Il top management ispira la gestione aziendale in tempi di crisi

By Indeed Editorial Team

Direzione e gestione aziendale vengono spesso confuse. Presuppongono entrambe buone capacità di coordinamento, lavorare per obiettivi e saper creare un clima positivo. Ma la prima, intesa come i livelli apicali in azienda , contiene nel suo stesso significato la capacità di tracciare la via. In quanto top manager, sei prima di tutto una guida, da sempre sai ispirare e motivare, e in tempi di crisi sei chiamato a farlo ancora di più. Vediamo in questo articolo quali sono le caratteristiche di un buon leader, diventate imprescindibili con la pandemia e gli ulteriori sconvolgimenti - la guerra, la crisi energetica e quella ambientale. Caratteristiche estremamente utili anche per i manager e chi vuole migliorare la gestione aziendale.

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I nuovi compiti del top management 

Sai bene quanto far parte dell’alta direzione significhi assumere su di te tutta la responsabilità dell’efficacia del sistema di gestione aziendale: non puoi rimanere estraneo ai processi della qualità, ma devi guidare l’intero business attraverso i processi della qualità.

La pandemia ha innescato una spirale di profondi cambiamenti, facendo emergere interrogativi e sfide che riguardano anche il mondo del lavoro e il modo in cui lo intendiamo. Basti pensare allo smart working. E in questo modello di lavoro, gioca un ruolo fondamentale la fiducia reciproca, dall’alto verso il basso e viceversa. Tuttavia, secondo una ricerca mondiale quasi il 40% dei manager è scettico nei confronti dei lavoratori da remoto e circa la metà della forza lavoro si sente microgestita. Una questione che va affrontata anche da noi.

In Italia, secondo L’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2021 gli smart worker sono diminuiti, passando da 5,37 milioni nel primo trimestre a 4,07 milioni nel terzo trimestre (a settembre 2021 erano complessivamente 1,77 milioni nelle grandi imprese, 630 mila nelle PMI, 810 mila nelle microimprese e 860 mila nella PA). Ma al termine della pandemia le organizzazioni prevedono un incremento degli smart worker: si crede saranno 4,38 milioni, con un aumento dell’8%, di cui 2,03 milioni nelle grandi imprese, 700 mila delle PMI, 970 mila nelle microimprese e 680 mila nella PA.

Ed è qui che entra in gioco la fiducia, fattore che, come sai bene, ha conseguenze significative sulla produttività, l’innovazione, il coinvolgimento, la motivazione e la fidelizzazione dei tuoi collaboratori. In quanto parte dell’direzione aziendale , sei chiamato per primo a concedere maggiore fiducia e responsabilizzazione: si tratta di una trasformazione che deve partire dall’alto, infatti, e a cascata raggiungere tutti i livelli occupazionali. In alcuni casi, si può trattare di una vera e propria rivoluzione, che implica per chi come te è al vertice della piramide, l’abbandono di un modello di gestione aziendale più tradizionale, per lasciare spazio a un leadership “gentile”.

La leadership gentile

Alcune grandi aziende italiane, come l’Enel, il cui caso è raccontato in questo articolo, stanno sperimentando modelli di organizzazione ibridi e nuove forme di collaborazione tra i team, dando spazio a riflessioni sul valore del tempo di ogni lavoratore, per diffondere un nuovo benessere della persona e quindi dell’organizzazione, adottando comportamenti virtuosi anche verso l’ambiente.

Un leader gentile sa garantire un ambiente psicologicamente sicuro per il dibattito, consentire alle persone di esprimere i propri pensieri liberamente, in uno spazio che si adatta a loro e ai compiti che prediligono.

Il concetto di leadership si sta quindi spostando da uno stile di “comando e controllo” – votato al puro profitto – a un modello più attento alla “cura delle persone”, pur continuando a puntare al raggiungimento degli obiettivi alla base della gestione aziendale. 

Per dirigere un’azienda serve “sentire”

Nel bagaglio di un buon dirigente, empatia e flessibilità diventano due caratteristiche fondamentali. Si tratta di affiancare al “fare”, il “sentire”, partendo dal saper ascoltare e coinvolgere le persone, con una comunicazione chiara e trasparente. Un passaggio non facile, ma necessario, alla luce anche dell’attenzione che la pandemia ha portato nei confronti della salute mentale.

Secondo una ricerca di BVA Doxa per Mindwork sul benessere psicologico dei lavoratori italiani, il 40% del campione intervistato ha riferito di non sentirsi libero di parlare del proprio malessere emotivo nel suo luogo di lavoro. Una persona su tre dichiara di essersi assentata a causa di malessere emotivo, dovuto a eccessivi carichi di stress e ansia. Secondo i dati emersi, inoltre, lavoratori e lavoratrici giovani hanno una maggior propensione a lasciare il lavoro a causa di un malessere emotivo ad esso correlato. Il 49% degli under 34, infatti, si è dimesso almeno una volta per preservare la propria salute psicologica. La tendenza è in aumento di 5 punti percentuali rispetto al 2020.

Top manager e impegno sociale

Secondo la classifica annuale Top Manager Reputation, l’Osservatorio permanente di Reputation Science sulla reputazione online dei vertici delle aziende attive in Italia, nel 2021 i top manager che hanno scalato la classifica sono stati quelli in grado di andare oltre il ruolo puramente manageriale, cercando di avere un impatto positivo sull’intera società, in una visione che unisce la tutela dell’ambiente e l’impegno sociale alla governance d’impresa. Essere un leader significa, cioè, anche esprimere le tue posizioni, incluse quelle politiche. La comunicazione dei capi si adatta così ai tempi, diventando più attiva, in una chiave di maggiore partecipazione e relazione con la società.

Il top management è il primo avamposto della reputazione dell’azienda e la reputazione di quest’ultima si sostanzia attraverso quella del top manager, in un rapporto sempre più stretto.

E social

Oltre ai risultati, insomma, ti viene sempre più richiesto impegno sociale. A ciò, si aggiunge una comunicazione efficace, portata avanti anche attraverso i social media. Sempre secondo Reputation Science, però, in questo campo, in Italia, si osserva qualche resistenza e ritardo: quasi un manager su tre è assente dai social. Chi è presente sfrutta soprattutto LinkedIn, pochi emergono su Twitter o Instagram. Lo stile di comunicazione si differenzia di poco da quello dell’azienda e i top manager italiani che si fanno notare nel panorama mondiale si contano sulle dita di una mano. Eppure, la reputazione online è il primo biglietto da visita ormai di chi detiene il comando: in ogni istante sei sotto gli occhi di tutti, in particolare di clienti, investitori, partner, giornalisti, istituzioni e stakeholder. Anche qui si tratta di saper cogliere il cambiamento e le opportunità che offre, trasformando una lacuna o debolezza, in un vantaggio competitivo importante.

Conclusione

Alla luce delle grandi trasformazioni economiche, finanziarie e sociali degli ultimi tempi, alcune delle quali ancora in atto, anche all’interno del mondo aziendale si pone l’esigenza di ripensare i modelli operativi, a partire dall’alta direzione, dotandosi di strumenti sempre più complessi e delicati. Il cambiamento - per alcuni una vera e propria rivoluzione - deve venire dall’alto: sono i top manager come te a dover dare l’esempio e il ‘là’ a un processo importante di revisione e innovazione. Vanno instaurati nuovi modelli di relazioni e metodi di lavoro, in cui oltre ai risultati, venga considerato fondamentale, e per questo implementato, il benessere psicofisico delle persone, intese come parte dell’azienda e insieme dell’intero ecosistema.

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