Non si finisce mai d'imparare, recita un vecchio detto. E se è vero in generale per la vita, vale in particolare per il mondo del lavoro. In un sistema che cambia sempre più rapidamente, non ci si può permettere di stare fermi: bisogna aggiornare di continuo le proprie competenze e se necessario ripensarsi, aprirsi e adattarsi a un nuovo mondo. In questi casi si parla di upskilling e reskilling, due termini inglesi che indicano proprio l’aggiornamento continuo delle competenze. I migliori leader devono saper anticipare il cambiamento, garantendo al personale la possibilità di crescere continuamente.
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Saperne di piùUpskilling
Con questo termine si intende l’aggiornamento continuo, che consente di migliorare le competenze e i risultati ottenuti nel proprio lavoro. Le competenze sempre più richieste e necessarie sono naturalmente quelle digitali, ma non solo.
Secondo l’Osservatorio Tack TMI, nei primi sei mesi del 2022 in Italia è cresciuta la richiesta formativa, e tra le competenze più richieste, oltre a quelle digitali e alle lingue straniere, ci sono state le abilità comunicative, sociali, relazionali e di leadership per diversi ruoli, non solo manageriali.
"È sempre più condiviso che apprendimento e sviluppo di business sono due lati della stessa medaglia per la competitività e la crescita" ha commentato Irene Vecchione, amministratore delegato di Tack TMI Italy "e che rimandare o tagliare oggi gli investimenti nello sviluppo delle competenze potrebbe significare affrontare un capitolo di spesa extra dopo".
Ma se i leader sono aperti alla formazione permanente, cosa ne pensano invece i dipendenti italiani?
La formazione per attirare e trattenere i talenti
Per l’Employer Brand Research 2022 di Randstad, un’indagine realizzata in quasi 6000 aziende del mondo tra oltre 160 mila persone (di cui oltre 6590 in Italia ), il 65% dei lavoratori italiani considera importante la crescita professionale. E a ritenerlo particolarmente rilevante sono soprattutto gli under 35 (75%) e le persone con un’istruzione elevata (75%).
Otto lavoratori su dieci, inoltre, considerano molto importante che il datore di lavoro offra occasioni di riqualificazione e/o miglioramento delle competenze e sostiene che molto probabilmente rimarrà nello stesso posto se gli verranno date tali opportunità.
Nella scelta di una nuova occupazione, i talenti danno molto peso all’offerta formativa e alla possibilità di sviluppo delle proprie competenze. L’upskilling, dunque, permette non solo di accrescere le conoscenze dei tuoi dipendenti, ma anche di attrarne di nuovi e di riuscire a mantenerli.
Reskilling
Quando le nuove competenze servono per formarci a un nuovo lavoro o mansione, cioè a riqualificarci, si parla di reskilling. Rimettersi in gioco non è mai semplice, ma la velocità con cui tutto sta cambiando, specie dopo la pandemia, e quella che ormai viene definita come la quarta rivoluzione industriale stanno per rendere obsoleti alcuni lavori. Ma per fortuna ne richiederanno anche di nuovi.
Secondo quanto emerso dal World Economic Forum 2022 e riportato in questo articolo de la Repubblica, le nuove tendenze nel mondo del lavoro futuro, da qui al 2030, saranno sostanzialmente quattro e tutte legate e fenomeni di portata per così dire storica, ma già in corso.
Si va dalle professioni legate allo sviluppo e gestione dello smart working ai "lavori verdi" connessi al cambiamento climatico e alla crisi che stiamo attraversando. Prenderà sempre più piede la Gig economy e naturalmente tutto quello che sarà legato all’automazione e all’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Ma se non tutti i tuoi dipendenti hanno una formazione tecnica o scientifica, niente paura: le competenze richieste saranno anche altre.
Il ritorno delle soft skill
In un mondo popolato di macchine non tutto potrà essere (per fortuna) automatizzato. L’intelligenza artificiale avrà comunque bisogno di quella umana, compresa quella che viene definita come intelligenza emotiva, difficilmente replicabile dai computer.
E persino le nuove professioni richiederanno competenze non soltanto tecniche, ma anche di tipo relazionale e comunicativo, le cosiddette soft skill.
In un contesto in cui ai lavoratori è richiesto di aggiornarsi continuamente e velocemente o addirittura di cambiare, qualcuno che sappia gestire con professionalità, ma anche umanità, questi passaggi diventerà fondamentale per tutte le organizzazioni. Non si tratta dunque solo di controllare l’automazione, ma di accompagnare i tuoi collaboratori in quella che è appunto una rivoluzione, prima di tutto umana.
Anticipare il futuro
Abbiamo visto come la formazione permanente sia un elemento ormai imprescindibile in un mondo che muta tanto velocemente. In particolare l’evoluzione tecnologica e gli eventi degli ultimi anni (pandemia, crisi energetica, ecc.) hanno fatto sì che il mondo del lavoro cambiasse profondamente e richiedesse ancora più elasticità alle aziende, per rimanere competitive.
In quanto leader, dovresti far sì che la tua organizzazione si apra e metta in pratica l’upskilling e quando necessario il reskilling. Naturalmente l’aggiornamento e la crescita professionale dei tuoi dipendenti dipendono anche dalla conoscenza che hai di loro: soltanto avendo una piena conoscenza delle loro competenze, dello loro inclinazioni e dei loro interessi puoi migliorarli, pianificando al meglio la formazione.
Come abbiamo visto, i lavoratori italiani vogliono crescere, specie i più giovani e istruiti. Sta a te stimolarli e guidarli, riuscendo, come sempre, ad anticipare il futuro.
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