalmente il primo: le persone. Devi far sì che i tuoi collaboratori comprendano chiaramente il cambiamento. Affinché ciò avvenga risulta fondamentale la comunicazione aziendale interna: non deve trattarsi solo di un annuncio, al contrario, tutti devono poter seguire passo passo la transizione, capirne la necessità e soprattutto potervi partecipare.

La seconda P riguarda i processi aziendali, che vanno rivisti e adattati alla trasformazione digitale.

La piattaforma indica le tecnologie da introdurre e con cui familiarizzare.

Place non significa soltanto il luogo fisico di lavoro, ma anche quello digitale, sempre più importante, basta pensare allo smart working.

Modelli di change management 

Esistono diversi modelli di gestione della transizione, a partire dal modello Adkar, brevettato da Prosci. L’acronimo inglese sta per: awareness, desire, knowledge, ability e reinforcement. Ovvero: consapevolezza del bisogno di cambiare, desiderio di cambiamento, conoscenza delle modalità per farlo, capacità effettiva di utilizzo dei nuovi strumenti digitali e rinforzo, nel senso di tutte quelle attività che permettono di monitorare e intervenire per mantenere la nuova gestione nel tempo.

Si tratta di un movimento che parte dalle motivazioni interne, per arrivare al cambiamento da dentro, senza mai perdere di vista le persone. Alla base di questo modello, infatti, c’è la convinzione che la trasformazione digitale può avvenire esclusivamente con la partecipazione di tutti i collaboratori dell’azienda. 

Il modello Kotter è stato ideato nel 1996 da John Kotter, docente della Harvard Business School e autore di "Guidare il cambiamento" e prevede una suddivisione del processo di change management in 8 passi, raggruppati in tre grandi fasi: la preparazione, lo sviluppo e il consolidamento.

Kotter parla di "senso di urgenza" alla base del cambiamento, un bisogno dell’organizzazione quasi impellente che ha a che fare anche col mercato e la necessità di mantenere la posizione o migliorarla.

Il secondo step è costruire un team: vanno individuate le persone giuste, i cosiddetti "agenti del cambiamento", capaci di far comprendere chiaramente dove si vuole arrivare.

Va creata una visione e soprattutto comunicata con decisione: il change management va spiegato in maniera chiara, come se fosse un’immagine, "la cartolina della destinazione".

Gli ostacoli vanno rimossi, mentre obiettivi di breve termine vanno progettati, per ottenere risultati veloci e gratificanti e mantenere visibilità e attenzione sul processo.

Bisogna, inoltre, darsi tempo necessario e sostegno continuo per raggiungere l’obiettivo finale.

Una volta ottenuto, va fatto attecchire. 

Esempi italiani 

Il change management è già utilizzato dalle grandi imprese italiane, tanto che dal 2014 l’associazione Assochange, in collaborazione con la scuola di management del Politecnico di Milano, organizza l’Osservatorio sul change management, monitorando e premiando le migliori esperienze nazionali. 

Negli ultimi anni, tra i premiati ci sono stati: Ferrovie dello Stato, Pirelli, Enel, Acea, Gruppo Mondadori, Eni, Nestlé, Amplifon e Poste Italiane. Quest'ultima è stata insignita del Premio Assochange 2022 per il progetto Insieme 24si, la piattaforma di people engagement che coinvolge tutti i lavoratori dell’azienda in una chiave partecipativa.

Nuovi modelli di leadership

Nella gestione del cambiamento, la leadership occupa un ruolo fondamentale. È dall’alto che deve partire il segnale e prendere il via la trasformazione, che non è mai un processo istantaneo, né tanto meno facile. 

La resistenza al cambiamento è una caratteristica che i leader non possono permettersi di avere o che devono saper superare: essere una guida significa andare oltre e saper prima di tutto percepire la necessità di un cambiamento. I nuovi leader sanno essere empatici, delegano con fiducia, condividono e soprattutto coinvolgono grazie a un’ottima comunicazione. 

Conclusioni

Abbiamo visto cos’è il change management e perché permette di gestire al meglio le fasi, specie se accelerate, di cambiamento.  

Abbiamo visto anche come è strettamente legato alla trasformazione digitale e come quest’ultima può realizzarsi, solo con la piena adesione di tutti i tuoi collaboratori. 

L’obiettivo è traghettare la compagnia dall’oggi al domani. Per farlo servono dipendenti preparati e convinti e un leader che abbia chiara la rotta e sappia comunicarla, motivandoli, costantemente. 

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