Il primo giorno di lavoro è un po’ come salire per la prima volta a bordo di una nave da crociera, tanto che si parla proprio di onboarding. Un buon capitano, come te, sa che i nuovi passeggeri si sentiranno un po’ spaesati di fronte alla nave: grande o piccola che sia, avranno comunque la sensazione che sia facile perdersi. Per questo, quando una azienda è ben organizzata, guiderà ogni primo passo del nuovo arrivato. Che sia una nave da crociera o un’azienda cambia poco: per iniziare bene il viaggio, la prima impressione è fondamentale.
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Saperne di piùPerché è importante l’onboarding
Mantenendo la metafora della nave, un buon processo di imbarco fa sì che i passeggeri si sentano subito a casa, che capiscano qual è la direzione da imboccare per muoversi al meglio nel nuovo ambiente e che possano individuare facilmente i loro punti di riferimento tra il personale e i passeggeri più esperti di loro.
Dall’onboarding aziendale, insomma, dipende l’attaccamento che il collaboratore svilupperà verso la compagnia, la sua adesione alla cultura aziendale (che abbiamo visto in questo articolo di Lead con Indeed) e quindi anche il mantenimento della sua permanenza a bordo dell’azienda. Insomma, meglio inizia il viaggio, più un dipendente avrà voglia di continuare a navigare e più la tua azienda ne guadagnerà.
Trattenere i neoassunti
Ogni processo di ricerca e selezione del personale, come sai bene, comporta delle spese, specie quando si tratta di attrarre talenti. Anche per questo, non va per nulla sottovalutato il processo di inserimento.
Secondo Il Sole 24 ore, infatti, quando un’azienda deve trovarsi a rimpiazzare in particolare un neoassunto che se ne è andato poco dopo essere arrivato, i costi sono altissimi: tra il 100% e il 300% dello stipendio. Ricominciare tutto, partendo dal coinvolgimento dei leader, degli HR manager, fino ai recruiter, implica un grande sforzo per ogni azienda; per questo, è molto importante che il processo funzioni fin dall’inizio. Il gap non starebbe infatti nella selezione, ma nel processo di onboarding: soltanto dopo otto mesi il neoassunto raggiunge la piena produttività e i primi tre mesi sono i più delicati in termini di ambientamento. Tu e il tuo team, insomma, dovrete fare di tutto perché il nuovo arrivato si senta a suo agio, onde evitare che se ne vada subito in cerca di nuove occupazioni.
Le fasi dell’inserimento
Come le compagnie di volo e di crociera permettono di fare il check-in online, dovrai far sì che l’inserimento dei nuovi collaboratori inizi prima dell’ingresso fisico in azienda, in modo che possano già formarsi un quadro il più preciso possibile di quello che troveranno. Per questo, oltre a chi si occupa di HR, ricopre un ruolo fondamentale anche chi gestisce la comunicazione aziendale interna, aspetto che abbiamo approfondito in questo articolo.
Invia ai neoassunti materiale informativo, invitali a iscriversi ai canali social e a eventuali newsletter della compagnia. Informali sulle ultime conquiste ottenute dalla tua organizzazione e sui prossimi obiettivi: tutto questo può far sì che il nuovo arrivato si senta già parte del gruppo e comprenda la cultura aziendale in cui si troverà imbevuto.
E quando entrerà in azienda, accertati che venga accolto come qualcuno che sale per l’appunto per la prima volta a bordo: organizza un vero e proprio tour, con incontri e benvenuto da parte dei colleghi; aiutalo a creare una prima agenda; formalo sulle procedure e l’organizzazione pratica; forniscigli credenziali e cerca di prevedere l’orientamento e la formazione che necessita.
Incoraggiare l’identità personale
La socializzazione è indubbiamente una fase importante dell’inserimento. Secondo Daniel Cable, Francesca Gino e Bradley Staats, docenti e co-autori di articoli e pubblicazioni(1) sull’onboarding aziendale (e come reinventarlo), la socializzazione che produce migliori risultati è quella che tiene conto dell’identità personale, che non pretende cioè l’omologazione, ma l’inserimento del neo-assunto in una realtà che gli permetta il più possibile di esprimere se stesso. Secondo analisi di casi reali di inserimenti aziendali, quando l’inserimento tiene conto dell’identità personale, i collaboratori raggiungono oltre il 32% di probabilità in meno di lasciare il nuovo lavoro nei primi sei mesi; ricevono valutazioni più alte dai clienti e sviluppano una maggiore autostima. Tutto questo rispetto ai processi di inserimento tradizionali, in cui ci si limita a introdurre la realtà aziendale e incastonare il dipendente in uno schema fisso e consolidato.
L’importanza dei capi
Nel processo di inserimento aziendale, il ruolo del capo e dei leader gioca un ruolo fondamentale, a volte più di quanto si creda. Il detto secondo il quale "le persone entrano in azienda per il marchio ed escono per il capo", insomma, non è del tutto così inverosimile.
A chi ha più esperienza e guida l’azienda guardano in particolare i nuovi arrivati: per questo le capacità di gestire il personale e la linea dettata dall’alto assumono un ruolo fondamentale nella cassetta degli attrezzi di un leader.
La scelta di dedicare dei veri e propri campi di addestramento alla fase di inserimento, piuttosto che pillole video o l’affiancamento di colleghi esperti, inciderà profondamente sulla reazione dei nuovi arrivati e su quanto decideranno di rimanere o meno.
Iniziative come la Carta della genitorialità, per esempio, adottata dall’azienda Reverse - che si è classificata per il terzo anno tra i Best Workplaces in Italia e Best Workplaces for Women - nelle intenzione del suo ceo, servono proprio per facilitare l’inserimento e addirittura il reinserimento dei dipendenti - madri e padri - dopo la nascita di un figlio, perché la "scelta non dovrebbe mai essere tra la carriera e la famiglia".
Conclusioni
Alla luce dei cambiamenti nel mondo del lavoro, spesso accelerati dalla pandemia e dai successivi eventi, occorre ripensare anche una fase fondamentale del recruitment e della selezione del personale: l’inserimento in azienda. Se vuoi attirare e trattenere nuovi collaboratori, devi accoglierli e introdurli nell’organizzazione nella migliore maniera possibile.
Come su una nave da crociera, una volta saliti a bordo, i passeggeri-dipendenti hanno bisogno di ambientarsi, sentirsi a loro agio e liberi di essere sé stessi. Fai sì che confidino in chi ha più esperienza di loro, che si scelgano dei punti di riferimento e conoscano puntualmente tratte e condizioni di navigazione. E soprattutto che non smettano mai di stimare e fidarsi del capitano.
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