Cosa possono fare le aziende per supportare il benessere del personale?

By Indeed Editorial Team

Il 10 ottobre si celebra la giornata mondiale della salute mentale, un tema importante e da tenere in grande considerazione per chi si occupa di risorse umane. Sono molti gli elementi che confermano la stretta correlazione fra la salute mentale delle persone e le loro condizioni di lavoro. Vediamo cosa possono fare le aziende per garantire il benessere del personale e perché è importante creare un ambiente salutare ai fini della produttività.

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Benessere lavorativo: un'esigenza sempre più sentita

Una ricerca di BVA Doxa per Mindwork ha rilevato che quasi il 50% dei lavoratori soffre di frequenti problemi d'ansia e insonnia legati al lavoro, e che l'80% ha avvertito almeno un sintomo legato al burnout, come per esempio senso di stanchezza, diminuzione dell'efficienza lavorativa, crescita del distacco mentale, atteggiamento cinico nei confronti del lavoro.

Il disagio sembra essere avvertito soprattutto dai più giovani, visto che quasi la metà degli under 34 ha dichiarato di essersi dimesso almeno una volta per tutelare la propria salute psicologica, e il trend è in crescita.

Il problema non è solo italiano: negli Stati Uniti, il 76% dei lavoratori sostiene di avere almeno un problema mentale in ufficio e ben il 90% ne attribuisce buona parte di responsabilità ai datori di lavoro. In Giappone, ha dimensioni inquietanti il fenomeno del Karoshi, la morte per superlavoro determinata da suicidio o infarto.

Un dettaglio su cui è bene concentrare l'attenzione è che l'ambiente lavorativo spesso non è considerato adatto a esprimere il proprio disagio: il 40% degli intervistati da BVA Doxa ha infatti dichiarato di non sentirsi libero di parlare del proprio malessere emotivo sul luogo di lavoro.

I rischi dello smart working

La correlazione fra benessere generale della persona e lavoro non è una novità. Negli ultimi anni, però, il fenomeno sembra essersi aggravato, o perlomeno sembra aver assunto delle caratteristiche nuove: a fare da spartiacque è stata la pandemia da Covid-19.

L'OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) ha registrato un peggioramento della salute mentale dei lavoratori in corrispondenza della pandemia: +25% di ansia generale e depressione a livello mondiale, attribuito a sfruttamento, mobbing, orari prolungati, carenza di periodi di riposo, stanchezza, mancanza di formazione e carriera.

Il new normal che ha seguito la pandemia ha portato una richiesta di maggiore flessibilità ed equilibrio fra vita lavorativa e privata. La risposta a queste esigenze è stata principalmente la graduale attenuazione della centralità del luogo di lavoro, a beneficio di modelli ibridi. Ogni novità ha bisogno di assestarsi, e non sempre lo smart working è sinonimo di benessere sul lavoro.

Le responsabilità delle aziende

Due recenti sentenze della Corte di Cassazione (la 29.611 dell’11 ottobre 2022 e la 31.514 del 25 ottobre 2022) hanno stabilito che l'INAIL deve indennizzare tutte le malattie, fisiche o psichiche, riconducibili al lavoro, non solo quelle riguardanti la prestazione. Viene sancito, quindi, l'importante principio per cui l'azienda può essere responsabile del calo di benessere del dipendente anche per il modo in cui organizza le mansioni da svolgere o per il clima che si respira nell'ambiente lavorativo.

A fronte di questo nesso, ora stabilito anche da un tribunale, i rimedi messi in pista dalle aziende sembrano ancora insufficienti. In uno studio di The Workforce Institute, il 92% degli intervistati reputa importante che l'azienda si dedichi attivamente al benessere del personale, ma il 42% considera inefficaci le misure promosse dalla propria azienda sul tema¹.

I rimedi si trovano a più livelli

Il benessere sul lavoro dovrebbe essere una strategia aziendale, non un aspetto secondario. Curare il benessere lavorativo ha effetti positivi sulla produttività dell'azienda, aumentando l'engagement dei dipendenti ed evitando le dimissioni di persone di talento a cui non si vorrebbe rinunciare. Perciò, i datori di lavoro dovrebbero trattare il benessere del personale come una metrica per il successo.

Se le aziende promuovono una cultura del benessere, ne beneficiano tutti: i dipendenti e le aziende stesse. Per adottare questa strategia win-win, le aziende hanno a disposizione, fra l'altro, lo strumento del welfare aziendale, definito da Martina Mauri, ricercatrice dell'Osservatorio HR Innovation Practice e dell'Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano “un insieme di benefit e prestazioni non monetarie erogate a favore dei dipendenti, con l'obiettivo di migliorare la qualità della vita e il benessere dei lavoratori e dei loro familiari”.

Il welfare aziendale fornisce diversi mezzi per facilitare il work-life balance, così importante per il benessere sul lavoro. Ma ci sono almeno altri due diversi ordini di comportamenti che un datore di lavoro può adottare per evitare il disagio psico-fisico dei propri dipendenti. Il primo è a monte, ed è uno stile di leadership consono alla sensibilità attuale, quindi non eccessivamente autoritario e senza un'enfasi eccessiva sul risultato, ma al contrario dialogico e attento a tutti gli aspetti qualitativi di una relazione di lavoro. Il secondo, a valle, è l'istituzione di appositi servizi di supporto psicologico che aiutino a riconoscere e a combattere il disagio dei dipendenti.  

Le strategie pratiche di OMS e OIL

In aggiunta alle linee guida globali sulla salute mentale sul lavoro, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha diramato, congiuntamente all'Organizzazione Internazionale del Lavoro, una nota informativa in cui si danno indicazioni a governi, datori di lavoro, lavoratori e sindacati² sulle strategie pratiche utili a mettere in pratica le linee guida.

Ecco, in sintesi, le strategie suggerite:

  • Prevenire le condizioni di salute mentale legate al lavoro attraverso la gestione del rischio psicosociale che include l'utilizzo di interventi organizzativi per rimodellare le condizioni di lavoro, le culture e le relazioni.
  • Tutelare e promuovere la salute mentale sul lavoro, soprattutto attraverso formazione e interventi che migliorano l'alfabetizzazione della salute mentale, rafforzare le capacità di riconoscere e agire sulle condizioni di salute mentale a lavoro e consentire ai lavoratori di cercare supporto.
  • Sostenere i lavoratori con problematiche di salute mentale affinché partecipino pienamente ed equamente nel lavoro attraverso accomodamenti ragionevoli, programmi di rientro al lavoro e iniziative di occupazione assistita.
  • Creare un ambiente favorevole con azioni trasversali per migliorare salute mentale sul lavoro attraverso leadership, investimenti, diritti, integrazione, partecipazione, evidenza e conformità.

Si può e si deve fare molto

Il benessere lavorativo è, quindi, un'esigenza che non può più essere sottovalutata. Riconoscere l'importanza del benessere del personale e quanto un'azienda può influire in negativo o in positivo su di esso è il primo passo per adottare soluzioni a più livelli, nell’interesse dei dipendenti e della stessa azienda.

Fonte:

¹ https://www.ukg.com/resources/article/mental-health-work-managers-and-money 

² https://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/---ed_protect/---protrav/---safework/documents/publication/wcms_856976.pdf

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