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Quanto costa assumere un dipendente?

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Quando un’azienda decide di inserire una nuova persona nel proprio organico, non sta semplicemente avviando una ricerca di nuovo personale, ma sta effettuando un investimento strategico. Il costo dipendente, infatti, ha un impatto diretto su budget, produttività, clima aziendale e risultati di lungo periodo. Non si tratta di valutare solo il costo del compenso della nuova persona assunta nel lungo termine, ma anche le spese di ricerca e selezione.

In questo articolo analizziamo nel dettaglio il costo dipendente a partire dal processo di selezione fino allo stipendio, indicando quali sono le principali voci di spesa e come le aziende possono gestirle in modo più consapevole.

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Costi di recruiting: quanto costa cercare e selezionare un dipendente

Per costi di recruiting si intendono tutte le spese sostenute dall’azienda dal momento in cui nasce l’esigenza di una nuova risorsa fino al pieno inserimento operativo della persona assunta. Questi costi includono:

  • costi diretti (annunci di lavoro, piattaforme, consulenze esterne)
  • costi interni (tempo del team HR e delle figure manageriali coinvolte)
  • costi indiretti (perdita di produttività, onboarding)

L’indicatore utilizzato per monitorare queste spese è detto Cost Per Hire (CPH), ovvero il costo medio sostenuto per ogni nuova assunzione. Si ottiene sommando tutte le spese legate al recruiting, sia interne che esterne, e dividendo il totale per il numero di assunzioni effettuate.

Quanto costa in media assumere una nuova persona

Non esiste una cifra valida per tutte le aziende: il costo dipendente varia in base a fattori come settore, seniority del ruolo, urgenza della ricerca e mercato del lavoro. Tuttavia, esistono alcuni dati di riferimento che aiutano a orientarsi.

Di solito, il costo medio per assumere una persona può variare tra il 10% e il 25% della retribuzione annua lorda prevista per la posizione. Per ruoli altamente specializzati o manageriali, il costo può essere significativamente più elevato.

Le principali voci di costo del processo di recruiting

Per comprendere davvero quanto costa assumere una nuova persona, è necessario andare oltre una visione semplificata del recruiting come singola attività.

Il processo di selezione è infatti composto da più fasi consecutive, ognuna delle quali richiede tempo, risorse e competenze specifiche. Dal momento in cui viene identificato il bisogno di una nuova posizione fino all’inserimento operativo della persona assunta, l’azienda sostiene una serie di costi che si accumulano progressivamente.

Alcune di queste spese sono immediatamente visibili, come la pubblicazione di annunci o il ricorso a consulenti esterni. Altre, invece, sono meno evidenti ma altrettanto rilevanti, come il tempo dedicato dal team HR e dalle figure manageriali, l’impatto sulla produttività interna o i costi legati alla formazione iniziale. Trascurare queste voci può portare a una sottostima significativa del reale investimento necessario per una nuova assunzione.

Analizzare in modo strutturato le principali voci di costo del recruiting consente ai datori di lavoro di pianificare il budget, individuare eventuali inefficienze e prendere decisioni più consapevoli su come e dove investire. Vediamo nel dettaglio quali sono le componenti più rilevanti del costo di selezione e come incidono sull’organizzazione.

1. Pubblicazione degli annunci e attività di sourcing

Il primo passo per attrarre candidati e candidate è rendere visibile la posizione aperta. Questo presuppone:

A seconda degli strumenti utilizzati, i costi possono essere contenuti o crescere rapidamente, soprattutto in caso di posizioni difficili da coprire.

2. Tempo e risorse interne

Uno degli aspetti più spesso sottovalutati del costo dipendente nel processo di recruiting è il costo del tempo del personale interno, ovvero il valore delle ore dedicate alla selezione da parte delle persone già presenti in azienda.

Il processo coinvolge infatti diverse figure, tra cui il team delle risorse umane, impegnato nello screening dei curriculum e nella conduzione dei primi colloqui, e le persone responsabili delle funzioni aziendali, chiamate a partecipare alle interviste e alla valutazione delle competenze.

A queste attività si aggiunge il tempo necessario per il confronto tra le persone coinvolte, l’analisi dei profili, la condivisione dei feedback e la presa di decisioni finali. Si tratta di momenti fondamentali per una selezione di qualità, ma che hanno un impatto diretto sull’operatività quotidiana.

Ogni ora dedicata alla selezione è un’ora sottratta ad attività produttive o strategiche. Per questo motivo, il costo delle risorse interne rappresenta spesso una delle voci più significative dell’intero processo di recruiting, anche se non sempre immediatamente visibile nel budget.

