Digitalizzazione e Industria 4.0. Il treno corre, tu a che stazione sei?

By Indeed Editorial Team

Il settembre del 2016 il governo italiano ha presentato il Piano nazionale industria 4.0. Oggi si parla di Piano di Transizione 4.0, in ambito della prima missione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Ciò che in tutti questi anni non è cambiato sono i concetti alla base: la necessità per le imprese, che vogliono crescere e competere in un mercato sempre più agguerrito, di aderire alla digitalizzazione e industria 4.0, ovvero di partecipare a quella che è stata definita come la quarta rivoluzione industriale. Il treno sta correndo e se non sei già salito a bordo, è davvero ora di farlo: la digitalizzazione dei processi aziendali e l'ammodernamento tecnologico non sono solo per le grandi aziende e, soprattutto, non sono più rinviabili. 

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La situazione europea 

Secondo il Digital Economy and Society Index (DESI) 2022, un rapporto annuale pubblicato dalla Commissione europea sul capitale umano, la connettività, l’integrazione delle tecnologie digitali e dei servizi pubblici digitali nei 27 Stati membri della Ue, l’Italia si trova al 18º posto in tema di digitalizzazione. 

A livello generale, anche in tempi di pandemia, gli Stati europei nel 2022 hanno fatto progressi in termini di digitalizzazione, anche se permangono problemi di competenze digitali, di trasformazione in questo senso delle PMI e nell’introduzione di reti 5G progredite. Le imprese europee, nonostante i grandi piani di finanziamenti e agevolazioni, insomma, continuano ad avere un basso livello di adozione delle tecnologie digitali fondamentali

La situazione italiana

In Italia, osserva la Commissione europea, si riscontrano miglioramenti nella diffusione dei servizi a banda larga e in generale nella connettività. E se oltre la metà dei cittadini non ha competenze digitali di base - dato preoccupante per colmare il gap con gli altri Stati - il 60% delle PMI dimostra di avere almeno un livello base di digitalizzazione. 

"Poiché l'Italia è la terza economia dell’Ue per dimensioni - scrive la Commissione europea nel profilo DESI dedicato al nostro Paese - i progressi che essa compirà nei prossimi anni nella trasformazione digitale saranno cruciali per consentire all’intera Ue di conseguire gli obiettivi del decennio digitale per il 2030. L'Italia sta avanzando a ritmi molto sostenuti, ma la trasformazione digitale sconta ancora varie carenze cui è necessario porre rimedio".

E la tua impresa a che punto è? 

Digitalizzazione 4.0 

In termini di digitalizzazione paghiamo un ritardo strutturale e culturale di anni, ma i segnali più recenti sembrano indicare che stiamo andando nella giusta direzione. 

Secondo l'Osservatorio cloud transformation della School of management del Politecnico di Milano, nonostante l'instabilità geopolitica ed economica, il mercato del cloud in Italia è continuato a crescere, segnando nel 2022 +18% rispetto all'anno precedente, per un valore di 4,5 miliardi di euro. 

Se si guarda poi l'insieme dei servizi forniti da provider esterni e l'interconnessione tra cloud pubblici e privati, l'aumento è del 22% rispetto al 2021, per un valore di 2,95 miliardi. 

Il mercato cresce anche nelle PMI: il 52% delle piccole e medie aziende italiane, infatti, ha almeno un servizio cloud, con un aumento annuo del 7%.

Anche il Sud accelera

Un altro segnale interessante in termini di digitalizzazione e industria 4.0 riguarda il Sud. Secondo il rapporto Leader del cambiamento: le medie imprese del Mezzogiorno, realizzato dall’ufficio studi Mediobanca, il Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere, tre medie imprese del Mezzogiorno su quattro investiranno nel digitale 4.0 entro il 2024 e hanno già iniziato a farlo nel 2022. 

Il 76% afferma di voler investire nelle tecnologie abilitanti entro il 2024: una percentuale simile a quella del resto d'Italia (75%), ma in crescita rispetto al triennio precedente, quando la via della transizione era stata intrapresa soltanto dal 71% delle medie imprese meridionali. 

Incentivi e agevolazioni

In principio fu La legge 232/16 (allegato A e B): venivano previste agevolazioni per investimenti in beni funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese, secondo il modello impresa 4.0, e per i beni immateriali sempre riconducibili a tale modello. 

La normativa ha subito svariate modifiche e ogni anno con la legge di Bilancio e il decreto mille proroghe viene di fatto aggiornata. Per il 2023, per esempio, è stata prorogata di sei mesi la scadenza per completare gli investimenti per la transizione digitale: ciò significa credito d'imposta anche per le imprese che consegneranno i beni oltre i tempi inizialmente stabiliti. Un sospiro di sollievo, specie di questi tempi. 

È stata, inoltre, rifinanziata fino al 2026 la nuova Sabatini, l'agevolazione che permette di acquistare o prendere in leasing macchinari, attrezzature, beni strumentali a uso produttivo e hardware, software e tecnologie digitali.

Conclusioni

Muoversi tra le normative non è facile, ma sia a livello europeo che nazionale, come abbiamo visto, è fondamentale rimanere aggiornati sulle numerose opportunità per le imprese, non da ultime quelle offerte dal PNRR e dal Piano di Transizione 4.0. 

Digitalizzazione significa accelerare i processi aziendali, semplificarli e cogliere al meglio tutte le opportunità che la tecnologia ci offre, per poter crescere e competere sui mercati non solo nazionali. 

Un piano di trasformazione della tua impresa in questo senso deve essere tra le tue priorità: comunicare e operare meglio con i tuoi collaboratori, sono i primi risultati che un investimento di questo genere comporta. Se vuoi crescere, non puoi fermarti, ma sta a te decidere come farlo. Come abbiamo visto in questo articolo sul ruolo del top management, specie in temi di crisi e cambiamenti, sta a te ispirare l'intera gestione aziendale. E mentre Europa e Italia parlano di digitalizzazione e industria 4.0, c’è già chi guarda avanti, verso l'industria 5.0: la differenza sta tutta nella sostenibilità. Perché la crescita, con la crisi climatica sempre più dirompente, ormai deve fare necessariamente i conti anche con l’ambiente. 

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