Maternità e lavoro: cos’è il congedo di maternità
Secondo il D. Lgs 151 del 26 marzo 2001, il congedo di maternità è un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro che viene riconosciuto a tutte le donne dipendenti, comprese quelle nell’ambito della Pubblica Amministrazione, che si trovano in stato di gravidanza e durante i primi mesi di vita dei loro figli (detto anche puerperio). Questo congedo ha valenza obbligatoria ed è considerato un diritto a cui le neo-mamme non possono rinunciare in nessun caso. Secondo l’articolo 16 del Testo Unico sulla maternità è vietato il lavoro per le donne in gravidanza nelle seguenti condizioni:
- durante i due mesi precedenti la data presunta del parto.
- nel periodo che intercorre tra la data presunta e quella effettiva della nascita, nel caso in cui essa avvenga successivamente.
- nei tre mesi successivi al parto.
- durante i giorni non goduti prima del parto, nel caso in cui avvenga prima rispetto alla data presunta. In questo caso i giorni andranno aggiunti al periodo di congedo dopo il parto.
Grazie alla Legge di Bilancio 2019, si è aggiunta una novità sull’uso del periodo di congedo di maternità. Le lavoratrici, infatti, possono slittare i cinque mesi di astensione fino al periodo immediatamente successivo al parto. Ciò significa che possono scegliere di lavorare fino anche ai giorni del parto per poi usufruire del congedo fino al compimento del quinto mese dei neonati. Tale decisione deve essere attestata dal medico curante tramite un certificato che attesti la salute delle gestanti e la loro effettiva capacità e possibilità di lavorare senza nuocere ai nascituri.
Eccezioni al congedo di maternità ordinario
Il periodo della gravidanza, il momento del parto e del puerperio sono molto delicati e non sempre procedono senza imprevisti. Pertanto, è necessario sapere cosa fare nel caso sfortunato in cui le donne in gravidanza e le neo-madri si trovino di fronte a problemi di salute dovuti alla gestazione.
- Gravidanza interrotta: in caso di interruzione di gravidanza (spontanea o terapeutica) successiva al 180° giorno, o in caso di morte del neonato durante il parto o il periodo del puerperio, le donne hanno la facoltà di decidere il momento del loro rientro sul luogo di lavoro anche in anticipo rispetto al congedo previsto, qualora lo desiderino. L’unica condizione è di dare un preavviso di dieci giorni.
- Salute e sicurezza: è possibile anticipare il periodo di congedo durante la gravidanza nel caso in cui si evidenzino fattori di rischio sul luogo di lavoro (per esempio, mansioni incompatibili con una gravidanza) o per motivi di salute delle gestanti. Il periodo di anticipo deve essere predisposto dal medico curante o dalla A.S.L. di competenza.
È fondamentale non solo essere a conoscenza di queste eccezioni, ma anche mantenere un rapporto di trasparenza con le proprie collaboratrici, in modo da evitare malcontento e future ritorsioni che potrebbero portare a denunce e sanzioni pecuniarie molto pesanti per le aziende.
Indennità di maternità
L’indennità di maternità è lo stipendio che viene percepito durante il periodo di congedo dal lavoro. Nello specifico, la retribuzione spetta:
- alle lavoratrici dipendenti assunte in regola;
- alle lavoratrici iscritte alla gestione separata;
- alle lavoratrici freelance;
- ai lavoratori, anche se in casi d’eccezione, come nel caso di decesso o grave malattia della madre del neonato, affidamento esclusivo o abbandono del figlio da parte della madre.
Durante il periodo di maternità, le lavoratrici percepiscono dall’INPS l’80% dell’ultimo stipendio ricevuto durante l’ultimo mese di lavoro. L’indennità viene percepita anche nel caso in cui la gravidanza venisse interrotta dopo il 180° giorno dall’inizio della gestazione. Oltre al congedo di maternità, i dipendenti hanno facoltà di richiedere un periodo di aspettativa dal lavoro, che in base al caso può essere retribuita o non retribuita.