3. Agenzie di recruiting e consulenti esterni

Molti datori di lavoro scelgono di affidarsi ad agenzie di selezione o headhunter, soprattutto per ruoli complessi o di responsabilità.

In genere, queste collaborazioni prevedono una commissione compresa tra il 10% e il 20% della retribuzione annua lorda della persona assunta. In alcuni casi, una fee iniziale o un contratto in esclusiva.

Il ricorso a partner esterni può accelerare il processo e migliorare la qualità delle candidature, ma va valutato attentamente in termini di costi e ritorno sull’investimento.

4. Valutazione delle competenze e selezione

Una volta individuate le candidature più in linea, il processo di recruiting entra nella fase di valutazione delle competenze, che rappresenta un passaggio cruciale per la qualità dell’assunzione. In questa fase rientrano i colloqui strutturati, le prove tecniche, i test e, quando previsto, il controllo delle referenze. Tutte queste attività richiedono tempo, competenze specifiche e, in alcuni casi, strumenti dedicati.

Oltre al tempo delle persone coinvolte, la valutazione può comportare costi diretti, come l’utilizzo di piattaforme di assessment, test di competenze o il supporto di consulenti esterni. Sebbene questi strumenti migliorino l’accuratezza della selezione, hanno un’incidenza sul budget complessivo del recruiting.

Investire in una valutazione strutturata consente di ridurre il rischio di errori, ma è importante essere consapevoli che questa fase rappresenta una voce di costo rilevante, soprattutto per ruoli complessi o ad alta specializzazione.

5. Onboarding e inserimento

Il processo di recruiting non si conclude con l’accettazione dell’offerta: l’onboarding rappresenta infatti una fase determinante per il successo dell’assunzione. L’inserimento di una nuova persona in azienda richiede una calorosa accoglienza, attività di formazione iniziale, affiancamento e supporto, con l’obiettivo di favorire una rapida integrazione nel team e nei processi organizzativi.

Durante le prime settimane o mesi, la persona appena assunta non è ancora pienamente produttiva e necessita del tempo e dell’attenzione di colleghi e responsabili. Questo comporta un costo indiretto, spesso non contabilizzato, legato alla riduzione temporanea della produttività complessiva.

Un onboarding ben strutturato richiede quindi risorse e pianificazione, ma rappresenta un investimento fondamentale per aumentare l’engagement e garantire che il valore della nuova assunzione si consolidi nel tempo.

Perché investire nel recruiting

In conclusione, è importante ricordare l’importanza di investire della fase di recruiting, per evitare i costi conseguenti a una selezione non adeguata e ridurre il turnover precoce. L’inserimento di una persona che poi si rivela non adeguata comporta:

  • ripetere l’intero processo di selezione, onboarding, formazione
  • sostenere costi amministrativi per l’interruzione del rapporto
  • perdita di produttività del team
  • impatto negativo sul clima aziendale

In alcuni casi, il costo di una selezione sbagliata può superare di gran lunga quello del recruiting iniziale.

Strategie per ottimizzare i costi del recruiting

Ottimizzare i costi del recruiting non significa ridurre gli investimenti in modo indiscriminato, ma migliorare l’efficacia del processo mantenendo alta la qualità delle assunzioni. Una delle prime leve su cui intervenire è la chiarezza delle posizioni aperte: annunci ben strutturati e realistici attraggono persone più in linea con il ruolo, riducendo il tempo necessario per la selezione.

Anche la standardizzazione del processo di valutazione contribuisce a contenere i costi. Colloqui strutturati, criteri condivisi e strumenti di valutazione coerenti permettono di prendere decisioni più rapide e oggettive, limitando errori e ripetizioni del processo.

Infine, valorizzare risorse già presenti in azienda, attraverso la mobilità interna o programmi di referral, e utilizzare strumenti come l’IA per automatizzare le attività ripetitive può ridurre sensibilmente i costi operativi, migliorando al contempo l’esperienza di candidati e candidate.

Come determinare il costo dipendente una volta assunto

Una volta selezionata la persona giusta da inserire nel tuo organico, il costo per dipendente diventa quello di lunga durata, per la gestione e il compenso complessivo. Infatti, il costo dipendente va oltre lo stipendio indicato in busta paga. Per ottenere un calcolo accurato, devi considerare tutte le componenti, come i contributi previdenziali, il TFR e gli eventuali benefit riconosciuti. A queste si aggiungono spese non retributive, come il costo della formazione, e i costi operativi quotidiani, che influenzano comunque il budget destinato al personale.

