Da tempo, ormai, stiamo vivendo una serie di rapide trasformazioni in diversi ambiti. Molto più che in passato, gli scenari possono cambiare in modo veloce e radicale. Provare a fare previsioni è difficile ma più che mai necessario. Ecco, quindi, qualche indicazione su quello che attende il mondo del lavoro in Italia nel nuovo anno.
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Saperne di piùAI: il futuro è già qui
"Intelligenza artificiale" è stata nominata parola del 2023 dal Collins Dictionary. L'uso di questa tecnologia, soprattutto nell'ultimo anno, è diventato di uso molto comune. Il primo punto di questa analisi del 2024 non può che essere proprio l'AI. Uno degli ambiti in cui si è parlato maggiormente di intelligenza artificiale è proprio il mercato del lavoro. La domanda più semplice e ricorrente è: l'AI ci "ruberà" il lavoro? Il quesito non ha una risposta univoca, anche perché si tratta di un processo ancora in divenire, di cui si potranno tirare le somme solo fra diversi anni. Allo stato attuale, però, sembra ragionevole ipotizzare che, nella maggior parte dei casi, l'AI modificherà il modo di lavorare.
In attesa di capire se questa previsione si rivelerà corretta, diventa importante capire come l'AI può aiutarci a trovare lavoro. Infatti, l'uso dell'intelligenza artificiale è sempre più diffuso nella selezione del personale. È una novità che può servire a velocizzare i processi e anche a eliminare i possibili bias nella selezione, anche se quest'ultimo punto è controverso: da un lato, l'AI può annullare i pregiudizi consci e inconsci dei selezionatori, dall'altro, però, può rafforzarli.
Come ha scritto Attilio Pavone nel suo articolo "Selezione e carichi di lavoro. Come l'hi tech può aiutare le imprese", pubblicato su Il Sole 24 Ore, "se la selezione è basata anche sull'utilizzo di dati storici, vi è il rischio che eventuali elementi di pregiudizio vengano rafforzati e reiterati anziché impediti". Insomma, l'intelligenza artificiale può contribuire a ridurre i bias nella fase di screening, ma solo in parte: non solo l'AI elabora i dati che forniti dagli umani, assorbendone quindi le eventuali distorsioni, ma, essendo stata creata da persone, tende a riproporre il loro modo di ragionare, pregiudizi compresi.
D'altro canto, non va sottovalutato il fattore tempo, che influisce positivamente sulla qualità del lavoro. Infatti, la possibilità di sbrigare rapidamente la parte più "meccanica" del processo di selezione consente agli HR di concentrarsi maggiormente su attività ad alto valore aggiunto umano come i colloqui e l'onboarding.
Il lavoro resterà ibrido
Dalla pandemia in poi, nel mondo del lavoro hanno tenuto banco alcuni fenomeni, legati al concetto di work-life balance: la "great resignation" e lo smart working. A emergenza Covid ormai archiviata, come si riassesta la situazione e cosa dobbiamo aspettarci per il futuro, anche tenendo conto della problematica congiuntura internazionale?
L'Indeed Hiring Lab segnala che stiamo assistendo a una sorta di normalizzazione, con un calo degli annunci di lavoro dopo il picco dell'inizio del 2022 e un rallentamento del fenomeno della "great resignation", che torna ai livelli (comunque alti) pre-pandemia.
Pawel Adrjan, Director Emea & Apac Economic Research di Indeed, rassicura parzialmente sulle prospettive dell'occupazione: "Le aspettative occupazionali delle imprese sono più forti del difficile momento economico, anche se le assunzioni resteranno difficili in molti settori, soprattutto in quello dei servizi, della sanità e dei mestieri specializzati. In Italia, per esempio, il 38% delle aziende di servizi dichiara che la carenza di manodopera sta limitando la produzione".
Sempre secondo quanto riferisce Pawel Adrjan, la flessibilità (legata al concetto di work-life balance e alla pratica dello smart working) è il secondo fattore più importante per chi cerca un lavoro: sulla piattaforma Indeed si continuano a valutare offerte in smart working quanto o addirittura di più rispetto al periodo peggiore della pandemia. Ciò accade nella stessa misura in Italia e negli altri Paesi europei. Va però detto che in Italia la percentuale di annunci che offrono lavoro ibrido è rimasta stabile nel 2022 e 2023 al 6-7%, un dato che è sotto quello di Germania e Regno Unito ma che è simile a quello francese.
Il perdurante interesse verso il modello ibrido fa pensare che le aziende in grado di offrirlo riusciranno ad assumere più rapidamente e meglio. Oggi il lavoro ibrido è fattibile per una gamma ampia di professioni, ed è dimostrato che, se è ben organizzato, può aumentare la produttività. Dunque, questa modalità di lavoro è destinata a consolidarsi, anche se, nel breve periodo, soprattutto se la recessione dovesse confermarsi, potremmo assistere a una diminuzione delle aziende che lo prevedono.
Salari più equi e trasparenti
Ma se la flessibilità è il secondo fattore più importante nella ricerca del lavoro, il primo resta sempre il trattamento economico. Cosa dobbiamo aspettarci da questo punto di vista? In Europa viviamo un momento particolare, perché siamo passati da un picco di crescita del 5,2% alla fine del 2022 al 3,8% nell’ dicembre 2023. Considerando l'inflazione, i salari reali, non solo in Italia, non sono ancora tornati ai livelli del 2021.
Rispetto alla retribuzione, il futuro ci mette di fronte a una doppia sfida di trasparenza. In primis, si tratterà di adeguarsi alla Direttiva UE 2023/970, pubblicata lo scorso 10 maggio, volta a rafforzare l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso la trasparenza retributiva e i relativi meccanismi di applicazione. Per cercare di ridurre il Gender Pay Gap, quindi, con sfumature diverse in base alla dimensione delle aziende, cadrà il segreto salariale, anche se non tutti sono convinti dell'efficacia del provvedimento. Gli Stati membri hanno tempo fino al 7 giugno 2026 per recepire la direttiva.
Un altro segreto duro a morire in Italia è l'entità della retribuzione nell'offerta di lavoro. Infatti, nel nostro Paese, solo un'azienda su sei (il 16% degli annunci di lavoro su Indeed) indica lo stipendio nell'offerta di lavoro. È una percentuale inferiore a quella degli altri principali Paesi europei. In Germania, infatti, è il 25%, in Francia il 56% e nel Regno Unito addirittura il 75%. "Superare questo gap credo sia una delle sfide che il vostro Paese ha di fronte", ha affermato Pawel Adrjan. "Chi cerca lavoro guardando le offerte su Internet si aspetta di avere accesso a quante più informazioni possibili".Se sapremo sfruttare l'intelligenza artificiale nel migliore dei modi, se riusciremo a coniugare sempre meglio la produttività e il concetto di work-life balance, e se renderemo davvero i salari più equi e trasparenti, il 2024 si prospetta un anno proficuo per il panorama lavorativo italiano.
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