Work-life balance: quando l’equilibrio produce più del superlavoro

By Indeed Editorial Team

Il work-life balance, cioè l'equilibrio tra le ore passate a lavorare e quelle dedicate alla vita privata, rappresenta ormai una questione di primaria importanza nella quotidianità delle persone. Dopo la reclusione forzata dovuta alla pandemia di Covid-19, anche gli italiani non sono più disposti a occupare la maggior parte del proprio tempo lavorando. Ma le nuove forme di lavoro, come lo smart working, non sempre sono sinonimo di migliore qualità della vita. Servono nuovi paradigmi, pensati e messi in pratica a partire dai leader. 

Anche se in Italia il dibattito sull'equilibrio vita-lavoro sembra riguardare solo i giovani, la realtà è diversa. Infatti, a potersi permettere di scegliere di lavorare meno è soprattutto chi occupa posizioni di alto livello.

Di certo, però, i giovani sono quelli che più di tutti hanno compreso che il confine tra vita privata e professionale deve essere più netto, tanto che sono stati definiti anche Generazione Yolo, da "you only live once" ("si vive una volta sola"). Sarebbero, infatti, i Millennial e parte della Generazione Z (i nati tra il 1981 e i primi anni 2000) a scegliere di abbandonare il posto fisso per avviare nuove attività e soprattutto vivere meglio. 

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Oltre lo smart working

La richiesta di maggiore flessibilità riguarda diversi aspetti: l'orario di lavoro, il luogo e quindi la possibilità di lavorare da casa in smart working, ma anche premi e benefit aziendali. È interessante da questo punto di vista l'esperienza di Terna, un'azienda del settore elettrico che ha creato spazi ad hoc per permettere di lavorare da remoto a chi magari non può farlo da casa. Hanno così visto la luce due smart hub-working a Roma, facilmente raggiungibili con i mezzi di trasporto e pensati per lavorare da soli o in team, ospitare meeting e operare come in una sede aziendale, ma più dinamica, smart e flessibile. 

Le aziende stanno rivedendo i propri spazi e investimenti immobiliari come conseguenza dello svuotamento di molti uffici, oppure stanno dedicando maggiore attenzione ad ambienti che favoriscano situazioni conviviali e momenti di relax sul luogo di lavoro. 

Il superlavoro non vuol dire super produttività

Se credi ancora che fare molti straordinari significhi aumentare la produttività dell'azienda, dovresti ricrederti. L'overworking non è garanzia di maggiori risultati, ma al contrario provoca danni alla salute, in alcuni casi irreparabili.

Il Giappone è tra i Paesi con le più alte soglie di ore lavorate e purtroppo anche di morti per super lavoro (karoshi). A volte si opera fino a 100 ore la settimana, a fronte delle 80 che rappresentano ufficialmente la soglia oltre la quale il rischio di decesso sale notevolmente. I settori più a rischio sono quello informatico e delle telecomunicazioni, ma figurano anche la sanità, i servizi sociali, i trasporti e l'edilizia.  

Stress, esaurimento o addirittura sindrome da stress post traumatico (la stessa sviluppata dai veterani, per intenderci) sono spesso legati all'eccessivo carico lavorativo. Al contempo, gli esperimenti di riduzione degli orari o delle giornate lavorative stanno dimostrando che meno ore lavorate non significano meno produttività, e contribuiscono invece a un netto miglioramento del work-life balance.

Cosa puoi fare 

Dare il buon esempio

Non lavorare eccessivamente oltre l'orario, specie da casa, per evitare che i tuoi collaboratori si sentano obbligati a imitarti. E non inviare comunicazioni o telefonare al di fuori dell'orario d'ufficio, rispettando per primo il confine tra vita lavorativa e privata. 

Secondo una ricerca della Royal Society for Public Health sugli effetti sulla salute in chi ha lavorato da casa durante il Covid-19 (link in inglese), il 56% degli intervistati ha dichiarato di avere avuto difficoltà a staccare dopo il lavoro. 