Maternità e adozioni
Tutte le regole fino a qui elencate valgono anche nel caso di maternità tramite adozione. In questo caso, il congedo di maternità può spettare sia alle madri che ai padri, nel caso in cui le madri decidano di non avvalersene. Il congedo di paternità e di maternità ha una durata di cinque mesi a partire dall’arrivo dei figli in Italia o nella famiglia adottante, a prescinde dall’età dei figli.
Maternità e lavoro: consigli per gestirla al meglio
Una delle sfide principali che un’azienda si trova ad affrontare durante il congedo di maternità è la gestione della continuità di lavoro, dal momento che per cinque mesi le neo-mamme saranno assenti.
Nel concreto, però, il congedo di maternità può tramutarsi in opportunità per rafforzare lo spirito di squadra aziendale, facilitare il rientro delle dipendenti aumentando il senso di fedeltà all’azienda e riducendo il turnover. Qui di seguito, abbiamo raccolto alcuni consigli per rendere più fluido il passaggio delle dipendenti che si trovano in questa fase così delicata e semplificare così l’adattamento delle dinamiche aziendali in vista del congedo di maternità.
Pianificazione
Nel momento stesso in cui le dipendenti comunicano la loro gravidanza, è consigliabile pianificare il periodo di congedo in anticipo. La cosa migliore è parlare apertamente e discuterne tempistiche e modalità in modo da organizzare il lavoro per tempo e, se necessario, valutare delle sostituzioni temporanee.
Supporto e comunicazione
Dall’inizio del congedo di maternità, l’azienda dovrebbe mostrarsi presente e interessata allo stato di salute di madre e bambino, naturalmente nel pieno rispetto della privacy personale. Mantenere un dialogo in cui si dimostra felicità per il lieto evento non è solo buona norma, ma è anche un modo per dare supporto emotivo alla madre. In questo modo si aumenta il senso di inclusione delle dipendenti, che non si sentiranno respinte a causa della loro nuova condizione. Inoltre, faciliterà il loro rientro sul luogo di lavoro.
Flessibilità
Al loro rientro, può essere d’aiuto offrire alle neo-mamme delle opzioni di lavoro flessibile o in modalità smart working. Così facendo, si facilita il loro rientro tramite una transizione più dolce. Inoltre, in base alle mansioni svolte, può essere utile per ambo le parti fornire un programma di reinserimento per aggiornarle sulle eventuali novità aziendali.
Promozione di una cultura inclusiva per famiglie
La realizzazione di attività a sostegno della maternità e della famiglia non è solo etica, ma è anche segnale di un’azienda che rispetta l’inclusione e valorizza l’empowerment femminile. Alcune possibili iniziative, in questo senso, possono essere:
- sostegno psicologico per le future madri;
- accesso facilitato a consulenti e servizi per l’infanzia;
- adozione di politiche che favoriscano l’equilibrio tra lavoro e vita familiare;
- nel caso in cui l’azienda sia abbastanza grande, istituzione di un asilo aziendale.
Queste pratiche possono aiutare moltissimo le madri a ridurre l’ansia associata al rientro sul luogo di lavoro. Inoltre, contribuiscono a ridurre lo stigma che a volte può gravitare intorno alla maternità e indicano una particolare attenzione verso il benessere delle proprie dipendenti.
Maternità e lavoro non devono discriminarsi l’un l’altra. Ogni donna deve poter conciliare vita familiare e professionale, e un’azienda che si attiva per favorire il passaggio dal luogo di lavoro al periodo di congedo (e viceversa), dimostra rispetto per i diritti di maternità delle dipendenti, rafforzando il legame che esse hanno con l’organizzazione. Ciò si traduce in una cultura più positiva, etica e quindi attraente sia per chi già è parte del team di lavoro che per i nuovi talenti. Talent attraction, employee retention e brand reputation sono i pilastri di una crescita solida di qualsiasi business che punti al successo a lungo termine.