I recruiter svolgono un ruolo importante nel mondo del lavoro odierno.
Con il graduale ritorno alla vita precedente alla pandemia e la crescente esigenza di lavoratori, hanno una maggiore responsabilità nella ricerca e nell'assunzione di nuovi talenti. Sia nel caso dei colloqui di persona sia nel caso di quelli virtuali, i recruiter sono la chiave per reintrodurre la forza lavoro nelle aziende; quindi, come possono assumere in modo più efficace?
La nostra serie Studi sul campo illustra le competenze necessarie per ogni recruiter di livello superiore in ambiti quali produttività, capacità di intessere relazioni, identificazione dei talenti e sguardo al futuro. Abbiamo chiesto a esperti di recruiting e acquisizione di talenti che hanno partecipato alla serie di condividere i trucchi (e consigli) che li aiutano a occuparsi di recruiting nel miglior modo possibile.
Scopriamo i loro segreti.
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Saperne di piùQuali sono le tre competenze essenziali per un recruiter?
Esistono molte procedure consigliate per un recruiting di successo, ma volevamo conoscere quelle fondamentali per svolgere il ruolo di recruiter in modo efficace.
Secondo l'esperta di recruiting in ambito tecnologico Barbara Lee, le competenze essenziali per un buon recruiter includono "una spiccata attenzione ai dettagli, la capacità di agire rapidamente e l'attitudine a intessere relazioni, sia con i manager sia con i candidati".
Non è un segreto che il mondo del recruiting sia dinamico: spesso bisogna assumere molto velocemente, soprattutto in un mercato del lavoro caratterizzato da una fortissima concorrenza.
"Un candidato per un ruolo nel settore ingegneristico può uscire dal mercato in meno di due settimane e, se non agisci prontamente, rischi di lasciarti sfuggire candidati idonei", afferma Barbara Lee.
Per questo doti come una spiccata attenzione ai dettagli e l'attitudine a intessere relazioni con i candidati sono cruciali. Dedicare del tempo ad acquisire informazioni personali e professionali su ciò che desidera un candidato può favorire la creazione di un'esperienza dei candidati più personalizzata e di un legame più solido.
Un candidato che si sente preso in considerazione e apprezzato da un recruiter sentirà una maggiore affinità con l'azienda nel suo complesso e questo potrebbe spingerlo ad accettare un'offerta di lavoro piuttosto che un'altra.
"Se non sai creare legami e non hai un livello di Intelligenza emotiva tale da sapere cosa cercano i candidati, capire il loro punto di vista durante il processo e provare empatia nei loro confronti, rischi nuovamente di farteli sfuggire", spiega Barbara Lee.
Qual è il trucco migliore per essere più produttivi?
Nell'ambito di una cultura del lavoro sempre più virtuale, per i recruiter è importante essere produttivi pur lavorando da casa, soprattutto in un momento in cui molti uffici non hanno ancora riaperto del tutto. La tecnologia moderna ci offre un ambiente di lavoro da remoto comodo, ma l'esperta di recruiting Emily Mays ritiene che questa modalità di lavoro possa avere un impatto negativo sulla produttività.
"La cultura da remoto ci spinge a pensare che dovremmo lavorare a qualsiasi ora del giorno semplicemente perché possiamo farlo; credo che questo possa influire sulla produttività delle persone al punto da portarle allo sfinimento", afferma Emily Mays.
L'assenza di confini tra casa e ufficio è uno dei fattori che più favoriscono il burnout dei dipendenti e chi lavora in modalità virtuale è più incline ad affermare che il fenomeno è peggiorato durante la pandemia. Quindi, in che modo i recruiter possono mantenere la motivazione sia in ufficio sia a casa?
"Credo che il trucco migliore consista nel conoscere me stessa e sapere in quali orari della giornata lavoro meglio", spiega Emily Mays. "Quindi, se so di avere un calo intorno alle 15:00, probabilmente non svolgerò colloqui con i candidati a quell'ora ma effettuerò delle ricerche".
Secondo Emily Mays, avere consapevolezza di sé in relazione al proprio stile di lavoro può aiutare i recruiter a sfruttare al meglio la propria produttività ogni giorno. Tale consapevolezza consente loro di strutturare le giornate lavorative e suddividere il tempo in base agli orari in cui sono più vigili, includendo dei momenti per staccare la spina e prendersi una pausa.
"Ritengo che dobbiamo gestire l'innovazione e la comodità offerte dalla tecnologia tenendo presente il relativo impatto sulla nostra produttività all'interno dell'organizzazione", dichiara Emily Mays.
Qual è la domanda più efficace da porre a un candidato?
Il colloquio rappresenta il culmine del processo di recruiting. È l'unica opportunità che un recruiter ha a disposizione per conoscere, sia dal punto di vista professionale sia da quello personale, il candidato e infine decidere se è adatto all'azienda.
Per ottenere il massimo da questa conversazione cruciale, un recruiter deve essere esperto nell'arte di porre le domande giuste. Ma se spesso un colloquio costituisce un'opportunità per scoprire di più sull'esperienza e i risultati ottenuti da un candidato, l'esperta di acquisizione di talenti Anya Iverova preferisce fare una domanda più peculiare.
"Io faccio questa domanda in particolare. Chiedo ai candidati qual è stato il loro fallimento lavorativo più grande, chiedo loro di parlare dei loro insuccessi più rilevanti in relazione alla posizione per la quale si sono candidati", afferma l'esperta.
In un colloquio preliminare, Iverova cerca nel candidato il riconoscimento delle proprie mancanze e la capacità di parlarne apertamente. La sua domanda mira a offrire al candidato la possibilità di essere autentico e spiegare cosa è accaduto e che lezione ne ha tratto, anziché cercare solo di fare bella figura.
Una conversazione aperta, nella quale sia possibile parlare in maniera onesta degli insuccessi oltre che dei risultati ottenuti, permette al recruiter e al candidato di creare un legame durante il colloquio.
"Questo mi fa capire se la persona è in grado di mettere da parte il proprio ego ed essere onesta", spiega Anya Iverova. "Una domanda di questo tipo può aiutare il candidato ad aprirsi ma anche renderlo vulnerabile; per questo cerco di farlo sentire a suo agio adottando un atteggiamento gentile".
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