Stando a una nuova ricerca, la maggior parte dei lavoratori afferma di non aver bisogno della laurea per svolgere il proprio impiego, aggiungendo che non avrebbe nemmeno frequentato l'università se possedere una laurea non fosse stato un requisito per molti ruoli.
Argomenti principali
- La maggior parte dei laureati ritiene che potrebbe svolgere il proprio lavoro anche senza tale titolo di studio, e oltre un terzo dichiara che il conseguimento della laurea non ha comunque meritato il tempo o il denaro impiegati.
- Con l'aumento del recruiting basato sulle competenze, le aziende si trovano a dover gestire le potenziali tensioni tra laureati e non laureati.
- La Generazione Z è particolarmente propensa a mettere in discussione il valore delle lauree, considerandole sempre meno rilevanti a causa dell'intelligenza artificiale.
La formazione universitaria è preziosa per molte ragioni, ma non è l'unica strada per raggiungere il successo professionale, e i dati lo dimostrano.
Un recente sondaggio commissionato da Indeed da The Harris Poll rivela un cambiamento significativo nel modo in cui i laureati percepiscono il valore del proprio percorso di formazione nell'attuale panorama lavorativo. In sintesi, la maggioranza ritiene che potrebbe svolgere il proprio lavoro anche senza una laurea, e una buona parte crede che il percorso universitario sia stato uno spreco.
"Questi risultati ci dicono che molti lavoratori percepiscono la propria laurea come sempre meno rilevante e hanno particolare ragione pensando al contesto futuro", afferma Aidan McLaughlin, sostenitore del recruiting basato sulle competenze e Global Director of Brand & Advertising presso Indeed. "Con l'evoluzione dei ruoli e la rimodellazione della forza lavoro ad opera dell'intelligenza artificiale, le aziende che si concentrano sul potenziale e investono nello sviluppo delle competenze, e non solo nelle credenziali, saranno nella posizione migliore per rimanere competitive."
L'indagine, che ha coinvolto 772 adulti statunitensi di età pari o superiore a 18 anni, impiegati a tempo pieno o part-time oppure in cerca di occupazione e in possesso di un diploma universitario o titolo superiore, evidenzia una crescente enfasi sulle competenze e sull'esperienza rispetto alle qualifiche tradizionali.
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Saperne di più1. Una percentuale significativa di laureati mette in dubbio il valore pratico dei propri titoli di studio.
Sebbene il 70% degli intervistati affermi che la propria laurea sia ancora "rilevante" per il ruolo attuale, più di un terzo (36%) ritiene che questa sia stata una perdita di tempo e/o denaro, e una percentuale sorprendente (60%) dichiara che avrebbe potuto svolgere altrettanto bene il proprio impiego attuale senza tale titolo di studio. Chi ha contratto un debito studentesco (41%) è più propenso ad avere questa opinione rispetto a chi è senza debiti (31%). Questo sentimento è particolarmente forte tra le generazioni più giovani, ovvero tra il 68% della Generazione Z e il 64% dei Millennial.
Inoltre, più della metà (52%) non avrebbe frequentato l'università se non fosse stata richiesta una laurea per molte posizioni lavorative.
Conclusione: "Il fatto che così tanti lavoratori ritengono di potere svolgere altrettanto bene il proprio impiego senza una laurea dovrebbe essere un campanello d'allarme per le aziende", afferma McLaughlin. Mentre alcuni settori (come medicina, legge e ingegneria) esigono giustamente una laurea, molti altri richiedono tale titolo di studio inutilmente. "Dobbiamo chiederci: i requisiti relativi ai titoli di studio stanno involontariamente lasciando fuori grandi talenti? Assumere personale mettendo le competenze al primo posto non significa abbassare l'asticella, bensì riconoscere coloro che l'hanno già oltrepassata in modi diversi e altrettanto preziosi."
2. C'è comunque un rischio di tensioni sul luogo di lavoro tra i laureati e i non laureati.
Il sondaggio ha rilevato che due terzi (67%) dei laureati sarebbero infastiditi se scoprissero che i propri colleghi hanno ottenuto lo stesso ruolo o ruoli simili senza una laurea. Questo dato segnala una sfida più profonda: man mano che le aziende adottano il recruiting basato sulle competenze, come possono affrontare le percezioni interne di equità e prevenire potenziali attriti tra i dipendenti?