Il rischio dello smart working, inoltre, è quello di lavorare di più rispetto a prima, con maggiore stress, anche se al tempo stesso si ha più tempo libero. Secondo il rapporto sul benessere nel lavoro da casa 2022 di NFON, che ha intervistato gli smart worker di sei Paesi europei, quasi per 3 su 10 è aumentato il carico di lavoro, mentre per 1 su 4 è salito il numero di ore che dedica al lavoro. Ma al tempo stesso, il 36% degli intervistati ha dichiarato di avere più tempo per la famiglia e gli amici. Un paradosso solo all'apparenza: evitando lunghi spostamenti, con una programmazione più flessibile e una buona organizzazione è possibile avere più tempo per la vita privata.

Sollecitare a disconnettersi

Sebbene, secondo la stessa ricerca della Royal Society for Public Health, il 45% degli intervistati ritenga che sia meglio lavorare da casa per la propria salute e benessere, il 46% ha di fatto ridotto il movimento, il 39% ha avuto problemi fisici muscolari o scheletrici, e uno su quattro lavora dal divano o dal letto. 

Come vertice dell'azienda dovresti assicurarti che i tuoi collaboratori abbiano tutto il necessario possibile per svolgere un'attività lavorativa sana. Che lavorino da casa o meno, cerca di far sì che vengano incentivati a fare movimento e ricorda sempre loro di staccare la spina, il rischio di burnout è sempre dietro l'angolo

Ricorda che il collasso emotivo ed energetico, dovuto al troppo impegno lavorativo, oltre a essere dannoso per la salute dei tuoi collaboratori alla lunga uccide la motivazione al lavoro, pesando sulla produttività.  

Aumentare l'engagement, non il carico di lavoro

Secondo questo articolo, per l'esperto di business americano e docente Jeffrey Pfeffer, autore di "Dying for a Paycheck" (Morire per uno stipendio), il superlavoro sarebbe controproducente, perché diminuendo la qualità di vita del lavoratore, specie in termini di salute, alla fine provocherebbe più danno che beneficio alla produttività aziendale. 

Invece di aumentare il carico di lavoro, dovresti accrescere la responsabilità e la capacità di autogestirsi dei tuoi collaboratori, in modo da migliorare la motivazione e il coinvolgimento. Questo vuol dire anche concedere flessibilità oraria: dando la possibilità di scegliere quando iniziare e finire, oppure, per esempio, facendo scegliere se lavorare in forma ibrida.  

Fare della salute mentale una priorità

Dopo la pandemia, il tema della salute mentale è uscito allo scoperto, rompendo quello che per alcuni poteva ancora rappresentare un tabù. Cerca di rendere normali discussioni di questo tipo anche nel luogo di lavoro. È importante creare uno spazio adatto per parlare di benessere, anche psicologico. Il compito spetta in primis ai responsabili delle risorse umane, ma come abbiamo visto, deve riguardare tutta l'organizzazione a partire dai vertici.

Fai in modo che ogni dipendente si senta a suo agio a parlare della propria salute mentale e, quando necessario, a chiedere aiuto: molte aziende hanno introdotto forme di counseling per chi si trova in difficoltà. Ricorda che una delle maggiori cause di licenziamento, specie nei giovani, è legata allo stress da lavoro. Come sempre, prevenire è meglio che curare: offri ai tuoi collaboratori tutti gli strumenti di cui possono avere bisogno per superare anche i momenti di crisi. 

Conclusioni 

"La grande sfida delle aziende non è quella di conciliare o trovare un equilibrio tra vita e lavoro, rendendo meno stressante quest'ultimo e più semplici gli impegni o le questioni familiari o personali, quanto, guardare alle proprie persone con sguardo d'insieme - spiega Biancamaria Cavallini, psicologa del lavoro e Customer success & operations director di Mindwork -. Non siamo vita da una parte e lavoro dall'altra, siamo persone".

Se da un lato è evidente il bisogno diffuso di maggiore flessibilità, dall'altro è anche vero che le nuove forme di lavoro agile necessitano di tempo per assestarsi. 

In quanto leader, devi dare il buon esempio, aprendoti ai cambiamenti e sperimentandoli anche in prima persona. Cerca di promuovere soluzioni il più possibile su misura per i tuoi collaboratori e la tua impresa. L'obiettivo è il benessere di ognuno, a vantaggio di tutta l'organizzazione.

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