Il tema dei diritti delle persone con identità non binarie negli ultimi anni è approdato alla comunicazione mainstream, grazie a film, serie tv, personaggi pubblici e vari eventi. Eppure, alcuni studi ci dicono che l'omofobia in Italia è un problema reale. La discriminazione LGBT sul lavoro, per esempio, è ancora molto evidente ed è importante che le aziende si muovano verso una direzione di inclusività.
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Saperne di piùL’omofobia in Italia
Leggendo i dati più recenti, ci rendiamo subito conto che l’omofobia in Italia rappresenta un problema attuale e urgente. Per ILGA-Europe (l’associazione internazionale per i diritti LGBT presente all’ONU) nel nostro Paese è aumentato l’impatto sociale negativo della violenza e delle discriminazioni sulle persone LGBT, che colpiscono in particolar modo le persone trans, in particolare giovani e adolescenti. Sempre ILGA-Europe colloca l'Italia al trentaquattresimo posto su 49 nella classifica dei Paesi europei per politiche a tutela dei diritti umani e dell'uguaglianza delle persone LGBT+.
La tendenza al peggioramento non è un fenomeno solo recente. Infatti, anche un’indagine condotta online nel 2019 dall’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) rivela, per il territorio italiano, un generale peggioramento delle condizioni di vita della comunità LGBT+, evidenziando un aumento del pregiudizio e dell’intolleranza.
Esempi di discriminazione sul lavoro
Entrando nello specifico, la già citata ILGA-Europe accende i riflettori sulle persone trans, principali vittime di discriminazione sul lavoro. Il 12% delle segnalazioni è relativo ad aggressioni, molestie e atti di odio omotransfobico in luoghi pubblici o sul posto di lavoro.
È significativo anche il fatto che solo il 38% delle vittime di aggressione ha deciso di rivolgersi al Pronto Soccorso dopo aver riportato lesioni: chi lo ha fatto, nella maggior parte dei casi, non ha dichiarato di aver subito violenza sulla base dei suoi orientamenti sessuali o di genere. Questa difficoltà delle vittime a denunciare è nota come underreporting ed è un ulteriore indice di disagio, oltre a incidere negativamente sul riconoscimento dell’entità delle discriminazioni e delle violenze.
Altri dati rilevanti arrivano da un’indagine Istat-Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) del 2022, condotta fra circa 1.200 persone omosessuali e bisessuali. Una persona LGBT su cinque ha subito aggressioni al lavoro e il 68,2% teme violenze. La stessa percentuale ritiene che l’orientamento sessuale abbia ostacolato la propria crescita professionale e dichiara di aver subito un’aggressione o un clima ostile sul posto di lavoro.
Una strategia nazionale
Il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in collaborazione con l’UNAR, ha varato una Strategia Nazionale LGBT+ per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere che abbraccia il periodo 2022-2025.
Nella parte dedicata al lavoro e al welfare, si pongono una serie di obiettivi, poi declinati in azioni:
- Diffondere la cultura del lavoro fondata sull’inclusione promuovendo strategie aziendali che migliorino le condizioni lavorative. Fra le azioni suggerite per raggiungere questo obiettivo, sono comprese quelle di promozione del diversity management.
- Promuovere l’inclusione lavorativa delle persone transgender. Si tratta di agire attraverso formazione, riqualificazione, autoimprenditorialità, incontro domanda/offerta, ma anche incentivi alle aziende, borse lavoro e tirocini professionalizzanti.
- Sviluppare azioni di promozione e valorizzazione di buone pratiche in materia di inclusione sociolavorativa delle persone LGBT+, mediante il coinvolgimento degli stakeholder. In questo caso si deve intervenire valorizzando le aziende virtuose, anche attraverso un sistema di certificazione, di diffondere vademecum e codici di condotta antidiscriminatoria nelle aziende e di incentivarle anche attraverso specifiche premialità.
- Promuovere azioni di prevenzione e contrasto alle discriminazioni nei confronti delle persone LGBT+, nell’ambito lavorativo. Include l’inserimento nei contratti collettivi nazionali di lavoro di norme antidiscriminatorie che contengano un espresso riferimento alle persone LGBT+.
Da problema a opportunità: il diversity management
Il problema della discriminazione LGBT sul lavoro si lega, fra l’altro, al grande tema del diversity management. Mettere in relazione questi due concetti vuol dire guardare la questione da un altro punto di vista, e cioè approcciando la diversità, anche di genere, come una grande opportunità non colta. Infatti, gli studi sul diversity management e le esperienze già accumulate dalle aziende su questo tema, dimostrano che le aziende a maggiore tasso di diversità e inclusione sono anche quelle che hanno maggiori possibilità di successo. Ciò accade fondamentalmente per due motivi:
- Maggiore diversità significa più idee, più soluzioni, più modi di affrontare la stessa questione, e dunque più competitività.
- Maggiore diversità significa anche una maggiore sintonia con il proprio pubblico, visto che la platea di clienti di un’azienda di solito è molto più eterogenea del suo management.
I bias inconsci: nemici nascosti e duri a morire
Le persone non binarie non sono penalizzate sul lavoro solo dall’ostilità manifesta di alcuni, ma anche da forme di discriminazione inconsapevole. A questo proposito si parla di bias inconsci, cioè di meccanismi mentali di cui non ci si rende conto e che portano ad adottare comportamenti non imparziali. La questione è ancora più complessa di quanto appaia a prima vista. Infatti, non basta essere consapevoli dei bias inconsci per superarli, e anche la formazione sui bias inconsci a volte rischia di rafforzarli anziché eliminarli.
Inoltre, anche gli algoritmi usati dalle piattaforme digitali, nel selezionare e valutare il personale e nello stabilirne la retribuzione, possono risentire degli stessi pregiudizi delle persone che svolgono queste attività, come segnalato dal Gender Policies Report 2022 dell’INAPP.
Una sfida complessa
Come tutte le emergenze sociali, anche le ineguaglianze e le discriminazioni sul lavoro nei confronti delle persone LGBT rappresentano una sfida complessa che va giocata su più tavoli - politico, legislativo, culturale - e che richiede sia interventi sistemici sia una maggiore attenzione da parte di ogni singola persona. A superare certi pregiudizi che affondano le loro radici nel passato può senz’altro contribuire la consapevolezza che un mondo del lavoro più equo e inclusivo porta vantaggi a tutti e non solo alle persone discriminate.
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