"La trasparenza è essenziale", afferma McLaughlin. "Se vogliamo adottare il recruiting basato sulle competenze, dobbiamo anche ridefinire l'aspetto dell'avanzamento professionale in modo che tutti i dipendenti, indipendentemente da come hanno acquisito le loro competenze e conoscenze, vedano un percorso da seguire."
Conclusione: per sfruttare appieno il valore del recruiting basato sulle competenze, assicurati di comunicare l'importanza di percorsi di apprendimento diversificati, celebra i risultati rispetto alle credenziali e assicurati che la crescita professionale sia visibile, equa e basata sulle competenze.
3. La Generazione Z sta guidando un cambiamento nel nostro modo di considerare il valore delle lauree.
Il sondaggio rivela un chiaro divario generazionale, soprattutto tra la Generazione Z, riguardo all'importanza che le persone attribuiscono ai titoli di studio. Le generazioni più giovani sono più propense a mettere in discussione il valore delle proprie lauree e ritengono che l'intelligenza artificiale le abbia rese irrilevanti.
Alcune delle statistiche più importanti che sottolineano le differenze generazionali:
- Il 68% della Generazione Z e il 64% dei Millennial ritengono di potere svolgere altrettanto bene il proprio lavoro anche senza una laurea, rispetto al 60% di tutti gli intervistati
- Il 76% della Generazione Z afferma che non avrebbe frequentato l'università se non fosse stata richiesta una laurea per molte posizioni lavorative, rispetto al 54% dei Millennial, al 46% della Generazione X e al 34% dei Baby Boomer e delle categorie meno giovani
- Il 51% della Generazione Z ritiene che la laurea sia stata una perdita di tempo e denaro, rispetto al 41% dei Millennial, al 30% della Generazione X e al 20% dei Baby Boomer e delle categorie meno giovani
- I lavoratori della Generazione Z sono i più preoccupati (74%) di tutti i gruppi per il fatto che i colleghi non laureati ottengano ruoli identici al proprio
"Gli appartenenti alla Generazione Z non si limitano a mettere in discussione il valore economico di una laurea, ma ci dicono anche che forse non avrebbero frequentato l'università se tale titolo di studio non fosse stato percepito come requisito per ottenere un buon lavoro", afferma McLaughlin.
Conclusione: per attrarre la prossima generazione di talenti, McLaughlin incoraggia le aziende a dare priorità ad aspetti come la motivazione, l'apprendimento e l'esperienza nel mondo reale rispetto alle credenziali accademiche nelle loro pratiche in materia di employer brand e recruiting. "Dobbiamo cercare il potenziale umano nei candidati", afferma.
4. Quasi un terzo dei lavoratori ritiene che l'intelligenza artificiale abbia reso irrilevanti i propri titoli di studio.
Il sondaggio ha rilevato che il 30% dei dipendenti e delle persone in cerca di lavoro crede che l'intelligenza artificiale abbia reso irrilevanti le proprie lauree. Questo sentimento è ancora più marcato tra le generazioni più giovani, con il 45% della Generazione Z e il 36% dei Millennial contro il 20% della Generazione X e il 21% dei Baby Boomer e delle categorie meno giovani.
Conclusione: con l'affermarsi della rivoluzione generata dall'intelligenza artificiale, un approccio di recruiting incentrato sulle competenze può aiutare a mantenere alte le performance della forza lavoro, concentrandosi su ciò che le persone possono fare ora e sul loro potenziale di crescita piuttosto che sulle loro lauree o sui titoli professionali. "Il recruiting basato sulle competenze ci offre un modo per tenere il passo con il mondo del lavoro odierno", afferma McLaughlin. Per molte posizioni, la padronanza degli strumenti di intelligenza artificiale è tra queste competenze. Come afferma spesso Svenja Gudell, Chief Economist di Indeed, "L'AI generativa non ti toglierà il lavoro. Ma la persona che sa come usarla lo farà".
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