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Cosa sono le aziende sostenibili e come funziona l’approccio ESG

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L’ESG è un concetto nato in ambito finanziario che contiene in sé l’idea di una correlazione positiva fra le azioni di sostenibilità ambientale e sociale e le performance delle aziende che le mettono in atto. Benché oggi si levino anche delle voci critiche rispetto a questo approccio, in Italia il numero delle aziende sostenibili e green è alto. Per massimizzare l’efficacia dell’approccio ESG, può essere utile adottare obiettivi ambiziosi, misurabili, coerenti fra loro e ben integrati nella strategia complessiva dell’azienda.

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Cos’è l’ESG e in cosa è diverso dalla CSR

L’ex Segretario generale Onu Kofi Annan è considerato il padre dell’ESG. Fu lui, nel 2005, quando era in carica, a invitare un gruppo di grandi investitori istituzionali a contribuire allo sviluppo dei Principi per l’investimento responsabile (PRI). Nel 2015, i PRI hanno portato all’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, che definisce 17 obiettivi di sviluppo sostenibile per le organizzazioni, fra cui la fine della povertà e della fame, il raggiungimento dell’uguaglianza di genere e la lotta al cambiamento climatico.

Il concetto di ESG nasce quindi in ambito finanziario, e dimostra l’esistenza di una correlazione fra la sostenibilità e il rendimento delle attività economiche.

LaFawn Davis, vicepresidente ESG di Indeed, definisce l’ESG come una serie di criteri che gli investitori utilizzano per valutare e verificare in che modo le prestazioni ambientali, sociali e di governance di un’azienda influenzeranno la sua performance finanziaria:

  • il pilastro “E” (environmental, cioè ambientale) rappresenta la sostenibilità, ovvero migliorare il mondo e l’ambiente attraverso le azioni, le procedure aziendali e i prodotti di un’azienda;
  • il pilastro “S” (social, cioè sociale) riguarda il lavoro svolto da un’azienda negli ambiti della diversità, dell’inclusione, dell’appartenenza, dell’impatto sociale e, in alcuni casi, dell’etica dell’intelligenza artificiale (AI);
  • il pilastro “G” (governance), infine, riflette il modo in cui un’organizzazione rende operativo e misura il lavoro svolto nell’ambito degli altri due pilastri.

La sigla ESG si è affiancata a un’altra sigla, CSR (Corporate Social Responsibility, Responsabilità Sociale d’Impresa), finendo spesso per rimpiazzarla nel dibattito sull’impatto positivo che le aziende possono e devono avere sul mondo circostante. Ma qual è la differenza fra i due concetti? Secondo Abbey Carlton, Vice President of Social Impact di Indeed, i programmi di CSR non sono sempre stati legati alla missione principale di un’azienda e alle operazioni aziendali, oppure non avevano obiettivi chiaramente definiti e misurabili. Inoltre, i programmi CSR delle varie aziende differivano molto fra loro. Carlton afferma che, al contrario, i programmi ESG sono solitamente legati alla missione principale e alle pratiche commerciali di un’azienda, contengono obiettivi chiaramente definiti e misurabili, e consentono confronti più facili fra aziende e settori diversi perché spesso si basano su standard ESG ampiamente accettati, come quelli stabiliti dalle Nazioni Unite.

Molte aziende sostenibili risultano più attrattive, soprattutto per le persone più giovani

Oggi, “i dipendenti attribuiscono molta più importanza alle preoccupazioni ambientali e sociali rispetto alle generazioni precedenti”, afferma Paul E. Wolfe, vicepresidente senior dell’HR di Indeed. “Si aspettano di più dai datori di lavoro su questi temi. E ti riterranno responsabile di ciò che stai facendo o non facendo in queste aree”. Wolfe aggiunge che, di conseguenza, se un’azienda non intraprende azioni misurabili sulle questioni ambientali e sociali, rischia di perdere persone di valore sia fra i propri dipendenti sia fra le persone in cerca di lavoro.

La sostenibilità è quindi anche una questione rilevante per l’employer branding, che assume più importanza man mano che sempre più persone della generazione Z entrano nel mondo del lavoro. La generazione Z comprende le persone nate tra il 1997 e il 2012, e chi vi appartiene ha visto gli anni della propria formazione influenzati da eventi come la recessione del 2008 e la pandemia. Anche per questi motivi, il loro rapporto con il lavoro è molto diverso da quello che avevano le generazioni precedenti. Molti giovani lavoratori attribuiscono crescente importanza a temi come diversità, retribuzione, tecnologia, benessere e salute mentale, equilibrio tra vita privata e lavoro e significato del lavoro per la propria carriera e per il mondo.

Le aziende italiane e la sostenibilità

Quanto sono diffuse le azioni di sostenibilità nelle aziende italiane e in quali pratiche si articolano? Molte risposte arrivano da uno studio dell’Istat, “Pratiche sostenibili delle imprese nel 2022 e le prospettive 2023-2025” (file in PDF).

