Il work wellbeing è una strategia vincente per tutti. Ecco come incrementare il benessere in azienda

By Indeed Editorial Team

La crescente importanza che i temi del work-life balance e del wellbeing stanno assumendo nelle questioni di lavoro è sotto gli occhi di tutti. Diversi fattori contribuiscono o hanno contribuito al consolidarsi di questa tendenza.

L'esperienza della pandemia ha sicuramente fatto sì che molte persone ridefinissero le proprie priorità, portandole a riconsiderare, fra le altre cose, l'importanza della sfera privata e familiare. L'evolversi della tecnologia, poi, ha permesso a queste spinte ideali di tradursi nella pratica in una differente organizzazione del lavoro, in cui l’ufficio ha perso la sua centralità e si sono diffuse modalità di interazione ibride o da remoto.

Vanno considerati, inoltre, alcuni cambiamenti avvenuti nella società, come la sempre maggiore attenzione verso i diritti individuali e la sostenibilità. Queste istanze sono particolarmente sentite dai più giovani, quindi vedono aumentare il loro peso man mano che cresce il numero di persone appartenenti alla Generazione Z che fa il suo ingresso nel mondo del lavoro.

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Un vantaggio per tutti

È quindi ormai essenziale occuparsi del wellbeing nella propria azienda, e Ia bella notizia è che questi adeguamenti daranno benefici a tutti. Il benessere aziendale, infatti, è la classica strategia win-win: i dipendenti soddisfatti portano a migliori profitti e performance.

"La motivazione, la collaborazione, il coinvolgimento, la corretta circolazione delle informazioni, la flessibilità e la fiducia delle persone sono tutti elementi che portano a migliorare la salute mentale e fisica dei lavoratori, la soddisfazione degli utenti e, in via finale, ad aumentare la produttività", si legge sul sito del Ministero dell'Istruzione e del Merito nella pagina dedicata al benessere organizzativo.

La trasformazione, però, è solo all'inizio, e il grosso del lavoro è ancora da svolgere. Infatti, uno studio di Indeed e Forrester* mostra che il 71% delle persone non si sente in condizioni ottimali al lavoro. Uno dei risultati più interessanti dello studio è la divisione demografica tra coloro che si sentono soddisfatti sul lavoro e coloro che non lo sono. Il 29% che dichiara alti livelli di benessere ha maggiori probabilità di essere più anziano e di sesso maschile; coloro che sono insoddisfatti sul lavoro sono in larga parte donne, millennial o parte della Generazione Z.

Anche le aspettative di benessere sul lavoro stanno aumentando molto più rapidamente per le generazioni più giovani di lavoratori, con il 59% della Generazione Z che ha aspettative maggiori rispetto al 28% dei baby boomer.

Come incrementare il benessere aziendale

L'incremento del benessere aziendale passa attraverso un radicale cambio di visione in cui i manager hanno un ruolo molto importante. Non si tratta di accordare occasionali concessioni o benefit, ma di riconsiderare interamente lo stile di leadership e le relazioni sul lavoro, privilegiando coinvolgimento, motivazione e flessibilità. Insomma, il benessere dev'essere una strategia aziendale. Oppure, come hanno suggerito Caterina Gozzoli e Diletta Gazzaroli del Dipartimento di Psicologia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, il benessere organizzativo va considerato più come un processo che come un prodotto.

Fra le funzioni aziendali che possono maggiormente contribuire al benessere figurano la comunicazione interna e la formazione. Attraverso la comunicazione interna si possono veicolare i valori dell'azienda e si può consolidare il senso di appartenenza, che rischia di allentarsi anche in seguito alla diffusione del lavoro a distanza. La formazione, invece, permette di non rimanere indietro rispetto ai rapidi progressi, tecnologici e non solo, che stanno caratterizzando il mondo del lavoro in questo periodo. Inoltre, la formazione denota un interesse dell'azienda nei confronti del suo capitale umano e fa sì che i dipendenti si sentano coinvolti in un percorso di crescita professionale. Ugualmente importante per il benessere aziendale è anche il Diversity Management, che contribuisce all'inclusività, al rispetto reciproco e alla parità di trattamento (tema, quest'ultimo, che include anche la trasparenza e l'equità dei compensi).  

Uno strumento a disposizione delle aziende per contribuire al benessere dei propri dipendenti è poi il welfare aziendale. La ricercatrice dell’Osservatorio HR Innovation Practice e dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano Martina Mauri lo definisceun insieme di benefit e prestazioni non monetarie erogate a favore dei dipendenti, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita e il benessere dei lavoratori e dei loro familiari. In questo modo si incrementa il potere d’acquisto delle famiglie senza aumentare il loro reddito imponibile e il peso dell’erario sul datore di lavoro”.

Un elemento che influenza il benessere è la tecnologia. Sappiamo che lo smart working è una modalità di lavoro ormai consolidata, e sappiamo anche che, pur portando innegabili benefici in termini di inclusività e work-life balance, non è esente da rischi per la salute psicofisica dei lavoratori. La natura, positiva o negativa, della correlazione fra tecnologia e benessere dipende, in un'azienda, dal modo in cui viene implementata e gestita. Ciò vale per lo smart working ma anche per l'intelligenza artificiale, la cui diffusione è cresciuta moltissimo negli ultimi tempi. Resistenza al cambiamento, rischio di bias inconsci, paura di non essere al passo con i tempi e di venire sostituiti sono alcuni dei fattori che rischiano di far avvertire l'AI come una minaccia. I leader aziendali devono fare tutto ciò che possono per consentire ai dipendenti di sentirsi beneficiari, anziché vittime, della rivoluzione dell'intelligenza artificiale.

Il ruolo di Indeed

Indeed ha sviluppato, in collaborazione con i principali esperti di felicità e benessere, il Work Wellbeing Score**, uno strumento che misura con modalità scientifiche il modo in cui le persone si sentono al lavoro. Attraverso milioni di questionari somministrati a persone che lavorano in migliaia di aziende diverse, sono stati raccolti dati sugli indicatori chiave del wellbeing (felicità, scopo, soddisfazione, mancanza di stress), la cui media produce una metrica chiara e semplice, che appare sulle pagine delle aziende presenti sul sito di Indeed. In questo modo, si guidano le persone in cerca di lavoro verso le aziende in cui possono esprimersi al meglio, e si aiutano le aziende a costruire culture lavorative migliori per attrarre, far crescere e tenere con sé i talenti. È attualmente il più ampio studio del mondo sul work wellbeing.

Indeed ha anche istituito i Better Work Awards, i premi che vengono assegnati alle aziende che ottengono i punteggi più alti nel benessere lavorativo. Ogni anno milioni di dipendenti in tutto il mondo valutano e recensiscono le loro aziende su Indeed, determinando il Work Wellbeing Score. Per assegnare i Better Work Awards, Indeed studia i Work Wellbeing Score dell'anno precedente relativi agli Stati Uniti, al Regno Unito e al Canada.

Lavoriamo per il benessere

Il benessere è quindi ormai un tema centrale nel dibattito sul lavoro. Migliora la produttività delle aziende e la vita di tutti noi. Consapevole dell'importanza del tema, Indeed ha messo a punto diversi strumenti e iniziative in grado di orientare le persone che cercano lavoro e al contempo di stimolare e facilitare il miglioramento delle aziende.


*Fonte in inglese: https://www.indeed.com/lead/new-research-from-indeed-only-a-third-of-people-are-thriving-at-work?co=US

**Fonte in inglese: https://www.indeed.com/employers/work-wellbeing

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