Di seguito trovi le principali voci da includere per stimare con precisione il costo complessivo di un dipendente.

RAL (Retribuzione Annua Lorda)

La retribuzione annua lorda (RAL) è la base su cui si costruisce il costo complessivo di un dipendente. Indica l’importo totale percepito in un anno, prima delle trattenute fiscali e previdenziali applicate in busta paga.

Per calcolare correttamente il costo aziendale, è fondamentale conoscere la RAL. Si ottiene moltiplicando lo stipendio lordo mensile per il numero di mensilità previste dal contratto, includendo la tredicesima e, quando presente, la quattordicesima.

Se, ad esempio, un dipendente percepisce 2.500 euro lordi al mese, con 13 mensilità la sua RAL sarà 32.500 euro. Con la quattordicesima, invece, l’importo sale a 35.000 euro.

La tredicesima è una quota di retribuzione differita che spetta alla maggior parte dei lavoratori dipendenti ed è solitamente erogata a dicembre. La quattordicesima, invece, dipende dal CCNL di riferimento e spesso viene corrisposta tra giugno e luglio.

Contributi previdenziali e assicurativi

Nel calcolo del costo di un dipendente è essenziale considerare anche i contributi previdenziali e assicurativi a carico dell’azienda. Oltre alle trattenute versate dal lavoratore, infatti, il datore di lavoro sostiene una quota contributiva destinata alle principali tutele previdenziali e assistenziali previste dalla normativa italiana.

Questi oneri comprendono i versamenti dovuti all’INPS, i premi INAIL contro infortuni e malattie professionali e altre forme di contribuzione obbligatoria. L’importo effettivo può variare in base al contratto collettivo applicato, al settore di attività e agli aggiornamenti normativi.

TFR (Trattamento di Fine Rapporto)

Il TFR, o liquidazione, è una quota di retribuzione che il dipendente matura ogni anno e che l’azienda deve accantonare fino alla cessazione del rapporto di lavoro. Le regole di calcolo sono stabilite dall’articolo 2120 del Codice Civile, che disciplina criteri di maturazione, rivalutazione e modalità di liquidazione.

La quota annuale si ottiene dividendo la retribuzione annua lorda per 13,5. L’importo accantonato viene poi rivalutato al 31 dicembre di ogni anno, applicando un tasso costituito da un 1,5% fisso più il 75% dell’aumento dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo rispetto all’anno precedente.

La maturazione del TFR segue inoltre regole specifiche per le frazioni di anno: le frazioni di mese pari o superiori a 15 giorni si considerano come mese intero, mentre quelle inferiori non maturano.

Il TFR rappresenta quindi una voce stabile del costo complessivo del personale, perché richiede all’azienda un accantonamento costante nel corso del rapporto di lavoro.

Spese accessorie per il personale

I costi finora esaminati riguardano la retribuzione diretta, definita dai CCNL e dagli accordi individuali e quindi facilmente quantificabile. A questi si aggiungono, però, diverse spese accessorie che incidono sulla gestione del personale e possono variare in base alle scelte organizzative dell’azienda.

Rientrano in questa categoria i costi operativi legati agli strumenti di lavoro, gli investimenti nel welfare aziendale e le iniziative di formazione. Di seguito analizziamo in dettaglio le principali tipologie di spese accessorie e il loro impatto sul costo totale del personale.

Spese di gestione

La gestione quotidiana dei tuoi dipendenti comporta spese che, se considerate singolarmente, possono risultare difficili da quantificare, ma che incidono in modo significativo sul costo totale del personale quando vengono sommate.

Tra le spese di gestione puoi considerare, ad esempio:

  • Utenze. Riscaldamento, elettricità, acqua, telefono e connessione internet sono voci imprescindibili per il funzionamento dell’azienda e crescono in proporzione alle dimensioni degli spazi e al numero di dipendenti.
  • Arredamento dell’ufficio. Scrivanie, sedie e mobili sono elementi indispensabili per creare un ambiente di lavoro funzionale e accogliente.
  • Strumenti e attrezzature. Computer, dispositivi tecnici, cancelleria e tutta l’attrezzatura utilizzata nelle diverse mansioni rappresentano costi ricorrenti che variano in base al ruolo e all’operatività richiesta.
  • Consulenze legali e amministrative. È probabile che tu debba sostenere costi per servizi esterni, come consulenti del lavoro, studi che gestiscono le buste paga o supporto legale.
  • Comunicazioni ufficiali. È importante prevedere strumenti digitali che semplifichino la comunicazione tra azienda, dipendenti e consulente del lavoro, soprattutto per la gestione di presenze, ferie e assenze.