Secondo le stime dell’Istat, il 59,5% delle imprese manifatturiere nel 2022 ha intrapreso azioni di sostenibilità. Tra queste, il 50,3% adotta azioni di tutela ambientale, il 44,6% di sostenibilità sociale e il 36,8% di sostenibilità economica. Scendendo un po’ più nel dettaglio, il 22,3% delle imprese manifatturiere adotta sempre più l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili e il 20,4% ha migliorato l’efficienza energetica. In tema di circolarità, il 14,9% ricorre al riciclo dell’acqua, l’11,8% usa materie prime seconde e solo il 5,5% pratica la simbiosi industriale, cioè il processo in cui i prodotti di scarto e i sottoprodotti di un’azienda o di un’attività industriale diventano materie prime per un’altra azienda o per un altro processo produttivo. Infine, il 5,2% delle imprese manifatturiere riusa i rifiuti residui di produzione e il 4,7% ricicla i materiali riprogettando i processi produttivi.

Quanto alle aziende di servizi, la stima generale è del 50,4%, di cui il 42,1% ha svolto iniziative di tutela ambientale, il 40,3% pratiche di sostenibilità sociale e il 35,2% azioni di sostenibilità economica. Le imprese dei servizi si dedicano soprattutto all’aumento dell’efficienza energetica (23,1%), all’uso di energia da fonti rinnovabili (22,2%) e al risparmio nel trasporto dei prodotti (19,4%). Le azioni di circolarità più diffuse sono l’uso di materie prime seconde (16,7%), la rigenerazione o il riuso di luoghi o beni culturali (13,3%), il riciclo dell’acqua (13%) e la simbiosi industriale (8,2%).

A essere più attive nelle pratiche di sostenibilità sono le aziende grandi, cioè quelle manifatturiere con più di 250 dipendenti e quelle dei servizi con più di mille dipendenti. L’81,5% delle grandi imprese manifatturiere si impegna in questo ambito, contro il 36,1% delle piccole (fino a 49 addetti), mentre fra le imprese dei servizi il dato è dell’80,3% per quelle grandi e del 36,6% per le piccole (da tre a 999 addetti).

Come implementare l’ESG in azienda

Oltre a quelle menzionate nel paragrafo precedente, altre pratiche legate ai temi ambientali, sociali e organizzativi possono includere aspetti come il benessere delle persone, iniziative di welfare, o interventi volti a migliorare i processi interni, oltre a misure ambientali quali la riduzione della plastica e della carta, la qualità e la sicurezza dei prodotti e dei servizi offerti.

Ma al di là delle singole azioni prodotte, per diventare aziende sostenibili serve che queste siano inserite in un quadro d’insieme metodologico e strategico che ne massimizzi l’efficacia. LaFawn Davis fornisce alcuni consigli in merito:

  • Gli obiettivi ESG dovrebbero essere quantitativi e collegati alle date di riferimento e target, essere misurabili e avere un tempo di realizzazione definito.
  • Gli obiettivi ESG dovrebbero essere di ampia portata, ambiziosi e coraggiosi. Dovrebbero essere unici e non facilmente replicabili ed essere collegati agli obiettivi aziendali e alle esigenze della società.
  • La strategia ESG dovrebbe essere integrata nella strategia e nelle operazioni complessive dell’azienda e costituita da obiettivi correlati fra loro.
  • Le comunicazioni ESG dovrebbero essere integrate perfettamente su tutte le piattaforme di comunicazione aziendale. In molti casi, una semplice menzione dell’ESG in fondo alle email non risulta sufficiente per una comunicazione efficace.
  • Il reporting ESG dovrebbe misurare la creazione di valore e il ritorno sull’investimento, essere affidabile ed essere soggetto a revisione.

Avanti senza ripensamenti nonostante la retorica negativa

I temi della sostenibilità oggi sono al centro dell’agenda e godono del favore di un grande numero di persone. Non manca, però, una retorica negativa da parte di chi afferma che i principi ESG non hanno alcuna incidenza sulla performance aziendale e che dietro la loro diffusione si celino disegni e interessi non dichiarati. Questo atteggiamento è in rapida crescita e se ne prevede un’ulteriore escalation nel 2024. Sul banco degli imputati sono finite in particolare le iniziative di diversità, equità e inclusione (DEI). Altre aziende stanno invece togliendo priorità alle pratiche di sostenibilità e altre ancora le stanno eliminando del tutto.

In sintesi, per chi crede che l’ESG vada perseguito perché ha un impatto positivo tangibile sull’ambiente, sulla società e anche sui profitti delle aziende green, il lavoro può risultare più complesso. Tuttavia, molte organizzazioni scelgono di mantenere coerenza, convinzione e coraggio.

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