Gig economy: come assumere i nuovi lavoratori temporanei

By Indeed Editorial Team

Il dizionario Treccani l’ha inserita tra i neologismi, cioè le nuove parole o espressioni utilizzate dagli italiani, in questo caso derivata da un’altra lingua. La gig economy viene definita come "un modello economico basato sul lavoro a chiamata, occasionale e temporaneo, e non sulle prestazioni lavorative stabili e continuative, caratterizzate da maggiori garanzie contrattuali". Effettivamente, le due parole che compongono l’espressione, ormai entrata anche nelle nostre conversazioni, significano rispettivamente "lavoro temporaneo, lavoretto” ed "economia". Quelle che un tempo, cioè, erano occupazioni considerate secondarie e scelte spesso per arrotondare, ora sono parte fondamentale della nostra economia.

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Il ruolo delle piattaforme

Per la ricerca dei lavoratori temporanei, soprattutto dei cosiddetti lavoretti, la piattaforma svolge un ruolo fondamentale.

Nella gig economy la domanda e l’offerta sono gestite attraverso piattaforme digitali e app dedicate: è online che i lavoratori si relazionano con i clienti e i datori di lavoro. 

Dalla crisi del 2008, con un’impennata registrata durante la pandemia di Covid-19, il lavoro on demand è aumentato in misura esponenziale. Soltanto in Europa - secondo dati diffusi dalla Commissione europea nel dicembre 2021, quando ha presentato una proposta di direttiva per migliorare le condizioni dei lavoratori delle piattaforme - oltre 28 milioni di persone lavoravano attraverso le piattaforme. Si prevede che nel 2025 arriveranno a 43 milioni. Tra il 2016 e il 2020, i ricavi delle piattaforme sono quasi quintuplicati, passando da 3 a 14 miliardi di euro.

Non esiste un unico modello lavorativo quando parliamo di gig economy, ma più tipi, diversi tra loro. Dipende da come viene assegnato il lavoro e come viene pagato il lavoratore, dal tipo di piattaforma (specialistica o generale) e dalla complessità e dal controllo della prestazione. 

"Le differenti caratteristiche del servizio e della prestazione possono avere conseguenze giuridiche importanti dal punto di vista del settore di regolamentazione e della qualificazione del tipo di lavoro", scrive Valerio De Stefano, dell’Ilo di Ginevra (Organizzazione internazionale del Lavoro) in un paper dedicato al tema della gig economy e il lavoro.

Gig workers: chi sono 

Di solito finiscono tutti nel grande contenitore degli autonomi, ma in realtà i nuovi lavoratori temporanei sono un gruppo molto variegato, che comprende liberi professionisti a partita Iva, studenti, disoccupati (e in alcuni casi pensionati), freelance, lavoratori a progetto, lavoratori di ditte a contratto o a chiamata. Generalmente, non siglano veri e propri contratti, ma accordi per fornire servizi on demand ai clienti della società. 

In tono colloquiale vengono detti anche gigger e operano principalmente nel settore della ristorazione (i famosi rider che consegnano a domicilio), in quello informatico (programmatori, web designer, ecc.) o nel settore digitale e creativo (traduttori, giornalisti, scrittori, fotografi, creatori di contenuti). I settori che coinvolgono questo tipo di lavoratori sono in forte crescita.

I gig workers devono fare riferimento a una dose di flessibilità, in quanto lavoratori autonomi. Possono scegliere gli orari e i posti dove lavorare, che, come abbiamo visto è quello che chiedono sempre di più i lavoratori dipendenti, mirando a un equilibrio tra vita e lavoro. Ma non sempre è quello che avviene. Il rovescio della medaglia comporta una maggiore precarietà e un’inferiore tutela: non verranno garantite ferie, giorni di malattia, salario minimo, orario di lavoro definito, tredicesima, quattordicesima e  alcuna forma di sicurezza, salute sul lavoro o protezione sociale. I lavoratori autonomi di questo tipo dovranno provvedere al costo delle attrezzature e delle utenze, che in un contesto di crisi energetica globale è certamente un fattore non irrilevante. Inoltre, i gig workers non possono contare su uno stipendio fisso a fine mese: le loro entrate dipenderanno unicamente dalle ore di servizio prestate.