Benefit e welfare aziendale

Dotarsi di un sistema di welfare aziendale, orientato a favorire un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata, può richiedere un investimento rilevante, ma genera benefici importanti nel lungo periodo.

I benefit aziendali rappresentano infatti uno strumento utile per attirare candidati qualificati e, allo stesso tempo, aumentare la soddisfazione e la produttività dei dipendenti. Contribuiscono inoltre a migliorare l’employer branding e a ridurre il turnover.

I benefit aziendali sono regolati dagli articoli 51 e 52 del D.P.R. n. 917/1986 (TUIR) e si dividono in fringe benefit e flexible benefit:

  • Fringe benefit. Sono i benefici accessori alla retribuzione non monetari e possono essere destinati a individui o specifici gruppi di dipendenti, se previsti nel contratto individuale di lavoro. Quando superano una certa soglia, vengono inclusi nel reddito imponibile. Gli esempi più comuni sono auto o telefono aziendale, alloggi, prestiti agevolati.
  • Flexible benefit. Sono un insieme di beni e servizi che vengono offerti a tutti i dipendenti (o a certe categorie omogenee) come parte del piano di welfare aziendale, e se rispettano determinate condizioni, sono esclusi dal reddito imponibile. Alcuni esempi sono l’assicurazione sanitaria integrativa, convenzioni per i pasti, abbonamenti ai mezzi pubblici e incentivi per sport e benessere.

A livello di costi, i fringe benefit e i flexible benefit possono offrire vantaggi fiscali. Alcune tipologie, infatti, prevedono soglie di esenzione o forme di deducibilità che consentono all’azienda di ridurre l’imponibile, come previsto dalla normativa fiscale vigente.

Formazione

Corsi sulla sicurezza, aggiornamenti professionali e addestramenti tecnici sono attività che devi considerare durante l’intero percorso lavorativo dei tuoi dipendenti.

Una parte di queste iniziative rientra nella formazione obbligatoria, mentre altre rappresentano investimenti strategici per mantenere il personale aggiornato su tecnologie, novità di settore e tendenze di mercato. Questi interventi contribuiscono ad accrescere il valore dell’azienda e ad ampliare il suo know-how.

Altre spese

Nel calcolo del costo del personale dipendente rientrano anche alcune spese occasionali che possono incidere sul costo aziendale in momenti specifici del rapporto di lavoro.

Tra queste puoi considerare, ad esempio:

  • Trasferte. Viaggi, vitto, alloggio e spostamenti legati al lavoro.
  • Rimborsi spese. Includono gli importi anticipati dal dipendente per conto dell’azienda, come materiali, trasporti o servizi utili allo svolgimento dell’attività.
  • Premi e incentivi. Bonus annuali o riconoscimenti legati alla performance.
  • Straordinari. Le ore aggiuntive oltre l’orario previsto dal contratto comportano un incremento del costo del lavoro, soprattutto se ricorrenti. In alcuni casi incidono anche sui contributi previdenziali e assicurativi, modificando l’importo complessivo da versare.

Queste variabili si sommano alle componenti principali del costo di un dipendente. Partire da queste voci ti permette di elaborare un calcolo del costo più accurato e di valutare con chiarezza l’impatto sul bilancio aziendale e sulla gestione del personale.

Abbiamo dunque visto tutte le principali voci da considerare per pianificare il budget di assunzione di un nuovo dipendente: dai costi di selezione e di onboarding, allo stipendio e spese di gestione. Trascurare alcune di queste voci può portare a una sottostima dell’ammontare complessivo.

È comunque fondamentale ricordare che i costi del personale non sono solo una spesa, ma un vero e proprio investimento. Il costo sostenuto per il reclutamento di una nuova risorsa incide sul budget aziendale, ma una selezione inefficace può generare conseguenze economiche ben più rilevanti nel medio e lungo periodo. Inoltre, offrire un salario competitivo e benefit interessanti ha un ruolo chiave nell’attrarre e fidelizzare i talenti, e il welfare aziendale aiuta a far crescere la soddisfazione e la motivazione dei dipendenti, che di conseguenza saranno più produttivi ed efficienti, portando significativi vantaggi alla tua azienda.

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