Il rischio sfruttamento

In Italia, tra i gig workers, ci sono i rider, i fattorini moto o bici-muniti che hanno scelto come lavoro quello che una volta sembrava essere prerogativa degli studenti per arrotondare o pagarsi gli studi.

Secondo lo studio Lavoro virtuale nel mondo reale: i dati dell'Indagine Inapp-Plus sui lavoratori delle piattaforme in Italia, realizzato dall’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (INAPP), in Italia la gig economy non è molto sviluppata e i lavoratori delle piattaforme sono solo una minoranza. In totale, sono oltre mezzo milione (570 mila) gli italiani impiegati e, di questi, sette su dieci hanno tra 30 e 49 anni; per otto su dieci il lavoretto rappresenta una fonte di sostegno importante o essenziale, mentre per quasi la metà è l’attività principale. Tre su dieci non hanno un contratto scritto, il 72% ha fatto un test o una prova prima di iniziare a lavorare. Uno su due, inoltre, dichiara di scegliere le piattaforme in mancanza di altre alternative (50,7%). Il lavoro viene valutato soprattutto in base al numero di incarichi effettuati (59,2%), sulla base del giudizio dei clienti (42,1%) e sui tempi di esecuzione degli incarichi (15,1%). In caso di valutazione negativa, raccontano gli intervistati, per il 65,7% si ha una riduzione o peggioramento degli incarichi, per il 43,3% un mancato pagamento e per il 2,8% l’esclusione dalla piattaforma, ovvero il licenziamento. 

Normative e diritti

Il D.L. n. 101/2019, recante disposizioni urgenti per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali (convertito nella legge 128 del 2 novembre 2019) equipara alcuni rapporti di collaborazione ai rapporti di lavoro subordinato e prevede una specifica disciplina per quelli dei cosiddetti rider.

Inoltre, "l'adozione della direttiva sulle condizioni di lavoro nelle piattaforme proposta dalla Commissione europea può rappresentare un importante punto di riferimento sovranazionale per regolamentare e tutelare il lavoro delle piattaforme - ha detto Sebastiano Fadda, presidente dell’INAPP all’agenzia stampa Agi - fino a cinque milioni e mezzo di lavoratori digitali in Europa potrebbero essere riclassificati in lavoratori subordinati, usufruendo così di alcuni diritti fondamenti finora negati. Ciò consentirebbe non solo di bilanciare in maniera più equa l’interesse dei fruitori di tali servizi con il diritto a condizioni di lavoro dignitose, ma anche di assicurare condizioni concorrenziali più sane nei diversi mercati e una maggiore trasparenza fiscale". 

Fadda ha ricordato come, in un panorama estremamente variegato, la gig economy debba intervenire in particolare nei casi più permeabili allo sfruttamento. 

Sono numerosi i racconti nelle cronache di fattorini o lavoratori temporanei sottopagati, se non addirittura non pagati, vittime di incidenti gravi e purtroppo anche morti.

Come assumere i nuovi lavoratori

Quel che è certo è che le aziende sono chiamate a rivedere i loro modelli organizzativi anche alla luce della nuova forma di economia e, di conseguenza, il modo di relazionarsi anche con gli elementi esterni. Ciò non significa necessariamente stravolgere le categorie esistenti, ma servono una buona dose di elasticità e flessibilità. 

Se vuoi assumere e affacciarti al mondo dei gig workers, in linea con quanto stabilito dalla Commissione europea anche per i lavoratori autonomi (che si possono unire in accordi collettivi quando si trovano in una posizione debole), accertati di garantire i diritti fondamentali a ogni tipo di collaboratore, espandendo anche la tutela previdenziale e assicurativa. 

In un mondo in cui le piattaforme avranno sempre più a che fare con le nostre vite e in cui forse la gig economy diventerà la nuova norma della classe operaia, è altamente consigliabile essere pronti ai cambiamenti, ma senza perdere di vista le conquiste fondamentali raggiunte. 

Tra i nuovi lavoratori temporanei, vista la loro grande eterogeneità e provenienza, infine, tieni sempre a mente che possono nascondersi anche dei potenziali talenti, candidati ideali per arricchire la tua talent pool.

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